De Rossi. 2025

Si è da poco conclusa la conferenza stampa pre-gara del tecnico del Genoa Daniele De Rossi che, in vista della gara contro il Napoli, così si è espresso:

Domanda classica, visto che lunedì finalmente è finito il mercato, è soddisfatto e soprattutto che Genoa dobbiamo aspettarci a livello tattico? Un nome su tutti che è un giocatore che conosciamo pochissimo. Come sarà e dove vedremo Amorim?

Allora, eh sì, sono soddisfatto. Eh l’ho detto anche oggi ai ragazzi, sono soddisfatto al di là del fatto di non aver perso nessun big, se possiamo chiamarli così, ma poi è brutto perché chi è andato via non è che fosse da meno. E al di là del fatto di aver preso dei giocatori di qualità e di caratteristiche che avevo richiesto, i primi due tre giorni dopo il mercato secondo me ti dicono tanto, non ti dicono quanti punti farai, ma ti dicono che atmosfera vivrai. Abbiamo avuto due giorni di lavoro, oggi un po’ di scarico, ma due giorni precedenti di lavoro intensissimo con l’entusiasmo giusto, col gruppo che era ben unito, ben amalgamato, non so che parola usare, ma mi è proprio piaciuto lavorare con loro, coi campi nuovi che non guasta perché i campi sono perfetti, quindi questo aiuta, il fatto che la palla possa scorrere meglio, possa essere controllata meglio e i giocatori possono andare più veloci.

Ma ho visto un’atmosfera che mi è piaciuta molto e di questo abbiamo bisogno, di creare subito un gruppo che sia una famiglia.

Per quanto riguarda Amorim è un giocatore di grande qualità, l’ha messa in mostra subito nei primi allenamenti. È un giocatore che vedrete giocare nel centrocampo. Più lo vedo più penso che possa giocare anche da numero 8, da mezzala, e non solo da mediano. La mia intenzione era quella di prenderlo per giocare davanti alla difesa, ma penso che possa anche essere utilizzato un po’ più spostato, un po’ più in avanti, perché ha tanta qualità, riconosce le giocate, sa quando deve girarsi, sa quando deve appoggiarsi al compagno, ha dei tempi di gioco da giocatore importante. Dobbiamo solo allenarlo e capire quanto tempo gli ci vorrà per entrare appieno nella mentalità del calcio italiano, nelle caratteristiche e nei tatticismi del calcio italiano, ma a talento, a personalità e anche fisicamente è uno che senza palla e con la palla fa girare le gambe.

Rimango un attimo al mercato, l’hai sottolineato, sono rimasti i cosiddetti big. Uno di questi è Norton-Cuffy. Ci sono stati tanti interessamenti su di lui. Alla fine è rimasto, è un ragazzo giovane, il mercato a volte può distrarre, però ti chiedo come l’hai visto e se magari in qualche modo può averlo influenzato l’interessamento di grandi club.

Assolutamente no. Devo dire la verità, io li ho visti tutti molto concentrati e quelli che poi sono partiti e che erano meno concentrati me l’hanno detto, che volevano andare via. Anche quelli che non erano pianificati come cessioni, una su tutte quella di Moren Torsby, ma un giocatore e un uomo come lui va ascoltato quando ti chiede di provare a inseguire il sogno di giocare il primo mondiale della sua vita e di cercare di avere un minutaggio più ampio.

Per quanto riguarda Brook l’ho sempre visto concentrato. A volte ha giocato meglio, a volte peggio, ma l’ho sempre visto dentro questa squadra. La differenza la fanno i Leali, i Sabelli, i Nuredini che arriva ragazzino, si allena e mantiene il livello dell’allenamento e della competizione molto alto. Anche Jeff Ekhator, che ha avuto tanti rumor intorno a lui, per un 2006 può essere complicato, invece non ha mai smesso di dare tutto quello che ha. Jano Nana dopo un paio di giorni di scombussolamento è tornato col suo sorriso e con la sua forza durante tutti gli allenamenti.

Io sono contento di questo. Quelli che erano un po’ più spesso infortunati come Junior, come Max Cornet, si stanno allenando, tocchiamo ferro, ma stanno dando continuità. Io sono contento del materiale che ho.

Mercato importante, ovviamente, ma importante anche la partita che si giocherà tra due giorni contro il Napoli. Arriva un Napoli deluso dall’eliminazione in Champions, ha ritrovato la vittoria in campionato contro la Fiorentina e deve fare punti per non perdere il treno dei primi posti. Che partita sarà?

