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Angelo Castronaro è nato a Porto Sant’Elpidio il 3 agosto 1952.

Porto Sant’Elpidio

Come calciatore è stato un centrocampista duttile.

Il giocatore marchigiano è cresciuto nella Sambenedettese ed è in seguito passato alla Fermana nella stagione 1971-1972.

Nel 1972 Angelo ha fatto rientro alla Samb per tre stagioni, dal 1972 al 1975, ed ha conquistato la seconda promozione storica in Serie B della Samb, nel campionato di Serie C 1973-1974.

Nel 1975 Castronaro è stato comprato dal Genoa ed ha militato in rossoblù dal 1975 al 1978.Con il Grifone ha esordito in serie A nel 1976 al Ferraris  contro la Roma e ha vinto un campionato di serie B nell’annata 1975-1976.

 

Dal 1978 al 1980 ha giocato nel Bologna e dal 1980 al 1982 nella SPAL.

 

Nella stagione 82-83 ha giocato nell’ Arezzo ed ha terminato la carriera da giocatore professionista nella Civitanovese in serie C nel 1985.

Terminata la carriera da calciatore ha intrapreso quella di allenatore, di squadre giovanili e non, allenando squadre come Foligno,Civitanovese,Ancona ,Città di Castello,Ellera,Bibbienese,Porto Sant’Elpidio,
Grottammare,Urbino,Monturanese,Altamura,San Lorenzo Mogliano e Mandolesi calcio.
Angelo Castronaro e Vincenzo D’Amico durante un Genoa-Lazio
Come è stata la tua infanzia a Porto Sant’Elpidio e come è nata la passione per il calcio?
Erano anni molto diversi da quelli attuali ma la mia famiglia è riuscita a non farci mancare nulla in casa.
I miei genitori avevano una fabbrica artigianale di scarpe con 5 operai e d’estate anche mio fratello ed io andavamo a dare un po ‘di mastice per iniziare a capire come funziona la vita.
Dalla mia famiglia ho imparato il rispetto e l’educazione e me lo sono sempre portato dietro.
Io giocavo a pallone di continuo e spesso da solo inventandomi le partite il pubblico e tutto quello che era inerente al gioco del pallone m’ha sempre attratto morbosamente.
Non c ‘era un perchè come tutte le passioni ero innamorato del pallone ed appena potevo scendevo in cortile a giocare a calcio.
Mio padre era piuttosto rigido mentre mamma e mio fratello erano più malleabili tant’è che una volta mi fece dormire in macchina perché non voleva più che andassi a giocare a calcio.
Il motivo era economico e risibile ,perché mio padre non si era trovato d’accordo sui pochi soldi che avrei potuto prendere ma mia madre e mio fratello nella notte mi portarono dentro di nascosto e, appoggiato da loro, ripresi a giocare.
La passione era troppa e  non ho mai giocato per i soldi.
Ho sempre rifiutato presidenti che mi proponevano più anni di contratto per firmarne uno solo. D’altronde gli dicevo al presidente :” Ma se poi non faccio bene e non mi volete confermare?”
Pensate com’è cambiato il mondo , oggi è da folli anche raccontarlo, ma a quel tempo i rapporti erano coi presidenti e a volte i direttori sportivi.
Non vi erano altre figure nel mezzo, come oggi accade per esempio coi procuratori, era un mondo molto più snello e diretto.
Ai miei tempi la prima squadra era negli allievi ed iniziavi verso i sedici anni se eri forte, diciamo che il cortile, la piazza e gli oratori facevano la selezione altro che scuole calcio dove paghi le quote e giochi comunque.
La mia prima squadra è stata il San Crispino, il santo patrono degli scarpari, come si dice dalle mie parti ossia i calzolai e chi lavora il cuoio, nel mio paese Porto Sant’Elpidio.
A San Crispino ho avuto la fortuna di incontrare mister Agostino Bertolazzi che mi ha aiutato molto e mi ha portato a sedici anni a giocare in serie D, che, a quei tempi era un gran bel livello.
 S.Crispino :Angelo Castronaro il primo in piedi da sinistra.
S.Crispino Juniores 1964-1965 :Angelo Castronaro il primo in piedi da sinistra.
