Il tecnico del Genoa Daniele De Rossi ha tenuto nella tarda mattinata di oggi la consueta conferenza stampa pre gara in vista del delicato match contro il Cagliari di lunedì prossimo (ore 18,30).
Queste le parole del tecnico rossoblù:
“La gara di Milano ha sicuramente restituito consapevolezza alla squadra. Siamo usciti dalla riunione postgara non felici, perché poi il risultato poteva essere diverso. L’abbiamo assaporato e sfiorato ma consapevoli, insomma, avevamo parlato chiaramente in faccia fra di noi dopo la partita di Roma, che era una partita contro una squadra forte, contro la quale ci sta che perdi o che ti metta in difficoltà, come ci sta che ti metta in difficoltà il Pisa, che ha un tipo di gioco ben preciso. In quelle gare io ho visto qualcosina in meno dal punto di vista della reazione, della compattezza, della solidità, anche per la maniera con la quale abbiamo preso i gol. Ora invece ho visto di nuovo un atteggiamento molto positivo da parte di tutti e quindi è stato molto semplice analizzare le differenze di comportamento. Poi la partita si può imbroccare o meno, il Milan ti lascia giocare mentre la Roma non ti fa respirare, quindi ci sono delle difficoltà oggettive quando giochi contro certe squadre.
Il Cagliari lo conosciamo, lo studiamo e lo rispettiamo. Penso che stiano facendo un ottimo percorso come squadra e anche Fabio Pisacane come allenatore. Abbiamo visto la partita che hanno giocato a Torino, una partita che mi è piaciuta molto, una squadra che sa quella partita che va a giocare. E quindi squadre consapevoli sono quelle che fanno più paura. Ma allo stesso tempo noi siamo diventati una squadra difficile da battere, una squadra che sa giocare anche con un po’ più di qualità, come visto nel primo tempo di Milano e quindi penso sarà una bella partita.
La prima partita che abbiamo giocato sicuramente è un punto di riferimento, perché poi le squadre non si allontaneranno tantissimo come identità da quella che è stata una partita giocata appena un mese e mezzo fa. Su per giù è vero anche che noi lavoravamo da dieci giorni forse insieme, quindi eravamo in una fase di scoperta embrionale.
Ora serve fare qualche vittoria, serve fare punti. Abbiamo visto due giorni fa quanto siamo andati vicini a farlo in una partita che sulla carta doveva portarcene zero. Per quelli che sono i valori, invece siamo andati vicini a fare bottino pieno.
Quando parti così a rilento in un campionato in cui tante squadre poi vanno a fare punti su campi che erano impensabili, il Verona ha vinto contro l’Atalanta, il Cagliari ha battuto la Roma, ogni partita è importante.
Quella col Cagliari è una partita in casa e la vogliamo regalare al nostro pubblico dopo una gara così e così. Ma a prescindere da quello conta la classifica. Mancano ancora tante partite.
Ieri si è allenato con noi Junior Messias dopo una settimana che ha fatto… diciamo, riatletizzazione semi-individuale o con qualche ragazzo della primavera. Ieri ha fatto tutto l’allenamento con noi, l’ho visto bene e vediamo oggi come è stato per il primo giorno di allenamenti veri. Poi guardiamo tutti gli altri che escono dalla partita. Qualche acciaccheto c’è, come ce li avrà il Cagliari.
Il mercato lo trattiamo, lo analizziamo, lo sondiamo. Ieri siamo usciti io e il direttore qua alle 20.40, perché è il nostro dovere starci con la testa, ma senza levare mai un minuto di concentrazione e di attenzione alla preparazione gara e alla partita con il Cagliari.
A Colombo ho detto che quattro gol in questa stagione sono pochi. Lui deve sacrificarsi per la squadra, ma anche appena può essere ossessionato dal farsi trovare nella posizione giusta per segnare. Poi i gol si sbagliano. Le qualità le ha, non deve accontentarsi e deve continuare su questa via.
Il rigore sbaglaito è stato uno schock. So quanto fa male, ma è un dolore che va via piano piano. Si va avanti. L’unica cosa che chiedo è di non provare a fare tiri strani.
In queste ultime nove partite abbiamo preso dei gol molto evitabili. Dobbiamo migliorare su questo.
Per giocare a quattro dietro bisogna essere forti come reparto, invece a tre dà un po’ più di copertura di spazio in area.
Io non scindo la prima parte del campionato dalla seconda, perché non è giusto. Ma analizzo quelle che sono state le cose che ho visto e, su nove partite, se non sbaglio, siamo qui a rimproverarci giustamente l’atteggiamento per forse un paio di partite. Il nostro atteggiamento è stato altalenante, ma lo è stato per esempio anche quello del Milan.
Il calcio è molto equilibrato, soprattutto in Serie A, e quindi è difficile mantenere un atteggiamento per tutta la partita. Se avessimo fatto il secondo tempo a Milano come abbiamo fatto il primo avremmo vinto sicuramente, ma mi sarei stupito tanto sia dei miei che del Milan, perché ci sono poi i valori in campo.
Quindi, intanto, quello che non deve mancare è l’atteggiamento, nel senso di impegno, nel senso di furore, nel senso di fuoco dentro, perché appunto ho amato il primo tempo che abbiamo fatto a Milano. Ma mi è piaciuto anche tanto vedere una squadra che ha saputo soffrire, che si è saputa difendere anche in maniera provinciale – ho sentito che è stato usato questo termine – ma, secondo me, non è un’accezione negativa quando si parla di una squadra che in questo momento sta nella zona bassa della classifica.
Quel tipo di rimanere aggrappati ai tre punti a me piace da morire e farà parte anche della nostra seconda parte di stagione”.
Gip