Il Napoli quando ha tutti gli effettivi a disposizione penso che sia o la prima o la seconda squadra più forte di questo campionato, allenata forse dall’allenatore più vincente degli ultimi anni in Italia. Vivono un momento di dispiacere per l’eliminazione, ma hanno saputo risollevarsi. Se dovessimo sperare di trovare una squadra spenta, troviamo il peggior allenatore del mondo, perché è uno che la sa riaccendere in un secondo.

Sarà una partita difficile anche fisica. Noi dobbiamo farci trovare pronti, sapendo che sono una squadra più forte di noi, ma dentro il nostro fortino tutto può succedere. Grande energia, grande ambizione, grande attenzione alle qualità individuali.

Ciao mister, torno alla gara con la Lazio perché ci sono state comunque le dichiarazioni anche del mondo arbitrale che appunto ha detto della non punibilità del fallo di Martin. Se vuoi ancora commentare perché ci si sta capendo davvero poco.

Purtroppo in questo non avrei voluto commentare perché mi sarei limitato a esprimere il dispiacere per anche diciamo le nostre esplosioni in panchina, abbastanza presenti nel protestare ma sembra che abbiamo fatto chissà cosa. Ma tutto era amplificato dal fatto che c’era poca gente allo stadio, quindi tutto si sentiva, ma niente di diverso da quello che fanno tutte le panchine ogni volta che c’è un review. Dobbiamo controllarci, dobbiamo renderci conto quando sbagliamo qualche qualche atteggiamento. Zufferli l’ho preso, gli ho levato di torno tutti quelli che erano lì a protestare e io ho detto che non ero assolutamente arrabbiato con lui. L’ho detto dopo la partita che era un po’ infastidio dalla direzione che sta prendendo il regolamento più che il VAR, più che gli interpreti.

Poi ieri ho visto Open Bar e diciamo che da uomo di calcio, non da allenatore del Genoa, quello che mi è dispiaciuto l’ho sentito, l’ho visto un po’ lì. Quello che mi è dispiaciuto di più e che un pochino spaventa per il futuro, perché un arbitro è stato chiamato a una review, ha preso una decisione che questa volta era giusta, quindi confermare la non punibilità del gesto, ma un’altra volta potrebbe essere sbagliata e la sensazione è stata che sia stato un po’ tirato per la giacchetta, insomma, un po’ spinto a prenderne un’altra, giusta o sbagliata che sia, contro o a favore del Genoa, perché abbiamo visto che a volte il VAR può darci anche delle cose a favore.

Nell’ultimo mese e mezzo non siamo stati particolarmente fortunati, ma penso che è facile, un po’ sbrigativo dire che dobbiamo migliorare il VAR, capire la gestione, il regolamento, poi prendere delle contromisure, trovare delle soluzioni giuste è un po’ più difficile, quindi parliamo tutti, me compreso, e poi non siamo sempre pronti a dare dei consigli giusti per migliorarlo l’uso. Di sicuro dobbiamo iniziare col far arbitrare un po’ di più l’arbitro, chiamarlo e fargli prendere la sua decisione, penso a prescindere da quello che comporti.

Insomma, io mi ci sono trovato in questa situazione nell’ultima partita contro il Bologna, l’arbitro è andato lì e ha confermato la sua decisione che poi tanti hanno detto che forse non era giusta, in quel caso ci ha favorito. Mi ha arbitrato Guida contro l’Inter quando allora la Roma, gol forse in fuorigioco, chiamato all’on field review e ha confermato il fatto che per lui non fosse fuorigioco. Sono andato in conferenza, ho detto che secondo me era giusto. Quindi è giusto che l’arbitro venga chiamato, è giusto che controlli quello che succede, però basta. Insomma, il VAR deve essere uno strumento, non deve essere una sostituzione all’arbitro. Quello penso che sia il primo passo per migliorare e per far rendere tutto un po’ più fluido.

Noi dobbiamo stare buoni in panchina e parlare un po’ di meno, anche se poi a volte penso che anche loro devono capire che insomma era una partita importante, preparata secondo me bene, era al cinquantaseiesimo se non sbaglio, la Lazio non ci aveva mai tirato in porta ancora e noi c’abbiamo gli iPad in panchina, noi vediamo tutto e quando abbiamo visto quel rigore forse un po’ di lucidità l’abbiamo persa, non dobbiamo, perché poi le altre decisioni bene o male sono state tutte quante giuste successivamente, ma quel primo rigore, che è quello che ho rinfacciato a fine partita all’arbitro, ci ha un po’ fatto perdere la calma che dovremmo avere in panchina e questo mi dispiace, non succederà più.

