Maurizio Giovanelli, nato a Sermide in provincia di Mantova il 12 Marzo 1958 ,è stato un calciatore professionista ed ha militato in società quali Varese,Genoa Como,Spal, Avellino ,Catania, Ascoli ,Cosenza e Cagliari.
La tua storia parte da Sermide ma sei stato poco nel mantovano..
Ci siamo spostati come famiglia a Milano quando avevo due anni.
A Milano mamma faceva la donna di casa di una famiglia importante locale mentre Papà faceva le pulizie in uffici, case ecc.
Non ci è mancato nulla alle mie sorelle e a me anche se abbiamo dovuto iniziare a lavorare presto per dare una mano in casa.
Io a tredici anni andavo a fare le commissioni, facevo il commesso ,mi davo da fare come le mie sorelle d’altronde.
Com’è nata la tua passione per il gioco del calcio?
La passione del calcio che avevamo noi non è minimamente paragonabile a quella che hanno i bambini di oggi.
Per noi era tutto lì mentre oggi hanno una marea di possibilità in più per passare il tempo, al di là che piaccia o no, è così.
A Milano si stava per strada o all’oratorio in quel periodo ed io giocavo a calcio con gli amici fino a che faceva buio.
Il nostro stadio erano le strade dove abitavo che erano in zona Loreto.
Per fortuna in quel periodo non c’erano tante macchine, almeno non dovevamo smettere di giocare troppe volte per far passare le vetture.
Erano partite infinite quelle della mia infanzia con i portoni dei palazzi che fungevano da porte da stadio.
La tua prima squadra?
La mia prima squadra fu : la milanese.
La milanese era una società satellite del Varese calcio e dopo aver fatto le categorie allievi e primavera approdai al Varese.
A Varese fai l’esordio in serie B..
Un esordio importante per me avevo diciannove anni e mi trovavo proiettato nel calcio che conta.
Un anno che ricordo particolarmente doloroso per la perdita della mia adorata mamma.

In quel Varese giocava un certo Giuseppe Marotta…
Io facevo gli allievi A lui faceva gli allievi B .
Era un buon giocatore ma aveva delle caratteristiche ben delineate sin da ragazzo.
Aveva,forse, già capito che difficilmente avrebbe fatto una grandissima carriera da calciatore per cui si dedicava ad altro a largo spettro.
Era un factotum per la società e si rendeva disponibile a fare tutto quello che c’era bisogno di fare per capire il mondo del calcio in tutte le sue sfaccettature.
A partire dai lavori più umili andava ad aiutare i magazzinieri e faceva l’accompagnatore.
Beppe mentalmente era già predisposto a sopportare i vizi dei calciatori, è sempre stato portato a fare quello che fa ora a grandissimi livelli.
Giuseppe Marotta ha sempre avuto una grande passione per il calcio ed è sempre stato un uomo molto semplice.
Nel mondo del calcio che uno come Marotta abbia successo è importante per tutto il movimento e ,conoscendolo da sempre, ne sono felice.
Nella stagione 1979/1980 approdi al Genoa..
L’anno precedente si era creata un asse tra Varese ed il Genoa grazie a mister Maroso ed il direttore sportivo Sogliano.
Nel 1979 da Varese andammo al Genoa in tre: Manueli ,Roberto Russo ed io.
A Genova sponda rossoblù sono stato benissimo ed ho toccato il calcio di una grande piazza come quella del grifone.
Il Genoa era in serie B ma riempiva il Ferraris ogni partita casalinga.
Mi ritrovai a giocare davanti a trentamila persone provenendo da stadi con duemila tifosi al massimo.
Abitavo in via prè con Lorini e Russo e ho solo ricordi belli di Genova.

Iniziai la stagione bene segnando le prime due giornate contro Sambenedettese e Como ed il mio terzo gol ,in maglia rossoblù, lo feci in un derby.
Il derby della lanterna è unico ed io quel derby lo ricordo bene per il mio gol ,ma male perché alla fine la Sampdoria ci battè per tre a due.
Ancora oggi faccio fatica a buttare giù quella sconfitta ma mi servì per capire ancora di più cosa volesse dire, per il tifoso genoano, il derby.
L’allenatore di quella stagione era Gianni Di Marzio che per me è stato fondamentale come tecnico e non solo.

