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Giovanni Lorini nato a Travagliato in provincia di Brescia il 14 Marzo 1957 è stato un ottimo centrocampista totalizzando una ventina di presenze in massima serie,  oltre duecentocinquanta in serie B ed una sessantina in terza serie.

Inoltre è stato un valido allenatore di calcio nel suo post carriera da calciatore.

Cresciuto nel Milan ,ha giocato anche in squadre come Genoa ,Brescia,Venezia,Vicenza,Monza dove ha chiuso la carriera professionistica per poi continuare in squadre dilettantistiche.
Come allenatore ha allenato in società come :Chievo Verona,Milan, Genoa, Torino e Levante in Spagna tra prime squadre e settori giovanili.
Per due volte Giovanni è stato responsabile della Milan Academy a Toronto in Canada e ricoperto il ruolo di responsabile scuola calcio Milan in Italia dal 2010 al 2017.
 
Come hai iniziato a giocare a calcio a Travagliato ?
Come tutti i bambini del paese per giocare a pallone si andava all’oratorio e tutto nacque nel 1966.
Nel 1966 all’oratorio che frequentavo arrivò un nuovo Don che si chiamava Piero.
Don Piero aveva delle idee innovative sui giovani in particolare.
Invece di basare tutto sulla messa le preghiere ecc decise di darci la possibilità di giocare a calcio ma anche di fare le pulizie per renderci maggiormente responsabili.
Con Don Piero si giocava a calcio tutto il giorno tant’è che i miei genitori mi dicevano che mi mancava solo una branda all’oratorio poi sarei rimasto all’oratorio 24 ore su 24.
Don Piero fu innovativo e portò ad allenarci dei tecnici molto preparati che ci fecero crescere tanto e bene sotto l’aspetto tecnico ed umano.
Non a caso Don Piero venne soprannominato Don Celentano… Ancora oggi che il Don ha 85 anni ci frequentiamo con gli altri ex bambini dell’oratorio quando riusciamo.
E’ sempre una gioia immensa rivedersi e raccontare i tempi passati.
Ricordo che quel gruppo di bambini di dieci anni giocava già a undici nel campo regolare e battevamo, nei campionati ,squadre professionistiche come Milan ed Inter.
Non è stato un caso che ben nove su undici di quei ragazzi  hanno svolto la professione di calciatore.
Che attività facevano i tuoi genitori ?
Papà e Mamma gestivano una macelleria.
Hanno lavorato tanto e duramente per tirare su tre figli come le mie sorelle e me e, tengo a precisare, non ci hanno mai fatto mancare nulla.
In quegli anni non avevamo grosse pretese, ci accontentavamo di poco ma quel poco in realtà era tantissimo.
Travagliato è un paese che ha cresciuto diversi calciatori professionisti… 
Un paese di diecimila anime dove si vive bene ed abbiamo avuto la fortuna di crescere.
Sono nati e cresciuti calciatori come Franco Pancheri, Fausto Inselvini e come tutti sanno i fratelli Baresi ossia Giuseppe, detto Beppe e Franco.
Franco era un introverso mentre Beppe molto loquace ma il più bravo di tutti a giocare a calcio era il fratello Angelo che, però ,non ha avuto la stessa fortuna dei fratelli.
Con l’esordio in serie A mio nel 1975 ,quello di Beppe Baresi nel 1977, quello di Franco Baresi nel 1978 e quello di Franco Pancheri nel 1979 l’oratorio ricevette un bel po di soldi con i quali rifecero la struttura ancora più bella di quello che già era.
Questo per noi è stato come ringraziare quel campetto e i Don che all’interno ci hanno seguito nella nostra crescita e formazione.
Su Franco esiste la voce che fu scartato ad un provino dall’Inter…
Non è vero.
Successe semmai che lui fu visionato da Italo Galbiati nel periodo che Italo lavorava per i nerazzurri.
L’anno seguente Galbiati passò al Milan e si fece prendere Franco Baresi.
Dall’oratorio Travagliato al Milan. Come nacque l’affare?
Sin da bambino sono stato tifoso milanista, ho sempre avuto la maglia numero sette di Bruno Mora addosso per cui ti lascio immaginare l’emozione quando ebbi la notizia dell’interessamento del club del mio cuore a me.
I miei genitori non volevano che io andassi via ma io gli confessai che sarei scappato di casa pur di approdare a Milanello.
Ero determinato, il problema era solo economico perché quell’anno il Milan era passato dalla presidenza di Franco Carraro a quella di Federico Sordillo e Sordillo cambiò le carte in tavola.
Il mio club , l’Unione Sportiva Oratorio Travagliato aveva pattuito con Franco Carraro il mio passaggio a tre milioni di vecchie lire mentre Federico Sordillo appena insediato disse al Travagliato che avrebbe pagato per me settecento mila lire e non tre milioni. Sordillo disse :”prendere o lasciare”.
Devo tutto al mio allenatore Guido Settembrino che pur di accontentarmi accettò l’offerta di Sordillo.
Ricordo che Settembrino disse a Sordillo che a Travagliato già avevano un altro giocatore molto forte e pronto per il salto al Milan.
Inoltre disse a Sordillo che per come si era comportato in questa occasione glielo avrebbe fatto pagare molto caro…e così fu..il giocatore in oggetto era un certo Franco Baresi.
I tuoi genitori accettarono la tua scelta dunque..
A malincuore avevano accettato la mia scelta di andare a vivere a Milanello però furono intransigenti sul fatto che dovessi comunque prendermi un diploma.
Perchè dicevano :”nel calcio non si sa mai e bisogna farsi trovare pronti un’alternativa”..
Per cui mi allenavo ed andavo a scuola a Milano in una scuola parificata che mi desse la possibilità di fare entrambe le cose.
E’ stato un periodo duro , mi alzavo alle sei di mattina e  andavo a Milano a scuola.
Tra treno e metro’ c’era un’ora di viaggio almeno però alla fine ce l’ho fatta ed ho conseguito anche il diploma di ragioniere.
L’esordio in massima serie con la maglia del tuo Milan dev’essere stato indimenticabile..
Nel Dicembre del 1974 avevo iniziato ad allenarmi con la prima squadra con gente come Gianni Rivera…
Il 26 gennaio 1975 fui convocato per Milan -Ternana a San Siro.
L’allenatore era Gustavo Giagnoni, c’era mia mamma a vedere la partita con mio cognato e a dieci minuti dalla fine della partita ,vinta da noi per tre ad uno ,feci l esordio al posto di Romeo Benetti.
Fu una gioia per me ancora oggi difficile da spiegare.
Esordire con la maglia della squadra del cuore è veramente il massimo per un calciatore come giocare il derby.
Ricordo sempre un aneddoto che la dice lunga di come eravamo fatti a quei tempi.
Il mio primo derby che ho giocato contro l’Internazionale nel Marzo 1975.
La prima entrata un po’ ruvida la feci su Sandro Mazzola..mi affrettai nell andare a chiedere perdono e a dirgli:”mi scusi Signor Mazzola”.
Il rispetto veniva prima di tutto in quegli anni e quando si incontravano totem come Mazzola era un dovere per noi comportarsi così.
 