Buongiorno mister. Torno su Antonio Conte. Da calciatori vi siete solo sfiorati in un piacevole per te quattro a zero Roma Juventus, tu eri agli inizi, lui alla fine, ma avevate delle similitudini a livello, secondo me, di personalità che avevate in campo, poi magari come caratteristiche tecniche un po’ di differenze c’erano. L’hai avuto poi da allenatore in nazionale e vedendo in passato hai detto mi ha folgorato. Vedendo la carriera di Antonio Conte dà la sensazione di essere prima di tutto uno che riesce quasi sempre a tirar fuori il massimo da dei giocatori che riescono a seguirlo e poi quella nazionale lì magari non era la più forte dell’Europeo, ma se la giocava con tutti e in questo vedo una similitudine con la mentalità che stai dando al Genoa. Quindi ti chiedo, essendo stato un suo giocatore, cosa dà effettivamente di diverso Conte rispetto ad altri ai giocatori e cosa ti porti tu di Conte nel tuo lavoro.

Antonio Conte ti dà le cose più importanti che un calciatore possa avere, ti dà coraggio, che forse è la qualità migliore che posso riscontrare in un calciatore, è quella te la trasmette o madre natura o un allenatore coraggioso e ti dà conoscenza e la conoscenza aumenta il coraggio. Non c’è mai stata una volta in cui ci ha chiesto di fare una scalata, di fare un’uscita, di fare una giocata e se gli chiedessimo perché lui ti diceva: «Bah, non lo so». Falla e sta zitto. È uno che ti dà spiegazioni, è uno che c’è sempre un motivo, poi a volte sbaglia pure lui, a volte le scalate non erano giuste magari, ma c’è sempre un grande lavoro dietro, è un professionista, è maniacale.

Una volta dissi una frase che secondo me calza a pennello: è difficilissimo essere allenato da Antonio Conte, ma è molto bello. Cioè è tosto, è tosto, molto tosto, ma è bello perché è stimolante, perché ti tratta da giocatore forte, perché non ti dice vabbè non fa niente se non ci riesci, ma ti dice devi riuscirci, ti spinge fino al limite. Secondo me, che ce l’ho avuto in nazionale, quindi potranno dirlo meglio di me quelli che ce l’hanno nel club, ti dà anche una grande condizione fisica perché è uno che ti fa lavorare.

È un allenatore completo, è uno di quelli che rientrano nella lista dei campioni, dei fuoriclasse. Lo ha dimostrato, ha vinto sempre e ha vinto, poi ha perso e si è riciclato, ha rivinto, è andato in un’altra squadra e ha rivinto, ha vinto in Italia, ha vinto all’estero. Lo ritengo un fuoriclasse assoluto, al di là dello schema, al di là del modo di giocare, al di là della squadra che allena. Insomma, è uno di quelli che se fossi un presidente di Serie A il primo nome che avrei in testa avendo una squadra sarebbe il suo.

Ti chiedo poi invece di un di un tuo giocatore, Ruslan Malinowski. In questa stagione spesso è stato un po’ un uomo del destino, cioè ha avuto tanti momenti in cui ha un po’ cambiato la direzione della della che stava prendendo la squadra, cioè penso a quel gol che fa, per esempio, a Reggio Emilia quando ancora non c’eri che è stato importantissimo. Segna il primo rigore a Udine. Tornate in campo a San Siro, siete in difficoltà, fa l’assist a Colombo, lo fa anche nella partita dopo e anche nelle ultime due partite col Bologna segna e con la Lazio si procura rigore, lo segna e poi quel calcio d’angolo. Quanto è importante anche sapere che c’è uno così per i compagni di squadra, quanto vi sta aiutando con la sua esperienza e se può essere comunque anche un giocatore che veniva da un infortunio, quanto invece lo vedi ecco anche recuperato in questo senso fisicamente?

Si è allenato sempre a Tozzi e Bocconi, come diciamo noi a Roma, insomma, sempre un po’ sì, un po’ no, questo lo faccio, questo lo levo, che è la strada più diretta, secondo me, per perdere condizione. Lui è riuscito invece a mantenerla la condizione, ha fatto ottime partite, secondo me sta mutando, sta cambiando pelle, è sempre stato un giocatore offensivo, un trequartista, a volte anche un esterno, una seconda punta con l’Atalanta.