Nella stagione al Genoa eri in squadra con Fabrizio Gorin ..
Fabrizio era un grande amico, eravamo giovani entrambi e sempre insieme a Genova.
Ho passato molto tempo a casa sua con lui e sua moglie Paola, altra persona splendida.
A fine anno della stagione col Genoa mi sposai ed ovviamente al mio matrimonio c’era Fabrizio con la sua signora.
A fine matrimonio siamo stati a casa loro prima di partire per il viaggio di nozze eravamo una famiglia unica con loro.
Mi manca molto ancora oggi Fabrizio un grande uomo ed un ottimo giocatore.

Gianni Di Marzio..
Di Marzio è stato il mio testimone di nozze per capirsi è stato come un secondo padre per me.
Con lui ho condiviso momenti belli ed intensi.
L’ho avuto come tecnico prima a Genova dove ci siamo salvati in serie B poi a Catania, dove abbiamo vinto il campionato di serie B, ed a Cosenza dove abbiamo vinto il campionato di serie C.
Sono ancora molto legato alla sua figura e mi sento o vedo col figlio, noto giornalista ,Gianluca quando i nostri impegni ce lo permettono.
Dopo Genova rossoblù approdi al Como in serie A.
Mi volevano a tutti i costi in terra lariana.
In quella stagione c’erano giocatori importanti come Vierchowod , Fontolan ed il tecnico era Pippo Marchioro.
Col mister non ho avuto un buon rapporto anche se mi ha fatto esordire in serie A.
Quel giorno entrai in un Juve-Como due a zero a dieci minuti dalla fine ma non ebbi emozioni particolari forse anche perché entrai a partita già chiusa.

Dopo Como vai alla Spal..
Alla Spal ci sono stato un mese…era una buona squadra allenata da Titta Rota e con buoni giocatori quali Rampanti e Castronaro per citarne due.
Ebbi problemi di spogliatoio con qualche giocatore che era ben voluto dalla dirigenza e mi ritrovai ceduto nell’ultimo giorno di mercato all’Avellino.
In pratica il trenta ottobre andai ad Avellino in serie A in ritiro con la squadra irpina.

Allenatore Luis Vinicio..
Di Vinicio non posso che parlare bene.
Con me fu molto carino professionale e schietto sempre.
Il giorno dopo che arrivai in ritiro mi disse che dovevo giocare!
Non avevo nulla di mio, neanche le scarpe da calcio ,perché ero stato trasferito immediatamente e le mie cose personali sarebbero arrivate qualche giorno dopo.
Il mister mi fece avere delle scarpe e mi buttò in campo negli ultimi venti minuti del derby contro il Napoli.
Era il Napoli di Krol, Bruscolotti ,Castellini e pareggiammo la partita.
A fine match vedo Vinicio venirmi incontro abbracciarmi e complimentarsi con me.. lo ricordo come fosse ora perchè per me fu molto importante come se fosse stata una personale rinascita.
Il girone di ritorno contro il Napoli vincemmo tre a zero ed io segnai un bel gol a Castellini da trenta metri ,purtroppo Vinicio fu mandato via per problemi con il presidente Sibilia ma malgrado questo quella stagione con l’allenatore Tobia, che era il secondo di Vinicio, ci salvammo e rimanemmo in massima serie.
L’ultima partita di quella stagione era Internazionale-Avellino allo stadio Meazza di Milano.
La partita finì due ad uno per l’Inter ma io segnai il gol per l ‘Avellino.
Sin da bambino son stato tifoso milanista quindi quel goal rimane per me un ricordo particolare.

