Genoa e Frosinone rappresentate dai rispettivi stemmi nella grafica della sfida al Ferraris sotto la guida di Alvini

Genoa e Frosinone si affrontano al Ferraris: la sfida mette alla prova la verticalità della squadra di Massimiliano Alvini e la solidità rossoblù.

Il Frosinone che sabato arriva al Ferraris non è una neopromossa da affrontare con sufficienza. Dopo tre giornate ha 6 punti, 6 gol segnati e 3 subiti: sconfitta di misura contro la Juventus, vittoria netta al Franchi contro la Fiorentina, successo interno sul Venezia. Il Genoa, al contrario, è ancora fermo a zero, con un solo gol realizzato e sette incassati.

La classifica dopo tre turni va maneggiata con prudenza, ma non ignorata. Dice che il Frosinone ha già trovato ritmo, entusiasmo e riferimenti offensivi. Dice anche che il Genoa deve iniziare il proprio campionato senza più rinviare. Non serve una partita bella da raccontare. Serve una partita seria, concreta, feroce nei momenti giusti.

Il Frosinone di Alvini: poco possesso, molta verticalità

La squadra di Massimiliano Alvini ha mostrato subito un’identità precisa. Non cerca il controllo attraverso il possesso prolungato. Accetta anche di lasciare palla all’avversario, si compatta, sporca le linee di passaggio e appena recupera prova ad attaccare in avanti con pochi tocchi.

I dati delle prime tre giornate aiutano a leggere il profilo della squadra. Il Frosinone ha avuto il 36,8% di possesso contro la Juventus, il 40,4% contro la Fiorentina e il 39,3% contro il Venezia. Numeri bassi, ma non passivi. Dentro quelle partite ha comunque prodotto 36 tiri complessivi, 16 nello specchio, 13 calci d’angolo e 3 legni.

È una squadra diretta, verticale, pronta a trasformare un recupero o una palla sporca in un’occasione. Non palleggia per sedurre. Cerca il morso.

Modulo fluido: 4-3-3, 4-2-3-1 e principi riconoscibili

Il sistema di partenza oscilla tra 4-3-3 e 4-2-3-1. Cambiano alcune letture, non l’idea. Alvini vuole densità centrale, esterni pronti ad attaccare lo spazio, un riferimento tecnico in mezzo e una punta capace di occupare l’area con continuità.

Calò è il giocatore che può dare pulizia nella prima costruzione e qualità sui calci piazzati. Masini lo conosciamo bene. Porta corsa, fisicità e inserimento. Schmid lavora tra centrocampo e attacco, cercando ricezioni utili alle spalle dei mediani avversari. Kvernadze è il profilo più imprevedibile sul lato sinistro, capace di strappare e creare superiorità. Fini aggiunge profondità e aggressività sull’altra corsia. Davanti, il centro del discorso è Antonio Raimondo.

Il Frosinone non ha bisogno di comandare il pallone per sentirsi dentro la partita. Sa aspettare, accetta fasi di pressione avversaria e riparte appena trova campo. Questa caratteristica lo rende pericoloso per un Genoa che nelle prime uscite ha mostrato difficoltà nella gestione degli episodi negativi.

Raimondo, quattro gol e movimenti da attaccante vero

Antonio Raimondo è il volto dell’avvio ciociaro. Ha segnato quattro gol nelle ultime due partite, due alla Fiorentina e due al Venezia. Il dato è forte, ma ancora più interessante è il modo in cui quei gol sono arrivati.

Raimondo attacca l’area con tempi puliti. Si muove tra centrale e terzino, legge il cross, aggredisce il primo spazio, resta vivo sulle seconde palle. Contro la Fiorentina ha segnato arrivando sul pallone servito da Kvernadze e poi ha chiuso la partita con un controllo e una conclusione da centravanti sicuro. Contro il Venezia ha colpito di testa su cross di Oyono e poi ha firmato il raddoppio sfruttando un pallone lavorato da Masini.

Quattro gol diversi, una costante: presenza reale negli ultimi sedici metri.