Per me sta iniziando la sua trasformazione in un mediano, in un regista, in un centrocampista, un centrocampista totale perché poi a volumi corre, non ha grandissimi picchi perché il suo ruolo non lo richiede, perché la sua fisicità è diversa, ma è uno che ha tanto volume, può correre, fa la fase difensiva e fa girare la squadra. In questa squadra, proprio nella fattispecie di questa squadra, un giocatore che sa far girare la squadra come lui difficilmente possiamo privarcene. Avendo una squadra con tanti palleggiatori poteva essere un discorso diverso. Noi è una squadra che ha tanti giocatori forti, tanti giocatori in intensità, tanti giocatori che tu li metti dentro e sai che ti danno il fritto, che ti portano a casa la prestazione, ma di palleggiatori per migliorare il livello del nostro gioco ne abbiamo pochi, ne abbiamo inseriti un paio adesso, secondo me che saranno molto importanti in futuro, ma lui sia per le capacità balistiche, sia per la personalità e il possesso palla e la gestione della palla è un giocatore tanto importante per noi.

Buongiorno mister, le chiedo quanto le ultime due vittorie in casa vi aiutano ad affrontare una partita difficile come quella di sabato, perché la sensazione quando era arrivato lei era che la squadra soffrisse un pochino il Ferraris, soffrisse un pochino giocare al Ferraris, mentre adesso sembra molto più libera mentalmente.

Sì, i risultati poi ti danno una mano, ti danno una mano ad approcciare la prossima partita, ti danno una mano anche ad essere a venire analizzato da voi che siete bravissimi, ma che ogni tanto andate un po’ dietro al risultato perché abbiamo fatto delle partite fuori casa, secondo me, migliori di quelle che abbiamo fatto vincendo in casa. I primi sessanta minuti di Roma sono molto migliori dei primi sessanta minuti di Genoa-Bologna. Cagliari-Genoa l’abbiamo fatta molto meglio di Genoa-Cagliari, però sicuramente aver portato un po’ di intensità, un po’ di unione, aver potuto festeggiare insieme ai nostri tifosi, intanto ci fa partire col piede giusto e quella esplosione di gioia pure un po’ eccessiva da parte mia dopo il triplice fischio o dopo il gol di Messias contro il Bologna probabilmente ce la riportiamo al primo minuto di sabato prossimo, quindi è un bene, soprattutto messo all’interno di uno stadio che il tifo, il sostegno te lo dà sempre a prescindere dal risultato, a prescindere dall’ultima prestazione.

È bene, è bello vivere quelle serate, quelle giornate, è bello perché sono punti che a noi servono sia in casa che in trasferta e abbiamo bisogno di sentirci veramente a casa e finora non possiamo dire di non esserci sentiti neanche per un minuto, almeno per quello che mi riguarda, supportati e sostenuti quando abbiamo giocato al Ferraris. Purtroppo in trasferta chissà se torneremo ad avere anche i tifosi. Speriamo di sì. Speriamo che sia finita questa storia, ma tanto pensiamo a quello che dobbiamo fare in casa sabato prossimo.

Mister, buongiorno. Hai parlato di Amorin, hai parlato di Ruslan Malinowski, non hai detto che Amorin può giocare anche da play. Hai detto che può essere un mediano, può essere una mezzala, può essere un play, quello che mancava al Genoa, perché a centrocampo a due, a centrocampo a tre, il Genoa mi sembra che abbia bisogno di un play.

Sì, mi sono spiegato male, forse. Io l’ho preso per fare il play. Li abbiamo presi per fare il play. Cercavamo un play con queste caratteristiche. Abbiamo dei giocatori che possono giocare davanti alla difesa come Morten Frendrup, come Patrizio Masini che hanno dinamismo, recuperano palloni, fanno, diciamo, frangiflutti davanti alla difesa. Abbiamo Ruslan che può giocarci, che è un po’ più un quarterback, uno che gioca sulle distanze lunghe con queste gittate, con questa balistica sua.

Per me questa squadra aveva grande bisogno di un giocatore che facesse girare la squadra, che portasse la palla da destra a sinistra, che la portasse dalla nostra difesa al nostro attacco, che toccasse tanto palla, che guidasse la palla anche all’interno delle pressioni e lui ha tutte queste caratteristiche. È giusto contestualizzare tutto, è giusto dare le giuste pressioni al ragazzo così giovane perché è arrivato, cambia paese, cambia lingua, cambia clima, cambia compagni, si sta inserendo bene, mi sembra abbastanza sveglio e questo mi fa piacere, ma non dobbiamo mettergli troppa pressione.

