Vigilia di uno snodo importante per il Genoa, che al Ferraris ospita il Torino nell’ultimo scontro diretto casalingo della stagione. In conferenza stampa, il tecnico rossoblù Daniele De Rossi avverte: “Mi aspetto una partita dura contro una squadra forte, che potrebbe avere più punti di quelli che ha. È temibile e guidata da un allenatore che stimo molto”.
Il Torino arriva da un periodo altalenante, ma secondo De Rossi resta un avversario di valore, capace di reagire nei momenti difficili. “È una gara da vincere, come tutte, ma con intelligenza: le partite che non puoi vincere non devi perderle”.
Crescita e continuità
Dal suo arrivo sulla panchina del Genoa CFC, i rossoblù hanno cambiato passo, soprattutto in casa: più gol, più punti, maggiore solidità. “Sapevo di poter contare sul fattore Ferraris. La squadra è forte e organizzata”. Resta qualche insidia legata al calendario, ma il tecnico sottolinea l’importanza di aver mosso sempre la classifica: “Un punto non è mai negativo”.
Qualità come base
Tema centrale, la qualità in mezzo al campo: “È fondamentale, ma va accompagnata da fisicità e intelligenza tattica”. De Rossi cita come esempio virtuoso il Como 1907, capace di investire su giovani tecnici e funzionali: “Nel nostro campionato fisico e tattico, la qualità fa la differenza”.
Messias, Malinovskyi, Baldanzi e Amorim offrono soluzioni e alternative. “La vera forza è poter togliere un giocatore forte e metterne un altro forte”. Sulla possibilità di schierarli insieme, il tecnico non chiude: “Si può fare, ma serve equilibrio. In mezzo serve anche chi spegne gli incendi”.
Mentalità salvezza
Baldanzi ha dichiarato di voler giocare stabilmente negli ultimi 30 metri: “È lì che si fa la differenza, ma dipende dall’avversario. Se vuoi salvarti devi saper stare anche in blocco basso. Prima idea: non prendere gol”. Un concetto ribadito con realismo, citando la forza delle big del campionato.
In sintesi, ambizione sì, ma senza perdere equilibrio: il Genoa cerca continuità e punti pesanti, consapevole che contro il Torino serviranno qualità, sacrificio e lucidità.
Nella seconda parte della conferenza, il tecnico del Genoa CFC Daniele De Rossi affronta il tema dell’assetto offensivo. L’ipotesi di schierare insieme Vitinha, Colombo, Messias, Malinovskyi e Baldanzi è affascinante ma rischiosa: “Sarebbe una squadra con baricentro molto alto. Si può fare, magari in alcuni momenti, ma serve equilibrio”.
La chiave, secondo l’allenatore, è inserire un elemento di bilanciamento: “Con tanti giocatori votati all’attacco diventa ancora più importante chi vede il pericolo prima degli altri e spegne gli incendi”. Un riferimento implicito a un centrocampista di sostanza e letture difensive, indispensabile per sostenere un undici così offensivo.
Infermeria: Otoa a rischio
Sul fronte disponibilità, l’unico vero dubbio è Sebastian Otoa, fermato da una distorsione alla caviglia: difficile il recupero per domenica. Per il resto solo acciacchi non preoccupanti.
Amorim, investimento per il futuro
Capitolo Amorim: dopo l’esordio contro la Cremonese, cresce la curiosità di vederlo dall’inizio. De Rossi frena: “Non è un problema di inserimento. Si sta integrando benissimo, ha personalità e dinamismo. Il punto è che davanti a lui ci sono giocatori che stanno facendo bene”. Poi l’investitura: “Sarà il centrocampista titolare del Genoa l’anno prossimo e per tanti anni”.
Il tecnico sottolinea come in mezzo al campo “giocano in tre” e togliere uno degli attuali titolari, spesso decisivi anche in zona gol o assist, non sia semplice.
Northon-Cuffy, potenziale da riaccendere
Infine un passaggio su Northon-Cuffy. Per De Rossi le ultime prove sono state positive, anche contro il Napoli: “Ha fatto bene sia in spinta che in difesa”. Con il passaggio alla difesa a cinque può aver perso qualche metro di rincorsa offensiva, ma il potenziale resta “incredibile”. L’obiettivo è trovare “il vestito perfetto” per esaltarne forza ed esplosività.
In sintesi: qualità sì, ma con equilibrio. E uno sguardo già proiettato al futuro.
Gip