Per il Genoa il primo allarme è qui. Vasquez, Ostigard e Marcandalli non dovranno difendere soltanto sul pallone. Dovranno controllare tagli, intervalli, secondo palo, rimbalzi e seconde corse. Raimondo non ha bisogno di una partita piena di palloni. Gli basta essere servito due volte nel posto giusto. Quello che a noi un po’ manca.

Le armi del Frosinone: transizioni, piazzati, aggressività

La vittoria di Firenze è il manifesto più chiaro del Frosinone. La Fiorentina ha avuto più possesso, più territorio e un volume alto di conclusioni, ma il Frosinone ha colpito nei momenti decisivi. Ha sofferto senza scomporsi e ha trasformato le occasioni migliori in gol.

I calci piazzati sono un’altra risorsa. Calò ha piede, Bracaglia attacca bene l’area, Calvani e Monterisi portano struttura. Una squadra che spesso concede campo agli avversari ha bisogno di moltiplicare il valore delle situazioni da fermo. Alvini lo sa e il Frosinone le usa bene.

C’è poi l’aggressività sulle seconde palle. Contro il Venezia, la pressione iniziale e la capacità di lavorare sulle rimesse laterali hanno prodotto situazioni pericolose. Il 2-0 nasce proprio da una rimessa gestita con forza e lucidità, con Masini bravo a vincere il duello e servire Raimondo.

Il Genoa dovrà rispondere con la stessa intensità. Non potrà permettersi un possesso morbido, laterale, senza cambio di passo. Contro questo Frosinone il pallone va mosso con scopo, non per abitudine.

Dove il Frosinone concede: tanti tiri subiti e qualche calo

Il Frosinone ha punti, entusiasmo e un attaccante caldo, ma non è una squadra blindata. Nelle prime tre giornate ha concesso 60 tiri complessivi: 20 alla Juventus, 25 alla Fiorentina, 15 al Venezia. Solo 13 sono finiti nello specchio, segno di buona protezione dell’area e di una certa capacità di indirizzare le conclusioni avversarie verso zone meno pericolose. Il volume, però, resta alto.

Quando viene costretto a difendere troppo basso, può andare in affanno. Contro il Venezia, dopo il 2-0, ha subito la rimonta fino al 2-2 prima di trovare il gol decisivo con Kvernadze. È una squadra generosa, intensa, mentalmente viva, ma non ancora continua per novanta minuti.

Anche il dato dei falli racconta qualcosa: 54 in tre partite. Non va letto per forza come un limite. Indica aggressività, capacità di spezzare il ritmo, volontà di non lasciare all’avversario ricezioni comode. Per il Genoa può diventare una strada: giocare addosso, cercare duelli, portare il Frosinone vicino alla propria area, conquistare punizioni laterali e costringerlo a difendere sotto pressione.

Le mosse dalla panchina: Alvini cambia senza aspettare troppo

Alvini ha già mostrato buona disponibilità a intervenire. Contro la Juventus ha cambiato presto, inserendo energia e qualità per restare dentro la partita fino al recupero. Contro la Fiorentina ha gestito il vantaggio con cambi progressivi. Contro il Venezia ha dovuto correggere una gara diventata più complicata del previsto.

Il Frosinone ha alternative interessanti: Zerbin, Hasa, Grillitsch, Bîrligea, Ghedjemis, Terzic, oltre ai giocatori già utilizzati dall’inizio. Non ha ancora gerarchie intoccabili, ma ha varianti per modificare ritmo, fisicità e palleggio.

Per De Rossi questo significa una cosa: il Genoa dovrà prepararsi a più partite dentro la stessa partita. Il Frosinone può iniziare prudente, poi alzare intensità; può lasciare palla e colpire in ripartenza; può abbassarsi e cercare Raimondo o Kvernadze con uscite rapide. Servirà lettura dalla panchina, non solo piano iniziale.

Che partita può venire fuori al Ferraris

La partita più probabile è chiara. Il Frosinone non verrà al Ferraris per prendersi il possesso. Verrà per togliere aria al Genoa, schermare le prime uscite, chiudere le linee verso Baldanzi e colpire appena il Grifone perde palla in zona vulnerabile.

