Il Maradona sorride a Napoli: la partita finisce 2-1 per i padroni di casa dopo una gara che per lunghi tratti ha visto un Genoa più coraggioso e organizzato del previsto.
Il vantaggio del Grifone arriva al 33′ con un tacco spettacolare di Jeff Ekhator servito da Brooke Norton-Cuffy; nella ripresa Frank Anguissa pareggia al 57′ e Rasmus Højlund firma la rimonta al 75′.
La cronaca rimanda però a dettagli che raccontano meglio la partita: Napoli monopolizza il possesso (intorno al 69% secondo i conteggi ufficiali), effettua più tiri e genera, ma il Grifone costruisce le proprie chance migliori con un contropiede e una lettura tecnica che meritano attenzione.
Nel primo tempo il Genoa è “gagliardo” nel senso più letterale: compatto nelle linee, pronto a verticalizzare appena recupera palla e deciso ad accettare l’uno contro uno sulle fasce quando l’occasione lo richiede. Vieira sceglie un 4-2-3-1 che privilegia copertura centrale e ripartenze, con Malinovskyi a supporto della prima punta e con Ellertsson schierato spesso in posizione di terzino/esterno sinistro per allargare e chiudere gli spazi. La scelta di Ekhator dall’inizio preferito a Colombo, paga immediatamente perché la sua presenza di fisico e gli inserimenti creano il movimento giusto per l’assist del laterale inglese Norton-Cuffy.
Tattica e “uno contro uno”: perché ha funzionato (prima) e perché è mancata continuità (poi)
Accettare il confronto diretto sulle corsie laterali è una scelta tattica ambiziosa quando l’avversario detiene il pallone per lunghi tratti: significa provare a fermare il cross sul nascere e ripartire sull’errore avversario invece di rintanarsi in un pressing collettivo che richiede rifornimenti e palleggio. Nel primo tempo il Genoa ha vinto diversi duelli individuali e ha fruttato l’occasione-gol perché i raddoppi e le letture sono stati ordinati. Importante anche il supporto di Vitinha in fase di recupero. Quando però Napoli ha alzato i giri con più palleggio centrale, più soluzioni sugli esterni e ha sfruttato il maggior volume di tiri e passaggi, la superiorità numerica del possesso ha cominciato a farsi sentire. I numeri parlano di un Napoli con più tiri e occasioni create a suo favore e un Genoa più sporadico nelle opportunità, ma efficace su quella sola fiammata offensiva.
Focus sui protagonisti del Grifone: Ellertsson, Norton-Cuffy, Vitinha (e l’ex-Venezia)
Ellertsson ha dato la sensazione di essere una pedina tattica precisa: disimpegnato quando necessario, pronto a scalare e a presidiare la corsia sinistra, ha accettato i duelli e ha mantenuto equilibrio nei raddoppi recuperando spesso l’avversario in modo sontuoso.
D’altro canto (e fascia) Norton-Cuffy ha inciso in modo concreto: la sua progressione e l’assist che libera il tacco di Ekhator sono il manifesto della partita del Genoa fatta di corsa, scelta di tempo e risposta alla profondità. Il suo percorso, dall’Arsenal alla Serie A, lo sta trasformando in un laterale offensivo con solidità difensiva. Il cross/assist del primo tempo è la fotografia di una partita in cui il Grifone ha saputo sfruttare i suoi marginali momenti offensivi.
Vitinha, tanto spesso ingiustamente denigrato, va valutato alla luce del fatto che è un attaccante «nominale» usato con compiti di raccordo: nelle scelte offensive del Genoa è stato impiegato in appoggio al centravanti più che come sola punta terminale, abbassandosi spesso per ricevere palla e provare la verticalizzazione o interrompere le discese avversarie in alternanza all’ex Venezia. E lo ha fatto bene. Il fatto che il club lo abbia preso con investimenti importanti e lo usi in queste fasi dimostra la volontà di Vieira di avere un attaccante che sappia anche costruire la manovra e dare un contributo importante ai compagni di reparto arretrato.
