Direzione in campo con l’arbitro Colombo in divisa verde e nera, con microfono da headset, nel clima delle interpretazioni arbitrali su falli di mano

L’arbitro Colombo in campo con headset, mentre si discute di interpretazioni sui falli di mano e Var con Mazzoleni.

 

Tutti signori quando si vince, ma quando le cose vanno storte ci si attacca spesso agli episodi.

La sfida tra i due grandi ex Gasperini e De Rossi, con la vittoria del Genoa sulla Roma che ha entusiasmato il Ferraris, ha scatenato vibranti polemiche e ironici sfottò, per le posizioni dell’allenatore giallorosso sul mancato rigore per quel pallone tirato da Manu Koné in area, sull’1-1, sul braccio di Malinowskyi. “Non so perché non sia intervenuto il Var, l’immagine è abbastanza netta”, aggiungendo stizzito: “Se il var non ha certezza su questo caso faccia un altro mestiere. Può averlo non giudicato da rigore, ma non possiamo dire una cosa del genere. Quello di Malinovskyi è un muro da pallavolista”.

La decisione arbitrale (arbitro Colombo della sezione di Como, con al Var l’esperto Mazzoleni) rientra nelle nuove linee guida, decise dai vertici dei fischietti della serie A, per una coerente interpretazione dei falli di mano che limiti i rigori per tocchi di fatto involontari.

Questo dopo le infinite polemiche per i frequenti “rigorini” concessi anche per palloni che sfiorano un mignolo o finiti sul braccio di un giocatore a distanza ravvicinatissima o addirittura girato di schiena o mentre sta cadendo in area.

I vertici arbitrali hanno deciso, riteniamo finalmente e giustamente, che siano da punire solo quei tocchi, come un braccio fuori figura, che realmente aumentino in modo innaturale il volume corporeo. In questi casi l’intervento del Var avviene solo per “chiaro ed evidente errore arbitrale”.

Andando poi a vedere anche con il ricorso al Var si sono registrati casi in cui non si è riusciti, nemmeno ricorrendo alla moderna tecnologia, a stabilire con sicurezza se la mano del giocatore avesse realmente sfiorato il pallone. Si tratta di eccezioni, che scatenano accese reazioni, se nell’azione il conseguente gol viene annullato.

Perdere fa male, ma si è notata una grande differenza tra l’atteggiamento e l’obiettività di Daniele De Rossi, anche in occasione di situazioni di alta tensione post partita, per “dubbie interpretazioni” arbitrali ,  e quella di un Gasperini che ha anche di fatto sminuito la prova dei genoani: “siamo stati condannati solo da episodi e abbiamo creato di più”, “non siamo stati fortunati nei rimpalli, ma non usciamo ridimensionati da questa partita”.

Foto Genoa CFC – Tano Press

Un Genoa che, contro una formazione forte, nonostante le assenze, che si gioca la partecipazione alla Champions, ha trovato le chiavi della vittoria nell’attenzione e nella determinazione e soprattutto grazie  alle scelte di un tecnico che ha saputo leggere i momenti chiave dell’incontro, specie con i suoi cambi.  Che poi le partite oggi siano decise da episodi è vero, come il fatto che pressing e asfissiante controllo del gioco riducano le conclusioni.

Gasperini  ha pure contestato la rimessa in gioco all’origine del gol genoano, che è stata correttamente assegnata ai rossoblù, avendo Vitinha colpito il pallone trovandosi oltre la linea che delimita il campo di gioco.

E’ grande la delusione giallorossa per una partita che ha visto una Roma, forte in alcune sue individualità, certamente non brillante nel gioco, superata da un grifone mai domito e graffiante che ci ha creduto fino in fondo.

De Rossi: “giocare e allenare in questo stadio è un privilegio”

Ha fatto bene De Rossi a esaltare prima della partita il valore e la pericolosità delle sue punte che non hanno nulla di meno rispetto agli attacchi di altre formazioni,  ribadendo l’importanza dell’energia incredibile trasmessa dal Ferraris in una giornata indimenticabile, sorprendendosi e definendo splendido  il feeling tra tifosi e giocatori “E’ un privilegio giocare e allenare in questo stadio”

Con il consueto realismo DDR ha concluso: “Siamo a +6 dalla zona critica ma ci vuole un attimo a tornare indietro”,mettendo in guardia dalla prossima sfida con un Verona dato troppo in fretta per morto.

Giusto polemizzare, normale la rabbia a fine partita per  sviste e interpretazioni a dir poco discutibili, ma  nel calcio  valori e  capacità di lottare alla fine emergono inevitabilmente come le criticità.

 

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