Il tecnico del Genoa Daniele De Rossi ha tenuto nella tarda mattinata di oggi la consueta conferenza stampa pre gara in vista della sfida contro il Parma di Domenica prossima allo stadio Tardini (ore 12,30).
Queste le parole del tecnico rossoblù:
Domenica andate a Parma. I buoni risultati ottenuti a Milano e col Cagliari cosa hanno dato in termini di consapevolezza, di fiducia, di morale alla squadra? Aveva poi aveva detto anche che non le era piaciuto qualcosa nella gara col Cagliari. Un Genoa che si spegne quando realizza gol, quando fa gol e va in vantaggio. Immagino ne avrete parlato durante questa settimana. Come avete analizzato questo aspetto?
Arriviamo bene, come arriviamo bene alle altre partite. Ho però paura delle partite nelle quali arrivi troppo bene, felice, soddisfatto, meno ansioso. Quindi cerchiamo sempre in questi giorni di tenere alta la tensione, l’attenzione e la concentrazione su quelli poi che sono i dati di fatto. Siamo ancora lontanissimi dal nostro obiettivo. Abbiamo fatto un mini filotto di partite in cui abbiamo fatto dei risultati buoni, ma a rientrare in un trend negativo non ci vuole niente, soprattutto contro una diretta concorrente che in casa ha fatto buoni risultati, ha battuto la Fiorentina poco fa negli scontri diretti, ha vinto, se non sbaglio, a Verona, ha vinto col Pisa, quindi è una squadra che contro le squadre piccole o contro le squadre medie riesce a portare a casa i punti. Dobbiamo stare attenti perché è una partita molto importante. Non è la fine del campionato, non è la finale, ma è una partita importante, ci arriviamo concentrati al punto giusto.
Ha accennato un po’ del Parma. È un Parma che all’andata il Genoa, per buona parte della partita, in undici contro dieci non è riuscito a vincere. È un Parma che arriva dal pareggio col Napoli, non ha fatto segnare il Napoli, un po’ un’anomalia rispetto a quello che ci si aspettava. Con l’arrivo di questo allenatore si pensava a un Parma stile Como, un po’ più stile Fabregas, in realtà sfrutta le qualità che ha, solidità difensiva, molto concreto. Che avversario è?
Sì, inizialmente tutti quanti quando abbiamo visto che veniva un allenatore spagnolo così giovane abbiamo pensato che fosse uno molto simile a Fabregas, io per primo. Però è un allenatore pragmatico, allena una squadra inferiore al Como sicuramente, quindi cerca di trarre il meglio da quello che ha. È un allenatore come stile molto più italiano, nel senso che diamo noi alla parola a livello calcistico e secondo me sta ottenendo dei buoni risultati, tiene il Parma discretamente lontano dalla zona retrocessione.
Per me allenare una squadra che sta lottando per la salvezza, a 42 anni, è difficile. Mi immagino che lui abbia una testa particolare per riuscire a farlo a 29-30 anni e lo fa anche parlando in una maniera corretta.
Non mi sembra un esaltato, non mi sembra un fenomeno, mi sembra un ragazzo opposto, quindi da questo punto di vista mi ha colpito. Il Parma è una squadra con grande qualità individuali secondo me, ha giocatori molto forti, se pensiamo a Bernabé, Pellegrino, lo stesso Valeri, Mandela Keita, che era un giocatore che c’era stato proposto addirittura per la Roma qualche anno fa. Hanno poi giocatori molto interessanti anche dietro. All’interno di queste individualità lui riesce a fare un calcio molto attento, molto accorto per poi far sprigionare le giocate dei singoli che hanno portato a tanti punti.
Mister, contro il Cagliari sarà stato anche un Genoa zozzone, come lo ha definito, ma non ha preso gol, ha fatto gol, avete fatto gioco. Ha rivisto un po’ la partita?
L’ho rivista, non un po’, l’ho rivista un paio di volte come sempre. Io non dico che voglio un Genoa zozzone, parlo di una fase del gioco nella quale tu non riesci a fare altro, non riesci a uscire palla al piede, non riesci a difendere col frac e in quelle circostanze ho bisogno di qualcuno che rimanga attaccato a quella che è la nostra realtà. Cioè per noi in quel momento la cosa principale è non prendere gol, e se possiamo riuscirci in maniera super ordinata bene. Lo stesso discorso nell’altra area quando vogliamo fare gol.