Per quanto riguarda il discorso del play, in generale c’è anche Onana che secondo me può farlo e avrà, secondo me, più spazio di quello che gli ho dato fino ad oggi. È un giocatore più fisico, tecnico, sa giocare. Siamo andati in una direzione di privilegiare questo aspetto di palleggio che troppe volte nel corso di questa mia esperienza ci è mancato, ma siamo stati un pochino sporchi e quindi lui può essere il nostro play, lo possono essere anche quelli che l’hanno fatto finora, ognuno con le sue caratteristiche e dandogli le giuste responsabilità perché parliamo sempre di un giocatore molto giovane.

Eh, l’altra sera girando su Sky ho visto Italia-Stati Uniti e ho visto che c’era De Rossi. Ho visto che l’Italia giocava in una determinata indipendentemente dalla gomitata. Ho visto la prima parte della partita, se c’ero ancora io, indipendente dalla comitata, e ho visto che era un’Italia un po’ particolare che potrebbe ricalcare il Genoa d’adesso con Totti davanti, Perrotta dietro assieme a De Rossi e assieme. Ecco perché avanzare Malinowski si potrebbe diventare più pazzi come si è diventati contro il Bologna facendo tre gol veramente da fantascienza, perché sono stati tre gol da fantascienza di tutto questo campionato e gli altri due dietro.

Ma dobbiamo diventare non pazzi, ma sempre più offensivi, perché secondo me per salvarsi c’è bisogno di fare tanti gol, c’è bisogno di fare più gol degli avversari. La mia idea è quella. Per me la differenza ce la può fare recuperare in maniera continuativa Junior Messias che è il giocatore più tecnico che abbiamo. Con questi colpi può darci tanto. Lo stesso Max Corné è uno che ha queste caratteristiche e non dimentichiamoci Tommaso Baldanzi che è stata una mia richiesta dal primo giorno prima del mercato. Sono giocatori di qualità.

Io penso che abbiamo una squadra forte, abbiamo una squadra forte che deve lottare per la salvezza con altre, se vogliamo sette otto squadre, se vogliamo tirarne dentro qualcuna in più facciamo otto. E negli undici non siamo forse quelli che nettamente sono più forti degli altri, ma nei sostituti secondo me sì e soprattutto in queste caratteristiche per quanto riguarda i centrocampisti. Adesso iniziamo ad avere veramente tanta scelta e coi cinque cambi, secondo me, avere tanti cambi di qualità, poterli mettere a disposizione della squadra ogni volta. Le partite ogni tanto partono bene, ogni tanto partono male. Avere questa possibilità di cambiare e non abbassare il livello della squadra potrebbe fare la differenza da qua alla fine.

Si parla tanto di fase di difesa, fase d’attacco, ma ormai mi sa che questo calcio sia solamente riaggressione e profondità e lottare su tutte le palle, perché vi sembra che non si veda la fase d’attacco, la fase di riposo, si vede solamente quando vi fermate che allora prendono tutti i dati, toccate duecento volte il pallone che non conta niente da questo punto di vista. Fase offensiva, fase difensiva, il calcio le sta portando ad unirsi. Penso che non esiste fase difensiva se non si comincia a difendere quando la palla ce l’abbiamo noi, quindi le famose marcature preventive.

Penso che il calcio sia sempre stato riconquista della palla, vittoria dei duelli, riconquista delle seconde palle. L’attacco alla profondità per me è la vita perché sono figlio calcistico di Luciano Spalletti che era per me uno dei più grandi maestri della ricerca della profondità e a sua volta prima di lui forse Giampiero Ventura gli ha insegnato tantissimo da questo punto di vista. La differenza grande, secondo me, è che si gioca tanto uomo contro uomo, non trovi più l’uomo libero, non c’è più lo spazio tra le linee, non c’è più lo spazio del giocatore solo, perché la maggior parte delle squadre vengono uomo a uomo e quindi devi andare molto spesso alle spalle e penso che i giocatori che sto allenando lo sappiano fare e stiano capendo quanto è indispensabile per noi andare a cercare la palla nello spazio vuoto.

Mister, parlavi dell’importanza di fare più gol, quindi ti chiedo del tuo bomber aggiunto Leo Østigård e abbiamo sentito ieri, a parte che ci ha spiegato la carica particolare che dai nei discorsi prepartita, ma soprattutto della sua intesa particolare con Martin. Dice che hanno un segreto. Ora mi veniva il dubbio, almeno sapere se tu conosci il segreto e comunque a parte gli scherzi, quanto è veramente importante per voi avere anche quest’arma in più e quanto potete sfruttarla ancora meglio.