De Rossi deve evitare due errori già visti. Il primo è quello dell’Olimpico: tenere palla senza arrivare al tiro. Contro la Lazio il Genoa ha avuto possesso, ma ha creato pochissimo. Il secondo è quello del Como: partire bene, segnare, poi perdere distanze e lucidità dopo la reazione avversaria.

Sabato servirà una via più matura. Pressione sì, ma coordinata. Verticalità sì, ma senza buttare palla. Coraggio, ma con reparti corti. Il Genoa dovrà sporcare la costruzione di Calò, impedire a Schmid di ricevere libero tra le linee, raddoppiare su Kvernadze e tenere Raimondo lontano dalla porta.

La zona decisiva sarà la trequarti rossoblù. Se Baldanzi riceve fronte alla porta, può creare. Se viene costretto ad abbassarsi troppo, il Genoa perde qualità proprio dove dovrebbe guadagnarla. Osmajic dovrà attaccare profondità e area, Colombo dovrà incidere con più presenza e meno attese. Gli esterni saranno chiamati a un lavoro doppio: spingere, ma anche difendere preventivamente sulle transizioni.

La chiave per il Genoa: fare male, non solo fare la partita

Il rischio più grande per il Genoa è avere il pallone senza creare paura. Il Frosinone può convivere con un possesso rossoblù superiore al 50%, perché ha già dimostrato di saper vincere anche lasciando campo. Soffre di più quando viene attaccato con decisione, quando deve correre verso la propria porta, quando l’avversario riempie l’area e arriva alle conclusioni con continuità.

De Rossi lo ha ripetuto dopo le prime giornate: servono più tiri, più qualità negli ultimi metri, più giocatori capaci di saltare l’uomo e creare superiorità. Contro il Frosinone non basterà costruire meglio. Bisognerà concludere meglio, prima e di più.

Il Genoa deve mettere Palmisani sotto pressione. Deve obbligare i centrali ciociari a scegliere, muoversi, difendere sul corpo e sulla profondità. Deve alzare il numero di cross utili, non buttati. Deve recuperare seconde palle sulla trequarti. Deve trasformare il Ferraris in un problema tecnico, non solo emotivo, per il Frosinone.

Non è una finale, ma pesa già parecchio

Alla quarta giornata parlare di finale sarebbe eccessivo. Però Genoa-Frosinone pesa. Pesa per la classifica, per l’umore, per De Rossi, per una squadra che deve togliere lo zero e ritrovare fiducia.

Il Frosinone arriva meglio, con sei punti e un centravanti in piena fiducia. Il Genoa arriva con urgenza, qualità ancora da organizzare e una piazza che sa spingere anche nei momenti complicati. La designazione di Rapuano, con Camplone al VAR e Cosso AVAR, aggiunge un dettaglio da tenere sullo sfondo: dopo le discussioni delle prime giornate, sarebbe salutare parlare solo di campo.

La differenza la farà la lucidità. Il Genoa non deve inseguire l’ansia del risultato dal primo minuto, ma deve far capire subito al Frosinone che al Ferraris la partita cambia temperatura. Duelli, pressione, area piena, conclusioni. Niente possesso cosmetico. Niente paura.

La nota genoana

Da genoana, questa partita la sento delicata. Il Frosinone va rispettato perché i numeri lo meritano: ha gol, energia, idee semplici e chiare. Ma al Ferraris deve pesare il Genoa. Non il nome scritto negli almanacchi, il Genoa di oggi: quello che corre, contrasta, attacca l’area e non si nasconde dopo il primo errore.

Il Grifone ha appena festeggiato 133 anni. Una storia così non scende in campo da sola, e nessun compleanno porta punti in classifica. Però può ricordare a tutti cosa significa indossare quella maglia.

Sabato non serve una squadra perfetta. Serve una squadra viva. Serve una partita da Genoa, con il cuore caldo e la testa fredda. Il Frosinone ha già dimostrato di saper colpire. Adesso tocca al Grifone dimostrare di saper reagire.

Valentina Jannacone

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