Se poi il gol viene come è venuto quello di Colombo contro la Fiorentina bene, ma sappiamo che è tanto importante per noi fare gol come non prenderlo. Ci riprendiamo lo stesso in queste fasi anche delle giocate più sporche che vengono da forse meno ordine, meno organizzazione, meno pulizia, ma dall’essere attaccati alla realtà e all’obiettivo finale del Genoa che è salvarsi, e per salvarti non devi prendere tanti gol e per salvarti ne devi fare altri.
Siamo una squadra che ha fatto tanti gol, credo che nelle partite in cui sono stato qui solo l’Inter abbia segnato più di noi. Credo che abbiamo fatto tanti gol a volte anche con un pizzico di fortuna o con giocate individuali nelle quali io non c’entro niente. Credo che abbiamo preso qualche gol in più e in maniera anche un po’ sfortunata, quindi stiamo facendo secondo me un buon percorso.
A Parma cosa vuoi rivedere della tua squadra e soprattutto cosa non rivedere di quello fatto contro il Cagliari?
Se penso al primo tempo col Milan, forse 55-60 minuti, poi la prima mezz’ora col Pisa, l’inizio contro il Cagliari. Se voglio vedere qualcosa è sicuramente l’approccio. Quello che sto cercando di spiegare ai ragazzi è che il risultato non cambia le distanze in campo, non fa aumentare i giocatori avversari, non fa rimpicciolire le porte, quindi se una palla in una certa zona di campo ci passa perché c’è un giocatore in meno, ci passerà sia che stiamo 1-0, sia che stiamo 0-0, sia che stiamo 3-3.
Sto cercando di portarli sulla via del calcio, cioè la verità è il calcio. Se ci sono delle zone da attaccare si possono attaccare in qualsiasi risultato. Ovvio, al novantesimo, all’ultimo minuto ci sta buttare due palle in tribuna, ma non bisogna smettere di giocare. Al terzo gol col Cagliari lì ci sta che magari allenti un po’ e solo facendo più di due gol puoi cercare magari di tirare un po’ il fiato, di risparmiare qualche energia, di gestire un po’ la palla o magari gli stessi avversari smetteranno di essere assatanati per cercare di pareggiare la partita.
Cosa non vedere è sempre legato a questo discorso. A volte il gol è come se ci bloccasse, è come se pensassimo che abbiamo fatto quello che dobbiamo fare e ora barricata. Non è stato così col Milan nel primo tempo, è successo nel secondo, ma lì secondo me do anche merito alla grande qualità dei giocatori del Milan. Col Pisa secondo me si poteva fare molto meglio. Abbiamo avuto un po’ di fretta nel fare le cose in tutti e due i sensi, sia sull’1-0 che sull’1-1. Col Cagliari uguale, ci siamo un po’ bloccati, abbiamo iniziato a essere veramente in questa partita sporchissimi dal punto di vista tecnico, tantissimi errori tecnici individuali non forzati. E lì poi dopo diventa tutto più difficile perché la palla ce l’hanno più spesso gli altri.
Ha sottolineato il fatto che siete la squadra che ha segnato di più dal suo arrivo, dopo l’Inter. C’è anche un giocatore che è Ostigard che ha fatto quattro gol dall’inizio della stagione e che anche in cronaca rimarcavamo che contro il Cagliari si è preso molte più responsabilità di quanto non facesse prima, anche nel cercare il passaggio tra le linee da centrale di difesa. Quanto vuole vedere continuità in questo lavoro da dietro, nel non buttare mai via la palla?
È fondamentale, secondo me è fondamentale. È fondamentale perché levi il ritmo agli avversari, perché ogni squadra in Serie A ha dei giocatori forti che possono farti gol e la prima forma di difesa è levargli il pallone dai piedi.
In più tante squadre adesso in Serie A vengono a pressarti forte o comunque ti lasciano un uomo di superiorità quando costruisci e se ne tengono uno di superiorità a loro in fase difensiva. Quindi un uomo è libero, questa è matematica, e il difensore centrale è quello che vede tutto il campo e spesso è quello che riesce a individuare chi di loro hanno lasciato libero. Continuerò a forzare, a chiedere queste giocate, ma è sempre un discorso di pesi. Il rischio che corro a fare un passaggio filtrante deve essere inferiore al vantaggio che posso trarne.
Sto cercando di lavorare su questo, sul riconoscere rischi, vantaggi, momenti, e lui è uno di quelli che lo fa nella maniera migliore. È un difensore forte, sta difendendo anche bene. Col Milan ha difeso benissimo l’area. All’inizio era un po’ troppo attratto dall’uomo, poi ha incominciato a cercare la palla e lasciava un po’ più solo l’uomo. Adesso sta trovando un giusto equilibrio. Col Milan ha fatto benissimo sia con la palla che in fase difensiva. Poi stiamo parlando di un difensore che da quando sono arrivato ha fatto quattro gol, avrebbe preso un rigore a Roma, ha preso un palo a Cagliari, ha avuto un’occasione a porta vuota sulla respinta del portiere contro il Cagliari pochi giorni fa. Un giocatore così ha un valore particolare perché è come se giocassi con un attaccante in più.
