Nel potrero argentino, alcuni ragazzi inseguono un pallone tra il fango di terra, mentre un uomo con cappello prende appunti sul bordo.
Quando si parla di calcio e Argentina non si può non parlare del “Potrero“.
Il potrero è il calcio di strada. Un calcio improvvisato, strettamente connesso all’anima albiceleste.
Si gioca a tutte le ore, a tutto campo sulle superfici peggiori soprattutto nei quartieri più poveri.
In questi luoghi proletari la passione per il gioco del calcio e’ altissima, la posta in palio è spesso legata all’onore e forgia la determinazione tipica del popolo locale.

Giocatori come Maradona, Passarella e Tevez sono stereotipi del potrero argentino, non solo per l’altissima tecnica acquisita e dimostrata ovunque ma anche nel rafforzare le loro caratteristiche temperamentali indispensabili per calcare campi “caldi” come è capitato spesso ad entrambi durante la loro immensa carriera.

Nelle interviste ex giocatori importanti come Samuel, Mascherano, Cambiasso, Crespo e Milito ci parlano di questa disciplina come fondamentale nel loro percorso di sport e di vita.

I tornei di potrero hanno raffinato la loro “garra”e la loro “gambeta”, ovvero il dribbling.
Il calcio di strada è un calcio sporco da combattimento ma anche molto creativo ed istintivo.
In Argentina il potrero nacque nelle zone povere di Buenos Aires ma si è propagato presto in tante altre città e barrios del paese sudamericano.
Si gioca da sempre sui campi di terra battuta, con una maglia o una canottiera a fare da pali della porta ed un pallone, a volte manco rotondo.
Intorno al campo vi è spesso una moltitudine di persone a guardare, scommettere e tifare.
I migliori talent-scout sudamericani e non hanno battuto questi campi per conoscere e far crescere i tanti talenti locali che calcano il potrero sin da piccoli.
Uno dei più famosi partito da questi campetti polverosi, dove scalzi e a torso nudo, crescevano ragazzi argentini e’ stato Vladem Lazaro Ruiz Quevedo detto Delem.

Gran centrocampista degli anni cinquanta di Gremio, Vasco da Gama ,River Plate per citare alcune squadre, ma anche grande allenatore di squadre importanti argentine negli anni settanta come River Plate, Vélez ,Gimnasia ,Huracán ,Argentinos Junior e San Lorenzo.
Delem è rimasto nella storia del calcio come un talent-scout micidiale.
Calcava i potreros in maniera maniacale, certo che li’ si avrebbe individuato e capito qualche prospetto da far crescere.
Il brasiliano aveva una regola chiara che riguardava il colorito delle gambe del giocatore di potrero.
Delem diceva sempre no alla” pata blanca “ossia alla gamba bianca.
La gamba bianca per lui era sinonimo di un ragazzo che non aveva mai giocato all’aperto e aveva le gambe pulite senza ferite e per lui dunque uno cosi’ non avrebbe mai potuto diventare un giocatore di calcio professionistico.
In Argentina purtroppo il potrero è sempre meno in uso ma resiste ancora alle dinamiche mondiali legate solo al capitale.
In uno dei muri di Buenos Aires rimane indelebile la scritta “Sin potreros no hay Maradona”..

Anche noi in Italia il potrero lo abbiano vissuto tanti anni fa all’oratorio e su campetti improvvisati con le porte fatte da un legno o da una pila di magliette e da quel mondo abbiamo avuto tanti campioni che oggi non abbiamo più…

E’ vero anche in Italia 50 anni fa si giocava per strada… e c’erano più campioni di oggi…
Bel pezzo Flavio!