E vai in tournee con l ‘Inter…
Finito il campionato venni convocato dalla squadra nerazzurra per fare una tournée in sud america, per la precisione in Cile e Venezuela.
Tacconi,Ferrari,Juary,Vignola ed io, dell’Avellino, andammo in prova a giocare con l’Inter.
Erano assenti tutti i nazionali del 1982 che erano stati convocati per il mondiale in Spagna e dopo quell’esperienza la società meneghina acquistò il brasiliano Juary che in seguito deluse ampiamente le aspettative del club.
Juary non era un giocatore da Inter e quella delusione, per chi lo conosceva come me ,non fu certo una novità.
Giocai tutte le partite tra le quali quella contro la nazionale cilena e rimasi molto felice di quell’esperienza.
Quelli erano anni nei quali in sud america si viveva e giocava pericolosamente di conseguenza questi eventi in ambienti da guerriglia armata con poliziotti armati e pronti a ogni tipo di azione belligerante.
Da Avellino passi a Catania
Catania è il posto nel quale sono stato tre anni e sono stato il migliore in assoluto.
L’allenatore era Gianni Di Marzio e mi aveva chiesto fortemente anche questa volta.
Passai dal presidente Sibilia di Avellino al presidente Massimino di Catania per 750 milioni di vecchie lire.
Va ricordato che ero arrivato gratis dalla Spal all’Avellino…
Vincemmo il campionato di serie B, il mio primo anno ,agli spareggi a Roma contro Como e Cremonese.
Nella Cremonese c’era Gianluca Vialli e ricordo lo stadio pieno di sessantamila unità a spingerci verso la promozione.
Il secondo anno Di Marzio, dopo poche giornate, fu mandato via e continuammo la stagione con allenatore G.B:Fabbri.
Fu una stagione pessima come risultato che culminò con la retrocessione meritata.
Il terzo anno con Mimmo Renna allenatore e Giacomo Bulgarelli direttore sportivo ci salvammo l’ultima giornata in una partita spareggio da incubo contro il Cagliari.

E arriva l’Ascoli..
Ad Ascoli andai perché ,nella tournée in sud america ,avevo conosciuto Giancarlo Beltrami come direttore sportivo.
Beltrami mi consigliò a Costantino Rozzi presidente dell’Ascoli parlando bene di me e così sbarcai nelle marche in maglia bianconera.
L’allenatore era Vujadin Boskov che non mi fece giocare molto e comunque vincemmo il campionato di serie B.
L’anno seguente Boskov andò alla Sampdoria ed arrivò Aldo Sensibile che era il secondo di Boskov.
Non rientravo nei gradimenti del mister e mi mise fuori rosa per sei mesi.
Per mia fortuna, in seguito, mandarono via Sensibile ed arrivò Ilario Castagner.
Con Castagner tornai a giocare e fui decisivo nella partita decisiva per la salvezza contro l’Atalanta.
Feci goal ed assist vincemmo e per me fu una grande soddisfazione.

Dopo Ascoli sei andato in Calabria a Cosenza..
Mi volle anche in questo caso Di Marzio accettai la proposta e scesi in serie C dove vincemmo il campionato.
Il mister mi cambiò il ruolo e mi fece giocare a volte da libero e non sempre da centrocampista
L’anno seguente arrivò Bruno Giorgi come tecnico e la società mi mandò via perché considerato l’uomo fidato di mister Di Marzio.

Ed arriva la chiamata di Claudio Ranieri..
Avevamo giocato insieme a Catania ed accettai la proposta del club sardo.
Il primo anno giocai da libero e vincemmo la serie C .
L’anno seguente la società puntò su un giovane Aldo Firicano ed io non giocai più.
Firicano prima giocava a centrocampo poi Ranieri lo arretrò ed essendo molto più giovane di me ,meritatamente, giocava lui titolare nel ruolo.
Finita l’esperienza di Cagliari ero amareggiato col mondo del calcio ero deluso da troppe circostanze e smisi di giocare a trentun anni.

Il giocatore più forte col quale hai giocato?
Ennio Mastalli a Catania aveva qualcosa più degli altri.
E quello con il quale sei rimasto maggiormente amico ?
Difficile avere amici nel calcio e comunque se devo fare due nomi dico Giorgio Magnocavallo col quale ho giocato a Varese e Luigi Giani col quale ho giocato a Ferrara nella Spal.
Abbiamo visto una foto nella quale sei a Varese con Pelè…
Nel periodo che ero a Varese per la precisione nel 1974 Pelè era venuto a fare delle dimostrazioni nei settori giovanili.
Non era venuto per giocare delle partite.
In pratica visitava i settori giovanili di società come Varese, Como ,Atalanta e guardava gli allenamenti.
Come calciatore era un giocatore stratosferico e la sua visita rimane uno dei momenti più belli del mio percorso professionale da calciatore.

Dopo il calcio sei rimasto nell’ambiente?
Ho fatto qualcosa a livello dilettantistico prima allenatore giocatore poi solo allenatore.
Ho lasciato perdere nel breve però perché non riuscivo a condividere alcune idee così sono andato a lavorare nel mondo delle calzature con un mio caro amico.
Ora sono in pensione e mi guardo le partite.