Dal San Crispino sono passato poi alla Sambenedettese.
Mi volevano la Samb e la Maceratese ma per motivi di vicinanza andai a San Benedetto del Tronto.
I miei genitori mi dissero che non mi avrebbero osteggiato ma che dovevo arrangiarmi perchè loro non potevano portarmi agli allenamenti, alle partite e manco riportarmi a casa la sera.
Fu un periodo faticoso ma bello che ricordo con piacere.
Ogni giorno andavo a Fermo a scuola in bici con la borsa in spalla ed ad allenarmi a San Benedetto.
A Fermo andai anche a giocare un anno nel 1971 in prestito dalla Sambenedettese.
Alla Samb giocavo negli allievi e nella De Martino ed in seguito approdai nella prima squadra.
Sambenedettese: Angelo Castronaro è il secondo in basso da destra
Alla Sambenedettese hai fatto parte della rosa ancora oggi nella storia del club grazie alla conquista della serie B nel campionato 1973/1974..
Una stagione meravigliosa, devo ringraziare sempre l’ex secondo di Nereo Rocco, tal Marino Bergamasco, un veneto che era venuto ad allenare i marchigiani rossoblù.
Bergamasco introdusse piano piano diversi giovani in prima squadra ,compreso me , sfoltì parte della rosa e portò quel grande gruppo a vincere la terza serie ed approdare in serie B nella stagione 1973/1974.
Tra i giocatori che inserì il mister c’era qualità come per esempio quella di Nicola Ripa.
Ripa era un giocatore estroso.
Ricordo che Marco Tardelli in un’intervista dichiarò che un giocatore che gli aveva dato molto fastidio da marcare è stato proprio Nicola Ripa.
Alla Samb  la sera, ogni giorno, tornavo a casa a Porto Sant’Elpidio.
La società marchigiana mi aveva messo a disposizione una camera per vivere a San Benedetto ma io volevo tornare a casa.
Ho sempre avuto questa voglia della mia famiglia e della mia terra.
 Poi passi al Genoa dove ancora oggi sei nel cuore dei tifosi del Grifone.
Al Genoa sono stato benissimo ancora oggi, porto nel cuore la squadra rossoblù.
In maglia rossoblù nel 1976 ho esordito in serie A contro la Roma al Ferraris.
Un sogno quel giorno e la partita finì due a due.
Contro il Genoa avevo giocato  due volte con la Sambenedettese e vinto al Ferraris tra l’altro segnando un goal.
Mi volle Gigi Simoni che era l’allenatore con il presidente Renzo Fossati.
Ho giocato con grandissimi calciatori come Roberto Pruzzo, Bruno Conti e Claudio Onofri.
Una piazza unica che a livello di tifo in casa paragono solo alle squadre inglesi.
Coi tifosi un rapporto bellissimo, conservo un sacco di ricordi come gli articoli di giornale che inneggiavano a coccolarmi per farmi restare il più possibile in rossoblù.
Sono andato via solo perchè era cambiato il direttore sportivo ed alla fine mi son reso che non rientravo più nei piani della nuova dirigenza.
Genoa
Tre stagioni con Gigi Simoni allenatore
Un allenatore ma soprattutto un amico, anzi , un famigliare per me.
Avevo instaurato un rapporto stretto col mister, tant’è che, nel tempo libero, siccome ero scapolo mi portava a casa sua a Crevalcore dalla sua famiglia.
Non a caso sono stato scelto per essere il testimone di nozze della sorella di Gigi.
Simoni era una persona bella e molto buona.
Stare al Genoa con Simoni e Fossati era come stare in famiglia, poi arrivarono come direttore sportivo Riccardo Sogliano e cambiarono tre allenatori prima Pietro Maroso, poi Hector Puricelli ed infine Gianni Bui.
Non avevo più un ruolo preciso secondo la nuova guida e nel calcio questa è una cosa che non esiste a mio parere.
Non si possono fare tutti i ruoli, bisogna essere definiti soprattutto da adulti così capii che non era aria per me decisi di andare via.
Ero sempre stato un buon centrocampista che andava anche ad accompagnare in bagno l’avversario se si fosse chiamato Gianni Rivera o Sandro Mazzola e ora mi trovavo ad essere un difensore o altro in campo.
