Tre autentici gioielli in una partita bellissima. Questo il riassunto di Genoa-Bologna, una gara che sarà ricordata a lungo dal popolo genoano. Per come è arrivata, per come tutto ha avuto inizio.
Quattro mesi dopo il bruciante 1-2 dell’andata al Dall’Ara, il derby rosso-blu vede dieci punti di differenza (20 a 30) che all’inizio non si sentono troppo in una gara contratta e spigolosa. Il Genoa parte forte con Ekhathor che reclama un rigore per una trattenuta in area ospite dopo nemmeno un minuto. Ma il Bologna reagisce immediatamente al 3′ con il primo tiro nello specchio ad opera di Lykogiannis che chiama subito l’esordiente Bijlow alla sua prima parata in serie A.
E Leali sembra già scavalcato nelle gerarchie dal portiere olandese appena sbarcato dal Feyenoord.
Intanto la lotta si fa aspra a centrocampo, con Ellertsson che cerca di badare ad Odgaard mentre Frendrup soffre la classe e l’esperienza di Freuler che palleggia con disinvoltura mettendo spesso in crisi la mediana di De Rossi.
In avanti Colombo fa continue sportellate con Heggem e pure Ekhator combatte sulle poche palle giocabili, mentre le sfuriate di Norton-Cuffy sono ben contenute da Lykogiannis che se lo fa scappare solo una volta, al 16′, quando l’incursione dell’inglese si spegne in una mischia dove Ekhator prima e Colombo poi chiedono il rigore per una mano e una gomitata non sanzionate da Maresca.
Il Bologna però cresce e sulle palle alte si sente – e molto – l’assenza di Ostigaard. Gli emiliani sfiorano il vantaggio al 19′ con un’inzuccata di Ferguson che in torsione sfiora il palo alla sinistra di Bijlow. E anche il vecchio volpone Immobile, preferito al giovane Castro, desta preoccupazione a Otoa e Marcandalli, quando non riesce arrivare di testa su una palla tesa da destra, questa volta ad opera di Zortea. Poi ancora un centro di Rowe e concreta palla-gol aerea che Dominguez non sfrutta solo per via della sua bassa statura al 32′.
Insomma, il gol è maturo e al 34′ eccolo servito. Il furetto Dominguez, che Marcandalli fa spesso fatica a contenere, penetra in area e dopo un paio di finte appoggia all’indietro per lo scarico su Ferguson: rasoiata chirurgica anche se non fortissima che va a toccare il palo alla destra di Bijlow e termina in rete per lo 0-1 bolognese.
Un vantaggio meritato per quello che si è visto nella prima frazione.
La ripresa inizia con lo shock. Rowe fa filtrare sulla destra una palla invitante per Zortea che scavalca Bijlow mentre Otoa tocca maldestramente in rete il colpo ravvicinato del romeno. Una vera doccia gelata: 0-2 al 46′.
Otoa cerca di rifarsi subito con un colpo di testa da applausi diretto all’incrocio dei pali ma altrettanto prodigioso è il tuffo di Skorupski (al rientro dopo mesi di stop per infortunio) che vola e toglie il pallone dal sette con un super tuffo plastico.
Ma proprio il portiere polacco la fa grossa subito dopo: perde palla sulla tre quarti e falcia Vitinha (fin qui inconsistente) meritandosi l’espulsione diretta per chiara occasione gol genoana. E il Ferraris diventa una bolgia assetata di rimonta, specie dopo che l’arbitro, richiamato dal Var, conferma il cartellino rosso per l’estremo emiliano. In porta va Ravaglia che prende posto dell’ottimo Dominguez, in tempo per farsi bucare dalla bordata su punizione di Malinovskyi, appena entrato insieme a Messias in un doppio cambio provvidenziale. Magnifico il gol del 1-2 al 61′.
Ora è tutta un’altra gara. Spettacolare e vibrante come non mai. Il Genoa è spinto da un calore incredibile del suo pubblico. Le due curve cantano all’unisono e gli uomini di Italiano sono frastornati come un pugile alle corde. Ma sono sempre in vantaggio. Vitinha va vicino al pareggio sfiorando il palo di Ravaglia al 67′, ma è chiaro che l’inerzia della gara ora è tutta targata Genoa. E si vede.
Ancora una volta mister De Rossi azzecca il cambio decisivo. La freccia nera Ekuban, entrato da cinque minuti al posto di Vitinha, sigla il 2-2 al 78′ con una semirovesciata da copertina che scavalca l’incolpevole Ravaglia e scatena il boato della folla. Che secondo tempo!
Ora il Genoa non vuole accontentarsi. Perché c’è ancora il tempo e soprattutto un uomo in più per poterla vincere.
E il Bologna in dieci elementi non sembra avere più benzina. Ci prova ancora Malinovskyi da fuori ma il tiro è smorzato da un difensore.
Ma ci pensa Messias, anche lui dentro al posto di Martin a completare la rimonta con un sinistro a giro da fuori area semplicemente perfetto, proprio mentre l’arbitro fa annunciare i sei minuti di recupero dall’altoparlante. 3-2 da 0-2, come nei migliori film d’azione.
Un finale da antologia premia una squadra letteralmente trasformata nel secondo tempo, capace di realizzare tre gol uno più bello dell’altro, di rimontare una squadra che l’anno scorso giocava la Champions League e di fare un balzo salvezza importantissimo in classifica.
E quella differenza tra le due rosso-blu sembra d’un tratto scomparsa.
Paolo Magliani