Dopo hai avuto due esperienze in veneto inframezzate da un breve ritorno al Milan
Al Milan purtroppo mister Giagnoni non aveva un buon rapporto con alcuni senatori e la società decise di mandare via Gustavo Giagnoni .
Io volevo giocare così andai a giocare a Venezia in serie C con un certo Giovanni Sartori.
Giovanni era un gran bel giocatore.
Oggi è assolutamente da considerare un numero uno dei direttori sportivi anche perchè lavora alla”vecchia maniera” andando a vedere i giocatori sul campo.
Sartori macina chilometri per andare a vedere i prospetti futuri e non sceglie in base agli algoritmi come invece fanno oggi tante società ,anche di alto livello ,con risultati molto discutibili.
L’anno dopo tornai al Milan con Pippo Marchioro allenatore che però durò pochissimo e fu esonerato.
Presero come tecnico Nereo Rocco e con lui vinsi la Coppa Italia nel 1977.
Nell’estate del 1977 fui preso dal Vicenza e andai a fare il calciatore con Paolo Rossi.
A Vicenza andai perché volevo giocare.
Ho sempre preferito andare a giocare invece di stare a guardare in panchina e questa scelta mi si è riproposta parecchie volte in carriera.
In biancorosso ebbi GB Fabbri allenatore e Giussy Farina presidente.
Giocai le prime quattro partite di campionato poi alla quinta non giocai piu’.
Con il mercato di Ottobre aperto se avessi messo piede in campo non avrei piu’ potuto essere trasferito per cui ,mentre stavo per entrare in campo, scese negli spogliatoi il presidente Giussy Farina e disse all’allenatore ed a me che non potevo giocare!! e non giocai più..
Così cambiai casacca ed andai al Monza in uno scambio con Franco Cerilli.
In Brianza ho fatto due bellissime stagioni.
Monza una seconda maglia per te..
A Monza in serie B avevamo una grande squadra con gente tipo Felice Pulici,Gorin, Anquilletti ecc..abbiamo fatto due grandi stagioni: la prima, siamo arrivati quarti la seconda, abbiamo perso lo spareggio per salire in massima serie a Bologna contro il Pescara.
In Brianza ci sono tornato un’altra volta dal 1983 al 1986 e ci sono stato benissimo, sono molto legato affettivamente al Monza calcio.
Il filo conduttore col Monza ,per me, come al Milan in seguito, è sempre stato l’asse Galliani\Braida.
Un asse vincente e di qualità elevatissima come hanno dimostrato la storia del calcio ed i successi della squadra rossonera.
Nel 1979 vai a giocare nel Genoa. Come mai?
Il direttore sportivo dei rossoblu’ Alfredo Mosconi mi aveva voluto ed è stata un’esperienza unica.
Due stagioni molto belle con due allenatori importanti come Di Marzio e Simoni.
Il Genoa ha un pubblico pazzesco sempre vicino alla squadra e giocare al Ferraris è molto emozionante per l’atmosfera che esprime l’ambiente rossoblu’.
Il secondo anno con Gigi Simoni allenatore siamo saliti in massima serie ed io ho segnato un gol molto importante a Bergamo con l’Atalanta che ricordo sempre con tanto piacere.
Il Genoa ti rimane dentro e per me sarà sempre così anche perchè con una moglie di Genova e genoana non potrebbe essere altrimenti.
Dopo il Genoa vai a Brescia ..
In serie A col Genoa mister Simoni mi disse che non sarei partito titolare.
Io sempre preso dalla voglia di giocare nel frattempo ricevetti la chiamata dell’allenatore del Brescia Alfredo Magni che già mi conosceva.
Accettai la proposta ed approdai alle rondinelle in uno scambio con Pasquale Iachini.
Col Brescia le cose non sono andate benissimo siamo retrocessi ed io sono tornato al Monza nel 1983 come prima citato fino al 1986.
Dopodichè ho smesso col calcio giocato a livello professionistico ed ho però continuato a giocare per amor del pallone fino a 39 anni nei dilettanti.