Questo è il mese in cui si gioca in parallelo al mercato. Qual è il centrocampista ideale, le caratteristiche che deve avere?
Non è questione di fare nomi o di quello che cerchiamo per il Genoa. Intanto abbiamo fatto delle cose buone da quando sono arrivato e quindi vuol dire che questi giocatori meritano tanto rispetto e con questi giocatori io devo fare il massimo. Se non ci dovessi riuscire sarà colpa mia. Quando si fa mercato, soprattutto a gennaio, si cercano due cose: o qualcosa di meglio, un giocatore nettamente più forte, o qualcosa di diverso, un giocatore che ha caratteristiche nettamente diverse da quelli che già hai nel reparto. Se trovo un giocatore nettamente più forte degli altri lo prendo e lo spiegherò così.
Dopo la vittoria col Cagliari hai detto questo è stato il primo tempo, a Parma c’è il secondo. Questa settimana come l’avete vissuta?
Ne ho parlato oggi coi ragazzi durante una riunione video. Il giorno dopo la partita abbiamo fatto subito analisi e sono stato diretto. Vincere una partita di Serie A non è mai facile, hanno lavorato forte, gli ho dato un giorno libero perché era giusto che staccassero. Ricominciano settimane in cui hai un pochino più di tempo tra una partita e l’altra e quindi vai a mettere più contenuti tecnici, tattici e soprattutto intensità. Siamo uno staff che lavora forte e i ragazzi iniziano a metabolizzare meglio i carichi. Oggi abbiamo fatto un flash sul Parma, su quanto è importante, su quanto è decisiva la partita. Finora i ragazzi hanno giocato tutte le partite in maniera degna.
Torno sul discorso degli zozzoni. Ci possiamo aspettare una partita sporca?
Buttarsi dietro e difendere in undici non è mai una soluzione. Il Parma l’ha fatto contro il Napoli e ha portato un punto, ma spesso quando ti chiudi tanto dietro è l’episodio che fa la differenza. Schiacciarsi dentro la propria area non è mai una strategia, non è mai la mia strategia. Ci sono momenti in cui non riesci a fare quello che hai pianificato e devi essere pronto. Essere attaccati alla partita dà un valore in più, ma bisogna essere organizzati.
Con l’Atalanta eravamo in uno in meno e siamo stati molto ordinati. Zozzoni è una battuta: ci sono momenti in cui metti il viso per impallare un tiro, ma bisogna occupare bene gli spazi, marcare l’uomo, aiutarsi, sennò il gol lo prendi.
Parlando dei recuperi, come ha trovato Onana e Cornet?
Onana è tornato, ha avuto un paio di giorni di influenza, oggi si è riallenato con noi e l’ho trovato bene. Cornet si è allenato oggi, è un giocatore con grande qualità ma ha avuto diversi infortuni. Speriamo stia bene perché dobbiamo fare delle scelte, non si può rimanere attaccati solo alla qualità individuale.
Pensa già di portarlo per Parma?
Sì, sicuramente. Ha fatto un allenamento dopo un bel periodo fermo, quindi ovviamente non giocherà. Portarlo mi fa piacere, può dare un contributo di spogliatoio, ma non è ancora pronto per giocare.
I tifosi vi accompagneranno fino al casello di Pegli.
Mi fa piacere, non lo sapevo. È l’ultima partita fuori casa senza i nostri tifosi. È sempre una sconfitta quando non ci sono i tifosi. La nostra tifoseria dal primo al novantacinquesimo è sempre lì. Li ringraziamo per questo.
Qualche giorno fa Buffon ha parlato di Colombo in ottica nazionale.
Andrei cauto. La nazionale ha giocatori molto forti, ma Lorenzo ha le potenzialità per farne parte in futuro. È giovane, ha solo 23 anni, sicuramente ci sarà spazio per lui se continuerà così.
Volevo chiederti di Messias.
Benissimo, lo vedo benissimo. Tocca la palla in maniera diversa da tutti. Lo gestiamo un po’ per la sua storia di infortuni, ma è sempre presente, si allena bene. Il minutaggio è ridotto, speriamo di metterlo in condizione di fare parti più grandi della partita. È un giocatore sul quale puntiamo, sempre col punto di domanda, ma quando tocca la palla ha qualcosa di differente”.
Gip