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Il Genoa trova il pari solo nei minuti di recupero con Caleb Ekuban dopo il vantaggio lariano di Nico Paz al 13′: 1-1 al Sinigaglia, risultato che fotografa una squadra aggressiva ma povera di incisività nella metà campo avversaria.

Dati essenziali (match)

Risultato: Como 1–1 Genoa (Paz 13′ — Ekuban 90+2′).

Possesso palla: Como 54,1% — Genoa 45,9%.

Tiri totali: Como 12 — Genoa 9; tiri in porta: Como 4 — Genoa 3.

Calci d’angolo: Como 1 — Genoa 7 (molte palle messe dentro, poche vere occasioni).

Analisi statistica (breve e netta)

Il Genoa ha prodotto numeri da squadra che prova a schiacciare il rivale (7 angoli, molti traversoni), ma la relazione tra “molte palle in area” e “pericolosità reale” è mancata: pochi tiri nello specchio e pochissime azioni costruite centralmente. Questo spiega il forcing finale sterile che si è sbloccato solo grazie a un episodio e a un’incertezza difensiva.

I due mediani, Patrizio Masini e Morten Frendrup, hanno coperto tantissimo: Masini è il migliore in contrasti (6), Frendrup non è molto distante (5). Hanno fatto il lavoro sporco, ma non quello creativo. Se il doppio pivot deve fungere anche da regista, questo Genoa non lo ha dimostrato.

Analisi tecnica — chi è stato importante e perché

Patrizio Masini: tornante/mediano moderno con attitudine difensiva: sei contrasti registrati nella partita che lo rendono il punto di riferimento per la fase di non possesso. Interpreta il ruolo da interruttore di gioco più che da costruttore.

Morten Frendrup: box-to-box che aggiunge dinamismo e duelli; ha lavorato tanto in interdizione e ripiegamento, ma è apparso meno lucido nel servire linee avanzate o nel dettare i tempi. Il suo valore di mercato e ruolo (profilo Transfermarkt) confermano che è un centrocampista utile, ma non un classico regista.

Masini e Frendrup sono necessari — perlomeno per la fase difensiva — ma sono non possono sostituire un playmaker che faccia girare la squadra e dialoghi con l’attaccante centrale. Quando la squadra non ha un costruttore di gioco, il peso della manovra ricade sulle ali e sui cross: ottima volontà, scarsa qualità d’esecuzione.

L’alternativa sarebbe giocare col trequartista puro d’inserimento. I nomi non mancano, ma il tipo di gioco non sembra agevolare tale soluzione. Senza play e con tale “pecca” il centrocampo soffre molto e spende tanto in fase di copertura.

 

Analisi tattica — cosa ha provato a fare il Genoa

Modulo e idea: Vieira ha schierato un 4-2-3-1 (Masini–Frendrup in mediana; Malinovskyi/ Ellertsson/ Norton-Cuffy dietro Colombo). L’obiettivo evidente era sovraccaricare la trequarti, attaccare le corsie laterali e cercare il cross o l’azione da palle inattive.

Ma si evince un problema strutturale: senza un regista-recepcion (un vero “play”), la palla arriva spesso sporca in area o sotto forma di rimpalli — da qui l’impressione che l’attacco sia “leggero” e scollegato. I 7 corner sono indice di pressione territoriale, non di finalizzazione.

Sostituzioni e impatto: Colombo è stato sostituito (81′) con Ekhator; Ekuban era entrato poco prima (71′) e poi sarà protagonista del pareggio. La sostituzione di Colombo è indicativa: serviva più fisicità/presenza o almeno un’altra proposta offensiva, e l’allenatore l’ha cercata a partita in corso.

Il problema dell’attacco (e perché Colombo “sembra leggero”)

Colombo è più orientato al movimento offensivo e alla profondità che al gioco di sponda e al duello fisico: in una partita dove la costruzione centrale scarseggia, questo diventa un limite — il centravanti resta isolato, riceve poco in posizione utile e non ha supporto costante. L’uscita al minuto 81 e il fatto che il gol del Genoa arrivi grazie a un episodio in area (e non a una giocata costruita) sono la prova plastica che serve qualcosa in più rispetto a un attaccante “leggero” quando la squadra gioca senza playmaker.

Suggerimenti tattici pratici (non teorie da bar)

Serve un regista: il Genoa ha bisogno di qualcuno che prenda in mano la costruzione: un 4-3-1-2 o un 4-2-3-1 con un vero nº10 davanti alla coppia di mediani potrebbe risolvere la connessione tra centrocampo e attacco.

Varietà offensiva: meno lanci in area e più linee di passaggio, verticalizzazioni controllate, combinazioni 1-2 fra attaccante esterno e punta.

Uso diverso della panchina: Ekuban è utile come finalizzatore; farlo partire dalla panchina va bene, ma serve che entri prima; un cambio all’81’ è spesso troppo tardi per cambiare la sostanza.

Piccola nota numerica per addetti: cosa dicono i numeri sul rischio

Tanti duelli in area, ma bassa qualità conclusiva (9 tiri totali, 3 nello specchio). La statistica dei contrasti di Masini/Frendrup racconta la presenza fisica; la statistica dei passaggi chiave (bassa) racconta la sterilità creativa.

Il pareggio di Como mette in evidenza un paradosso del Genoa: squadra tosta, combattiva, organizzata in non possesso, ma senza l’anima tecnica necessaria per sfondare contro difese ordinate. Masini e Frendrup fanno il mestiere sporco e meritano credito; ma il calcio moderno chiede anche qualità in fase di costruzione. Finché quel tassello mancherà, il Grifone rischia di sommare punti di fatica più che punti di valore.

(Consueto) Passaggio da tifoso (breve e sincero)

Da genoana: grazie per la grinta, ragazzi ma non basta il sudore se la squadra non costruisce. Voglio vedere più coraggio nelle scelte di formazione: mettiamo qualcuno che crei gioco dal centro e lasciamo che Colombo respiri meno isolato. Se arriva quel regista, cominciamo a parlare di crescita; altrimenti rischiamo ogni volta che la palla finisca a casaccio in mezzo all’area.

Valentina Jannacone

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