La questione dell’attacco: Ekhator vs Colombo
La partita pone il problema degli attaccanti del Genoa in modo molto netto. Jeff Ekhator entra nella partita con la determinazione di chi vuole dimostrare di meritare il posto: parte titolare, trova il gol con un gesto tecnico pregevole (tocco di suola intelligente) e mette in mostra capacità di attesa, sponde e movimento contro una difesa molto alta. Lorenzo Colombo entra nel finale (76′) a partita ormai sbilanciata: i dati di gioco raccontano che ha provato a incidere con qualche tentativo, ma forse tempo e contesto non gli hanno permesso di impattare sulla partita come Ekhator ha fatto con il gol. Questo non significa che Colombo non possa essere utile e abbia margini di crescita, o possa portare dinamismo e tiri dall’esterno, però la gara dimostra che, almeno ad oggi, la scelta di Ekhator sembra sì la più coraggiosa, ma pure premiata.
Analisi numerica rapida e interpretazione
I numeri ufficiali riassumono la sostanza: possesso netto a favore del Napoli (circa 69% contro 31%), 12 tiri a 6 e 5 tiri in porta per i partenopei contro un solo tiro in porta del Genoa. nelle metriche di qualità delle occasioni il Napoli è largamente superiore, segno che la mole di gioco azzurra si è trasformata in chance di qualità mentre il Genoa è stato più efficace nel concretizzare la singola grande opportunità che ha costruito. Questi dati spiegano perché, pur avendo giocato una partita di carattere, il Genoa alla fine sia tornato a casa a mani vuote: la differenza l’ha fatta il volume di opportunità costruite da Napoli.
Obiettivamente, il Genoa ha mostrato progressi nella costruzione di una personalità tattica fatta di organizzazione, coraggio nell’uno contro uno, equilibrio difensivo nei primi 45 minuti, e ci sono singoli che guadagnano credibilità come Ekhator per la capacità di finalizzare e conferme come Norton-Cuffy per la spinta, il dinamismo, la capacità di saltare l’uomo. La squadra però paga la carenza di possesso e di soluzioni per mantenere il confronto contro club con superiorità tecnica e numerica in avanti. Vieira ottiene la prova di un’impostazione che funziona a sprazzi e il compito è adesso sistematizzare quei momenti in modo che non siano isolati. I dati spiegano la sconfitta ma non annullano la prova d’orgoglio del Grifone che non avrà sempre di fronte il Napoli e potrà di certo togliersi soddisfazioni.
Perché Ekhator può chiedere più spazio
La prestazione di Ekhator stasera è una tessera che vale più del solo bel gol. Il giovane attaccante ha dimostrato senso del tempo per la finalizzazione, capacità di proteggere e gestire la palla sui rifornimenti che il Genoa ha avuto e attitudine alla sponda in fase di contropiede. Questo tipo di profilo che lo vede giovane, fisico e reattivo, è esattamente ciò che una squadra come il Genoa può sfruttare per ottenere punti anche nelle partite in cui il possesso è deficitario: non si tratta solo del tacco da cineteca, ma della coerenza del movimento e dell’intesa con i laterali Norton-Cuffy, in primis. Premiare il contributo di chi finalizza in modo concreto oggi ha senso, anche a costo di alterare le gerarchie offensive.
Da tifosa genoana e da cronista che segue il Grifone, resta il rammarico di non aver portato nemmeno un punticino da Napoli, ma anche la certezza che questa squadra, quando accetta la battaglia individuale senza vergognarsi di soffrire nel palleggio avversario, può creare situazioni pericolose e vincere partite. Ekhator ha acceso una luce che è difficile non vedere: giovani così, se ben guidati, diventano risorse pesanti. Perciò sì, da tifosa genoana amareggiata dal risultato ma orgogliosa per lo spirito, dico che il voto più alto della serata va a chi ha provato a fare la scelta giusta al momento giusto. Il campionato è lungo: questa prestazione non è la summa del progetto, ma è un indizio concreto che il Genoa, con i suoi pregi e i suoi limiti, può ancora sorprendere.
Valentina Jannacone