Assolutamente. Hai colto il segno al di là dei segreti. I segreti sono che uno calcia molto bene, l’altro prende molto bene il tempo, è forte di testa. In allenamento ne proviamo queste cose e mi rendo conto che lui quando non la prende di testa la incoccia di piede e fa gol al volo, cioè ha quell’istinto da attaccante nonostante sia un difensore.

Penso che anche lì abbiamo fatto una piccola modifica per andare incontro ai nostri giocatori perché alla fine quello che ci interessa è il risultato. Abbiamo giocato contro il Parma che ci schiantava in area nostra con dei falli laterali lunghi quaranta metri. Abbiamo giocato contro il Pisa, una partita diventata sporca, che sembra che abbiamo fatto male, ma poi alla fine ogni palla ferma ci ributtavano vicino alla nostra area e abbiamo iniziato a pensare che se ci dava così tanto fastidio, perché non farlo anche noi agli altri.

Quindi, nonostante a me piaccia giocarla rasoterra, giocarla sui piedi, giocarla pulita, se ho dei giocatori così forti in fase offensiva cercheremo di spostare la palla più vicina all’area perché basta un rimpallo, basta una spizzata che diventa un corner e poi magari da quel corner nasce un gol importante. Questi giocatori sono riconosciuti come un pericolo perché lo sono e noi dobbiamo sfruttarli.

Ci sono stati momenti in cui guardando la squadra, guardando la rosa, mi dispiaceva lasciare Sebastiano in panchina, perché fra sulla bilancia magari uno è più alto, uno è più rapido, uno gioca meglio coi piedi, uno ha più esperienza, ma poi c’era sempre questa cosa qui, cioè questo fa un gol a partita. Se calcoliamo un palo che ha preso, un gol salvato sulla linea, il rigore di Svilar a Roma, è un potenziale gol a partita e non puoi non farlo pesare. Oltre al fatto che fa tante altre cose buone, la partita che ha fatto a Parma su Pellegrino è stata praticamente perfetta, insomma un giocatore importante, un difensore importante che però noi possiamo utilizzare anche sotto forma di attaccante di riserva, non ce l’hanno tutti.

Ultima, mister, per chiudere, tornando alla fase difensiva e offensiva che sono collegate ormai quasi un tutt’uno, l’emblema di questo concetto è Vitinha perché fa tutte e due le cose. A Roma ha fatto una partita importante, ha giocato più vicino alla porta, è tornato al gol, fa quasi due partite in una. Ti chiedo da quando sei arrivato quanto è cresciuto e quanto margine ha ancora per crescere.

Non so quanto sia cresciuto perché io dalla prima partita contro la Fiorentina è stato pazzesco, è stato quello. Gli stiamo chiedendo tanto senza palla e dobbiamo trovare la giusta ricetta per farlo funzionare anche con la palla, o meglio quando i movimenti li deve fare non per seguire l’avversario senza palla, ma per andare a chiedere la palla nello spazio. Non dobbiamo lasciare Lorenzo Colombo troppo solo, non deve essere l’unico terminale offensivo della nostra squadra, altrimenti perdiamo pericolosità e aumentiamo la pressione difensiva su Colombo.

Vitinha deve continuare ad attaccare, deve farlo anche Mike Ellerson, lo deve fare Brook che ha quel tipo di gamba. Aaron Martin lo fa spesso in allenamento, deve farlo anche in partita. Dobbiamo sostenere i nostri attaccanti portando tanta gente in area, perché quando porti tanta gente in area e metti la palla in aria qualcosa può succedere. Io più di questo a Vitinha non gli posso chiedere perché ci sta dando veramente il cuore.

Devo riuscire io a trovare il modo per fargli fare un pochino meno fase di non possesso per liberarlo ancora di più in fase offensiva, per farlo essere ancora un po’ più attaccante, per farlo tornare a essere una vera seconda punta di sostegno a Colombo, a Jeff, a Caleb. Lui è quello un po’ più diverso tra i nostri attaccanti, lo vedo come un trequartista che può diventare un attaccante, un centrocampista che può diventare un attaccante. Lui fa tutto. Lui fa tutto. Dobbiamo trovare noi la maniera per liberarlo e farlo arrivare in area ancora più spesso al tiro”.

Gip

 

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