Non ero più autodeterminato e questo non lo sopportavo.
In un viaggio con Gigi Simoni verso Crevalcore, vicino Bologna, mi dicevo sempre che, se fossi andato via dal Genoa, avrei sperato di finire al Bologna e così fu…
Gigi Simoni ed Angelo Castronaro
A Bologna hai giocato due stagioni con grandi giocatori come Antonio Juliano, Mauro Bellugi e Beppe Savoldi per citarne alcuni ..
A Bologna son stato bene il rossoblù per me è una certezza.
Ho avuto compagni stupendi come Antonio Juliano e Mauro Bellugi che mi hanno aiutato tanto, soprattutto nei primi tempi che giocavo poco con l’allenatore Bruno Pesaola detto “Petisso”.
Stavo sempre con loro, mi trovavo bene e sentivo che sarebbe arrivato il mio momento anche se giocavo poco in quella prima fase coi felsinei.
Le cose cambiarono grazie ai suggerimenti di Juliano e Bellugi che mi dicevano sempre che quando fossi entrato non sarei più uscito dal campo tra i titolari.
Così fu che arrivò l’allenatore Marino Perani ed in seguito Bruno Cervellati ma poi con il ritorno di Marino Perani diventai titolare un suo fedelissimo inamovibile.
Juliano è stato un grandissimo giocatore ma con Mauro Bellugi ho avuto un rapporto splendido.
Un uomo stupendo ,una persona umanamente di altissimo livello , un grande capitano,mi manca tanto Mauro.
Mi ha aiutato molto in momenti complicati per non parlare del giocatore che era fortissimo.
Marcatore pazzesco e due piedi fatati.
In generale due uomini che servirebbero molto al calcio attuale.
Dal Bologna andai via perché la dirigenza aveva cambiato rotta.
Erano state aperte le frontiere agli stranieri ed il Bologna prese il brasiliano Eneas, l’allenatore era Gigi Radice e mi cedettero alla SPAL.
Bologna: Angelo Castronaro e Marino Perani
Alla SPAL dal 1980 al 1982 due stagioni a corrente alternata in serie cadetta.
La squadra era allenata da “Titta” Rota, un uomo vecchio stampo.
Non furono stagioni memorabili anche perché io ero single ed in una città piccola come Ferrara ero molto chiacchierato.
Stavo passando per quello che andava in discoteca e pensava solo a divertirsi.
Queste cose non erano vere e nel rapporto col pubblico ho faticato non riuscendo ad esprimere in toto le mie qualità.
Nel tempo ci siamo chiariti ed ancora oggi ho molti amici a Ferrara che quando posso frequento.
Spal
E vai a giocare nell’Arezzo nella stagione 1982-1983.
Ad Arezzo ho sbagliato io ad andare via dopo un solo anno.
Piazza stupenda, bella gente, intenditori di calcio.
Il presidente Narciso Terziani mi aveva proposto tre anni di contratto ma io ero continuamente richiesto da Osvaldo Jaconi alla Civitanovese che era appena salita in serie C.
Arezzo
Sarei tornato verso casa e la cosa mi piaceva, però ad Arezzo stavo da re e sbagliai ad andare via anche perchè a Civitanova le cose andarono male e fui preso come capro espiatorio dalla piazza
per giustificare errori societari.
In realtà non c’entravo nulla e le cose andarono male, risultati inclusi.
La Civitanovese aveva promesso mari e monti alla piazza ma poi non presero nessuno se non me che ero svincolato.
Civitanovese: Angelo Castronaro è il primo in basso da destra
L’allenatore di quell’Arezzo era uno degli “angeli della faccia sporca” ossia  l’argentino Antonio Valentin Angelillo, un aneddoto?
Un personaggio il mister.
Ricordo che era molto superstizioso come molti sudamericani.
Per esempio quando ci spostavamo in pullman ed incontravamo nelle strade di campagna delle pecore a destra il mister si voltava perché diceva che doveva sempre averle a sinistra.
Una volta aveva perso una partita importante dopo aver incrociato un gregge di pecora a destra del bus che lo trasportava per cui si era fissato che se erano a destra le pecore lui doveva vederle a sinistra altrimenti avrebbe portato male!
