William Pianu è nato a Torino il 07 dicembre 1975.
Difensore roccioso, è cresciuto nelle giovanili della Juventus.


In serie B ha collezionato 191 presenze segnando 7 reti.
Oltre al Treviso Pianu ha militato nelle seguenti squadre : Pro Vercelli,Rimini,Casarano,Cittadella,Triestina,Gallipoli,Pergocrema e Venezia.
William Pianu nasce a Torino nel 1975, come è nata la tua passione per il gioco del calcio?La passione nasce dal fatto che mio Papa’ ,operaio Fiat, allenava una squadra di terza categoria: l’ Atm di Torino.
Mio fratello grande giocava a calcio ed insieme andavamo in cortile sotto casa col pallone.
E’ lì, in cortile , dove ho fatto la vera scuola calcio.
Stavo tutto il giorno a giocare a calcio e tornavo solo per mangiare quando mamma Pia ,casalinga ,mi gridava che era pronto il cibo.
La mia prima squadra dopo l’Atm di Papà è stato il Giaveno Coazze.
Il Giaveno mi acquistò per cinque milioni di lire e dieci palloni.
Giocavo da centrocampista poi per esigenze della squadra ho esordito come difensore in serie D.
Avevo quasi 17 anni e grazie a mister Ezio D’herin che era l’allenatore della prima squadra feci la stagione intera in interregionale.
Ezio D’herin era anche l’allenatore della rappresentativa regionale e mi convocò per il torneo delle regioni facendomi anche fare il capitano.
Il mister chiamò Beppe Furino che a quei tempi lavorava per la Juventus e gli disse di venire a vedere un giovane interessante…
Le cose andarono bene feci buone partite e Furino mi diede la possibilità di aggregarmi in ritiro a Villar Perosa con la primavera bianconera.
La primavera della Juventus in quegli anni annoverava diversi giovani che poi si sono rivelati ottimi calciatori. Che ricordo hai di quelle stagioni in bianconero ?
Un ottimo ricordo anche perchè vi erano grandi giocatori.
Ero molto carico ovviamente visto che per me era una grande occasione ed un sogno.
Ho fatto due anni di primavera il primo anno giocavo con Thomas Manfredini, Fabrizio Cammarata, Jonatan Binotto, Lorenzo Squinzi, Alessandro Dal Canto per citarne qualcuno.
Il secondo anno ebbi la fortuna di giocare con altri futuri calciatori come Ciccio Grabbi, Simone Loria e Dario Baccin.

L’allenatore era Antonello Cuccureddu..
Una gran bella persona ed un ottimo allenatore .
Mi ha dato la possibilità di rimanere alla Juve dopo il ritiro di Villar Perosa in prova e mi fece sentire a mio agio totalmente.
Trattava tutti allo stesso modo una persona leale e competente.
Calciava le punizioni in maniera divina pur essendo stato da giocatore un terzino.
Cuccureddu aveva un piede magico ed a fine allenamento noi giovani calciatori ci fermavamo in tanti a guardarlo calciare: era uno spettacolo.
Come preparatore atletico di quella squadra giovanile vi era un certo Antonio Pintus che ora è al Real Madrid..
Persona molto dignitosa.
Intelligentissimo e compatibile con l’allenatore che è una cosa molto importante negli staff e che sfugge a molti.
Un altra sua eccellenza era quella di stare sempre al suo posto e trovare l’empatia con tutti.
Pintus è stato un pioniere,ha cambiato il ruolo del preparatore che prima era molto marginale mentre ora è totalmente inserito negli staff di lavoro dei tecnici.
Treviso il periodo più lungo della tua carriera …
A Treviso ho fatto diversi ruoli.
Ho giocato sette anni ,allenato i giovani e fatto il secondo in prima squadra.
Il momento magico sicuramente è stato l’ esordio in serie B.
Contro il Pescara di mister Galeone e giocatori come Max Allegri e Michele Gelsi.
Era il 1999 finì due a due la partita fu una giornata da batticuore per me.
Sarò sempre grato a mister Gianfranco Bellotto per avermi fatto esordire.
Hai giocato con grandi giocatori come Luca Toni, Marco Borriello, Manuel Pasqual e Leonardo Bonucci. Quale giocatore con cui hai giocato t’ ha colpito maggiormente e perchè?
Sicuramente Luigi Beghetto con il quale ho giocato a Treviso.
Era fortissimo.
Arrivava prima di tutti sul pallone,era furbo ,scaltro,un giocatore completo.
Luigi ha fatto una bella carriera ma secondo me poteva fare molto di più e se lo sarebbe meritato ampiamente.

