di francesco

L’accesa lotta salvezza è finita con la retrocessione all’ultimo minuto di una squadra considerata da tempo la meno a rischio: il Frosinone allenato dal cinquantaquattrenne  Eusebio De Francesco. Un ottimo tecnico che cercava il riscatto dopo quattro esperienze sfortunate con relativi esoneri. Tutto stava andando a gonfie vele per i ciociari in un girone di andata eccellente.
Squadra ordinata che pratica un bel calcio e grande capacità di andare a rete (11 le reti dell’attaccante argentino Soulè), come abbiamo visto anche nel pareggio 1-1 al Ferraris a fine marzo. Nel girone di ritorno il vento è cambiato, ma tutto lasciava ritenere che i ciociari avrebbero prevalso su Cagliari, Verona, Udinese, Empoli e Sassuolo.. Il finale dello scontro diretto, per altro in casa contro la rivale Udinese, è finito in un psicodramma con le lacrime di un allenatore bravo ma certo non fortunato. Un palo, una traversa nello scontro diretto perso contro l’Udinese del subentrato Fabio Cannavaro, hanno dimostrato che la sorte non era dalla parte del Frosinone,(al quale sarebbe bastato anche un pari per salvarsi), superato da un Empoli vittorioso, nel finale al 93’, contro la Roma.


Al dramma sportivo dei ciociari (i drammi veri sono altri.) fa da contraltare l’ennesima incredibile impresa dell’uomo delle salvezze. Quel Davide Nicola che, ancora una volta , subentrando in un Empoli in piena bagarre, è riuscito a salvarlo. Si tratta della terza salvezza, ottenuta dal tecnico cinquantunenne di Luserna San Giovanni, dopo Crotone e Salernitana.
La logica ricorda quella dei podisti che quando sentono il fiato sul collo, dopo essere stati davanti tutta la gara, vengono raggiunti e superati proprio su quello che una volta si chiamava filo di lana, incapaci di reagire.
In questa lotta salvezza il vero eroe, già ampiamente e giustamente riconosciuto, è stato Mr. Caudio Ranieri (classe 1951), che ha mantenuto nella massima serie il Cagliari per l’orgoglio di un intera isola. Un uomo che ha ricevuto l’applauso di tutti i tifosi genoani al Ferraris il 30 aprile.
Gli sviluppi di questo campionato hanno ancora più avvalorato l’importanza di chi siede sulla panchina. Un ruolo fondamentale, non solo dal punto di vista tecnico, ma nel creare armonia e equilibrio nello spogliatoio, valorizzando e motivando la squadra. Per questo non bastano i nomi altisonanti (vedi Josè Mourinho alla Roma e i risultati poi avuti da Daniele De Rossi).
In questo il lavoro di Alberto Gilardino è stato straordinario. La calma e l’assenza di polemiche, legata all’abilità nella gestione di tutti giocatori a disposizione, hanno consentito al grifone di esprimersi alla grande raggiungendo un brillantissimo risultato, con una scioltezza che pochi tifosi si sarebbero aspettati. Ora è importante che si continui su questa strada. Una squadra che ha dimostrato di puntare più sul collettivo che sui singoli. Anche se il peso di Albert è stato indiscutibile. Un giocatore che da un senso allo spettacolo in un calcio sempre più paludato da falli e non gioco, alla caccia del solo risultato.

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