Ricordo che in pullman davanti stavano sempre Domenico “Menchino”Neri e Giuseppe Zandonà, ogni tanto gli facevano scherzo dicendogli che c’erano le pecore a destra e lui dal seggiolino scattava in piedi per girarsi e vederle a sinistra.
Era un bel gruppo, ho sbagliato ad andare via da quell’Arezzo lo dico sempre.
Arezzo calcio: Angelo Castronaro e Domenico”Menchino”Neri.
 C’era anche un certo Giovanni Sartori in quell’Arezzo…
Era un buon giocatore ma non avrei immaginato che avrebbe fatto una simile carriera come scout e dirigente.
Gli van fatti i complimenti.
Persona taciturna gran lavoratore da sempre ed anche un buon centravanti.
Hai giocato anche in nazionale e fatto i mondiali militari in Siria a Damasco nel 1977 insieme ad altri calciatori che hanno scritto pagine importanti della storia del calcio..
Esperienza unica.
Noi eravamo a fare il servizio militare ma eravamo ovviamente calciatori mentre gli avversari erano militari di firma veri e propri.
Ci siamo arricchiti molto sia umanamente che professionalmente.
Giocavo con gente come Lionello Manfredonia, Antonio Cabrini, Massimo Palanca ma quello che ricordo con più piacere è Carlo Muraro.
Carlo era fortissimo ,un grande calciatore ,aveva una velocità impressionante ,un tiro ed un colpo di testa folgorante.
Bella persona umanamente parlando che per me è sempre fondamentale come qualità nei rapporti.
Con la maglia della Nazionale : Secondo in piedi da sinistra Angelo Castronaro e secondo in basso da sinistra Carlo Muraro.
Il giocatore più forte col quale hai giocato?  l’avversario più forte? 
Ho giocato contro mostri sacri come Gigi Riva, Sandro Mazzola per citarne due ma il giocatore più forte col quale ho giocato è stato Mauro Bellugi.
L’avversario più forte è stato Gianni Rivera che arrivava sempre prima di te e non capivi come facesse.
La coppia di attaccanti più forte mai vista dico Paolo Pulici e Francesco Graziani del Toro.
In famiglia tifavate una squadra in particolare?
Papà era dell’Inter, mio fratello del Milan ed io ero per la Juventus, ma siamo sempre stati simpatizzanti in casa e basta.
Basta dire che la mia gioia più grande in carriera è stato il mio gol dell’uno a uno contro la Juve a Dino Zoff  a Torino nel 1979, con
uno scavetto che anni dopo fece Francesco Totti, uguale.
Oggi nel calcio tutti chiamano quel colpo “alla Totti ” ma in realtà io l’avevo fatto già nel 1979 ..
Francesco Morini ed Angelo Castronaro durante un Bologna-Juventus
Attualmente di cosa si occupa Angelo Castronaro?
Insegno nella scuola calcio Polisportiva Mandolesi a Porto San Giorgio vicino casa.
Mi piace lavorare coi bambini.
Cerco di insegnare soprattutto i valori sani dello sport più che le ripartenze dal basso..
Mister Angelo Castronaro il secondo in piedi da sinistra
Nel famoso libro di Carlo Petrini intitolato “nel fango del dio pallone” è scritto che sei stato indicato come uno dei due calciatori che son voluti rimanere fuori da una combine ..
La mia morale è troppo alta, ho la coscienza pulita.
Restare fuori da una combine come accaduto a me ed al mio compagno Renato Sali “il Paul Breitner del Sud” come fu soprannominato, quando militò nel Foggia, non doveva farci restare fuori dal calcio, come invece purtroppo è, in gran parte, accaduto.
Semmai doveva succedere l’esatto contrario.
Tante persone ma non tutti si sono dimenticati di noi due, dopo quell’avvenimento è stato un momento di selezione.
Noi abbiamo fatto solo quello che ci ha insegnato la sana passione verso il gioco del calcio, che ci ha portato a fare la professione più bella che esista.
Sono stato e sono un personaggio scomodo ma, come dicono dalle mie parti:” nel calcio come nella vita bisogna avere il cuore con i peli..”

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