L’ avversario più difficile che hai dovuto marcare?
Due giocatori del Genoa nell’ordine.
Diego Milito e Cosimo Francioso.
Per motivi diversi erano duri da contenere entrambi.
L’argentino era un mostro ti prendeva sempre il tempo e non sapevi mai se andava da una parte o dall’altra.
Ancora oggi vi è il dubbio se Milito preferisse calciare col piede mancino o con il destro.. usava i piedi nella stessa maniera e poi ,cosa non da poco ,aveva quella finta che ti faceva letteralmente sedere.
Francioso invece era un bomber molto fisico e potente .
Sentiva la porta come pochi ricordo che gli scontri con lui erano molto faticosi.
L’emozione più grande della tua carriera?
La convocazione con la prima squadra della Juventus nella stagione 1994\1995.
Fui chiamato per la finale di Coppa Uefa contro il Parma.
In quella settimana mister Marcello Lippi si trovò con 4 difensori infortunati e dalla squadra primavera mi convocò con la prima squadra.
I quattro giocatori infortunati erano Sergio Porrini ,Moreno Torricelli, Luca Fusi e Massimo Carrera.
Ricordo sempre che la mattina della convocazione ero a scuola e ricevetti la chiamata dall’addetto della prima squadra.
Mi allenai quattro giorni con la prima squadra poi Porrini strinse i denti e non ebbi spazio.
E’ stato un momento magico che porterò sempre dentro di me.

L’allenatore con cui sei stato meglio..
Rolando Maran.
L’ho avuto come allenatore a Bari.
Mi ha dato tanta fiducia e la fascia da capitano.
Mi ha fatto sentire protagonista ed ha apprezzato tanto la mia affidabilità.
Io da giocatore son sempre stato uno che ha messo la squadra prima del singolo e questa mia caratteristica era apprezzata da Maran.
E’ stato un tecnico che ha alzato la mia autostima che per un giocatore è sempre molto importante.

Hai tutte le credenziali per allenare sei esperto ed hai autorevolezza. In attesa di una panchina a quale allenatore ti ispiri maggiormente ?
Ho conseguito il patentino di allenatore di seconda categoria a Coverciano che mi permette di allenare fino alla serie B e di svolgere il ruolo di secondo in A e B.
Ogni allenatore ha la sua personalità ed il suo credo ed anche io ho il mio.
Ho imparato tanto di buono da qualcuno e da altri meno.
Se dovessi fare un nome di un tecnico al quale mi ispiro dico :Ezio Glerean.
Ho apprezzato tanto le sue metodologie di lavoro e guardando il calcio di oggi posso affermare che lui è stato un precursore.

Hai anche avuto un percorso dopo il calcio giocato come scouting…
Dopo l ‘esperienza di Treviso come allenatore in seconda ho accettato la proposta di fare l’ osservatore per l’Internazionale.
E’ stata una bella esperienza di quattro anni mi sono occupato di scovare talenti nelle regioni veneto e friuli venezia giulia da segnalare alla società meneghina.
In seguito sono tornato a fare l’allenatore in serie D con il Noale vicino Venezia.
Il dopo calcio per tutti i calciatori è sempre complesso ma non per te che hai guardato le cose in faccia e ti sei rimboccato le maniche.
Grazie all’insegnamento dei miei genitori del lavoro non ho mai avuto paura.
In attesa dell’occasione buona nel calcio, che rimane la mia vita ,mi sono dato da fare facendo altri dignitosissimi lavori.
Ho fatto il cameriere in un bar, il commesso in negozio d’abbigliamento ed il magazziniere.
Nella vita s’impara sempre , le esperienze servono per tornare più forti di prima.
