Il tifo del Genoa accende Marassi, mentre Milan e sfida per la Champions restano sullo sfondo.
Il Genoa combatte ma il Milan espugna Marassi e si avvicina a una Champions che sembrava sfumata a fine primo tempo.
Genoa-Milan è molto di più di una semplice partita di serie A. Il sangue di “Spagna” non è dimenticato e, anche se sono trascorsi 31 anni da quella maledetta domenica che fermò per la prima volta il calcio italiano, certe ferite – mortali – non si rimarginano.
E la rivalità si sente fin dal calcio d’inizio: anche se il Genoa non ha più nulla in palio, la grinta e la voglia sono come e più del solito.
Perché il Grifone sembra decisamente più pimpante per tutto l’arco della prima frazione, giocato costantemente nella metà campo avversaria. Dopo sette minuti Vitinha sfiora il gol da ottima posizione calciando alto alla destra di Maignan. Passano altri cinque giri di lancetta e l’energico Baldanzi manca l’appuntamento con la botta sicura nello specchio trovandosi quasi all’altezza del dischetto dopo uno scambio rapido ancora con Vitinha, lasciato da De Rossi largo a sinistra.
Il Milan è a dir poco remissivo e sembra non si stia giocando nulla di importante. Peccato che in contemporanea la Roma lo scavalchi in classifica mettendolo per la prima volta della stagione fuori dalla zona Champions.
Ma il gioco compassato di Allegri arriva a produrre solo un tiro cross rasoterra di Rabiot al 38′ sul quale Marcandalli chiude bene in angolo anticipando Nkunku appostato a due passi.
Sul successivo corner Fofana colpisce di testa e impegna Bijlow in una parata instagrammabile e nulla più. E’ l’unica vera conclusione in porta dei rossoneri. Un po’ pochino per chi a inizio stagione aspirava ben altri traguardi.
Il secondo tempo si apre con il Diavolo un pelo più aggressivo e infatti il timido pressing effettuato produce lo sventato retropassaggio corto di Amorim a Bijlow che è costretto a travolgere Nkunku e quindi a beccarsi il doveroso cartellino giallo, oltre che l’ovvio calcio di rigore. Lo stesso Nkunku trasforma al 49′ spiazzando l’incolpevole estremo difensore di casa.
Ora i rossoneri risalgono al terzo posto mentre la reazione del Genoa si fa furente, in campo e sugli spalti.
Ruslan Malinovskyi, che vuole lasciare un bel ricordo di sé, si prende un calcione dal limite da Rabiot scatenando l’ira funesta della curva Nord, già poco amichevole nei confronti della Lega Calcio autrice dell’ennesimo pasticcio con l’orario delle partite, oramai sempre più simile a quello ferroviario.
Volano petardi e fumogeni sul prato di gioco e la gara si ferma più di cinque minuti. Nonostante il ricordo dello speaker di quanto sia “severamente vietato” tutto questo, le esplosioni faticano a cessare, tra il gaudio del popolo genoano. Una bella ammenda di fine stagione alla società non la toglierà nessuno.
Ma intanto alla ripresa delle ostilità (ehm) la punizione viene calciata benissimo proprio dal partente play ucraino che lambisce la traversa con un mancino a scendere di poco sopra la manona aperta di Maignan. Siamo al 58′ e non accade nient’altro fino quasi alla fine del match che però si riaccende come un incendio estivo negli ultimi minuti.
Vitinha sotto porta ciabatta fuori al 77′. Poi Athekame raddoppia infilando Bijlow con un sinistro basso che regala un insperato 0-2 agli ospiti a dieci (anzi venti) minuti dalla fine.
Sì perché dopo il miracolo di Maignan su Ekhator e la zampata di Vasquez che infila l’1-2 in mischia sotto l’ascella del portiere francese, l’arbitro concede ben dieci minuti di recupero per via della già narrata petardata di inizio ripresa.
Sono momenti da incubo per Allegri che si sbraccia come un ossesso mentre vede Bijlow salvare su Bartesaghi, Pulisic e Rabiot il pallone del possibile tris.
La gara termina col Genoa in attacco tra le proteste del pubblico che grida “Siete come la Juve” ai milanisti.
Poi il rompete le righe con la festa finale a Malinovskyi e a mister De Rossi. Forse gli unici veri eroi della stagione rossoblu.