Dal 1996 al 2017 hai lavorato in società professionistiche con incarichi vari dall’allenatore al responsabile scuola calcio,una vita dietro il pallone in Italia ed all’estero. 
Il calcio è quasi tutto per me da sempre.
Ho fatto un sacco di esperienze belle, interessanti ma sempre spostandosi nei luoghi dove ho lavorato.
Ho sempre portato con me la famiglia, nel limite del possibile, fino al 2017 quando ho deciso poi di fermarmi un attimo.
Sono partito da Chievo allenando allievi nazionale e primavera per poi andare ad allenare in serie D il Rodengo Saiano.
In seguito Angelo Colombo e Franco Baresi responsabili scuola calcio Milan mi hanno proposto la panchina degli allievi nazionali.
L’anno dopo ho allenato la primavera rossonera che aveva lasciato Mauro Tassotti.
Tassotti  era approdato a fare il secondo allenatore in prima squadra di Ancelotti.
Ho fatto in seguito il secondo a Franco Baresi sempre per la squadra primavera però in me c’era la voglia di fare il primo allenatore.
e mi diedero da allenare la Berretti.
Tornai come allenatore stavolta al Genoa richiesto espressamente dal direttore sportivo Mario Donatelli per svolgere le mansioni di Responsabile del settore giovanile.
Al Genoa in prima squadra in quel momento  c’era Roberto Donadoni allenatore con Mario Bortolazzi come vice che già conoscevo bene per i nostri trascorsi rossoneri.
Purtroppo accadde che le cose non andarono bene e il presidente Preziosi dopo una sconfitta a Bergamo mandò via Donadoni.
Presero mister De Canio che mi volle come suo secondo e la squadra si salvò.
L’anno dopo in ritiro a Chatillon siamo stati subito esonerati dopo un non buon inizio di stagione così io ricevetti una proposta di allenare il Modica in serie C2 e feci un’esperienza comunque importante.
E arriviamo al Milan che ti propone il progetto Academy in Canada?
Ho accettato subito la proposta ed è stata un’esperienza molto ricca e nuova.
Ho fatto un’esperienza in un paese lontano ma molto bello ed ho conosciuto persone splendide tant’è che ci sono tornato  qualche anno dopo prima che la Academy a Toronto chiudesse nel 2010.
Ed arriva la collaborazione con Gianni De Biasi..
Il mister mi propose di entrare nello staff che lavorava nel Levante in Spagna in serie A.
C’erano quattro giocatori italiani : Rigano’ ,Tommasi,Cirillo e Storari.
L’esperienza non fu fortunata per problemi economici sorti con la società.
Con De Biasi continuò la collaborazione ed insieme andammo nel 2007, con contratto biennale, al Torino di Urbano Cairo .
Fu una stagione nella quale era fondamentale salvarsi e ce la facemmo.
Il secondo anno fummo però esonerati da Cairo dopo una sconfitta per quattro ad uno interna contro la Fiorentina.
 
E Filippo Galli ,responsabile Milan Academy, nel 2010 ti propone un nuovo ruolo..
Responsabile scuola calcio italia Milan dal 2010 al 2017.
Ruolo che ho ricoperto  girando l’Italia con enorme soddisfazione.
 
Dal 2017 hai una scuola calcio vicino a dove risiedi?
Gestisco una scuola calcio e faccio il responsabile del settore giovanile a Pozzolengo in provincia di Brescia.
Faccio un po ‘di tutto e sto nel mio mondo che è quello del calcio dal quale non posso staccarmi.
La mia missione è quella di trasmettere i valori sani che lo sport dei miei tempi mi hanno insegnato per diventare uomini prima che calciatori.

2 thoughts on “Giovanni Lorini da Travagliato: “Sono cresciuto all’oratorio, ho il Milan nel cuore da sempre, il Monza ed il Genoa son state due tappe indimenticabili. “

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