Stephan El Shaarawy con la maglia della Roma saluta il pubblico durante una partita, nel possibile ritorno romantico al Genoa

Stephan El Shaarawy, con la maglia della Roma, saluta il pubblico durante una partita. Il suo possibile ritorno al Genoa sarebbe romantico, ma non risolutivo.

Il Genoa si prepara a riabbracciare Stephan El Shaarawy. La Gazzetta dello Sport parla di accordo fatto, Telenord lo dà atteso per visite mediche e firma, Gianluca Di Marzio scrive che il ritorno è “questione di ore”. Al momento manca solo il comunicato ufficiale del Genoa CFC.

Detto questo, il punto sportivo è chiaro: El Shaarawy può essere utile al Genoa. Ma non va venduto come la soluzione ai problemi offensivi del Genoa. Sarebbe una narrazione comoda, sentimentale, persino bella da raccontare. Il ragazzo nato a Savona, cresciuto nel settore giovanile rossoblù, lanciato in Serie A da Gasperini, che torna a casa sedici anni dopo. Il calcio vive anche di queste storie, e a Genova certe traiettorie sanno accendere qualcosa. Però il campo chiede altro: ritmo, tiri, uno contro uno, profondità, gol. E lì bisogna guardare i dati, non solo la cartolina.

El Shaarawy oggi: esperienza, qualità, ma minutaggio da gestire

Stephan El Shaarawy è un classe 1992, nato il 27 ottobre: oggi ha 33 anni e ne compirà 34 il prossimo mese. È un attaccante esterno, prevalentemente ala sinistra, destro naturale, abituato a partire largo per rientrare verso il centro e cercare tiro, combinazione o attacco del secondo palo. Svincolato dal 1° luglio 2026 dopo la fine del rapporto con la Roma, aveva già riportato a maggio il suo saluto ai giallorossi a fine contratto.

La sua ultima stagione alla Roma non racconta più il Faraone devastante del Milan 2012/2013, quello da 16 gol in Serie A. Racconta un giocatore di rotazione, ancora intelligente, ancora utile, ma non più centrale.

Non avendo seguito la carriera nel dettaglio, mi affido a siti professionali… Opta Analyst registra per lui nella Serie A 2025/2026: 20 presenze, 655 minuti, 1 gol e 2 assist. In tutte le competizioni, FBref gli attribuisce 28 presenze, 9 da titolare, 1.077 minuti, 2 gol e 2 assist. Sono numeri da comprimario di qualità, non da trascinatore offensivo.

Questo non significa che l’operazione sia sbagliata. Significa che va letta per quello che è: un’aggiunta tecnica ed emotiva a costo di cartellino zero, non il centravanti da doppia cifra che al Genoa continua a mancare.

Perché può servire a De Rossi

Il Genoa di De Rossi ha mostrato un problema evidente nelle prime uscite: costruisce, arriva anche discretamente sulla trequarti, ma tira troppo poco. Dopo Lazio-Genoa il tecnico lo ha detto senza nascondersi: la squadra non va abbastanza in verticale, non salta l’uomo, arriva negli ultimi trenta metri ma non conclude. È la diagnosi più importante dell’avvio di stagione.

In questo senso El Shaarawy ha una logica. Non è un attaccante d’area, non è un nove, non è il giocatore che ti riempie da solo i sedici metri. Però può dare una cosa che De Rossi ha chiesto esplicitamente: qualità nell’uno contro uno e capacità di alzare la pericolosità negli ultimi trenta metri.

Il suo movimento tipico è noto: parte da sinistra, riceve sul piede forte, punta l’uomo o finge di farlo, poi rientra sul destro. Può calciare, cercare il filtrante corto, appoggiarsi alla punta o attaccare il secondo palo quando l’azione si sviluppa dal lato opposto. Non ha più la frequenza esplosiva dei vent’anni, ma conserva letture da giocatore esperto. Sa quando stringere, quando restare largo, quando fare l’attaccante aggiunto.

Per De Rossi può essere un’arma in tre situazioni: da titolare in un 3-4-2-1 come trequartista largo a sinistra, da esterno offensivo se il Genoa passa a un 4-2-3-1, oppure da cambio negli ultimi trenta minuti quando serve qualcuno che non abbia paura di prendersi il tiro. Quest’ultima, oggi, sembra la collocazione più sensata.

El Shaarawy non sostituisce Norton-Cuffy: dà un altro tipo di pericolo

El Shaarawy non va letto come sostituto tecnico di Norton-Cuffy, perché il confronto diretto sarebbe sbagliato. Norton-Cuffy dava corsa, campo, strappo esterno, capacità di rompere una linea portando palla per trenta metri. Anche se nell’ultimo periodo si era un po’ perso proprio nelle sue qualità migliori, restava uno dei pochi giocatori del Genoa capaci di creare superiorità fisica e andare via nell’uno contro uno largo. El Shaarawy è un altro tipo di giocatore: non ti copre tutta la fascia, non ti dà la stessa profondità continua, non vive di progressione lunga. Può però dare qualità nell’ultimo terzo, tiro a rientrare, lettura del secondo palo, esperienza nella scelta e capacità di incidere anche con meno campo davanti.

Il riferimento più corretto, allora, non è Norton-Cuffy ma un veterano offensivo alla Pedro o, restando al Genoa, una funzione vicina a quella che negli ultimi anni ha avuto Messias: minuti selezionati, gestione intelligente, qualità negli ultimi trenta metri, capacità di accendere una partita sporca. Il punto è proprio questo: El Shaarawy può aggiungere pericolosità, ma non restituisce al Genoa la corsa persa con Norton-Cuffy. Se De Rossi cercava più uno contro uno, il Faraone può offrirlo in forma diversa, più tecnica che atletica. Ma se il bisogno era avere un esterno capace di ribaltare il campo, allora l’uscita di Norton-Cuffy resta una perdita non completamente compensata.

Dove può giocare nel Genoa

Nel 3-5-2 puro, El Shaarawy è meno naturale. Può fare la seconda punta, ma non è il suo vestito migliore. Può muoversi accanto a Colombo, Osmajic o Havel, ma rischia di ricevere spalle alla porta o troppo centrale, perdendo quella diagonale da sinistra verso il destro che ha costruito buona parte della sua carriera.

Nel 3-4-2-1, invece, diventa più interessante. Baldanzi può partire da una zona interna, Traorè può alternarsi tra le linee, El Shaarawy può occupare il mezzo spazio sinistro o allargarsi per dare ampiezza. In quel caso il Genoa avrebbe più giocatori capaci di ricevere tra difesa e centrocampo avversari, evitando di schiacciarsi in un possesso orizzontale sterile.

Nel 4-2-3-1 sarebbe ancora più naturale: El Shaarawy a sinistra, Baldanzi o Traorè dentro, un esterno più verticale dall’altra parte, una punta davanti. Ma questo richiederebbe una revisione degli equilibri difensivi. E oggi il Genoa non può permettersi leggerezze: ha già perso Martin e Norton-Cuffy, due esterni diversissimi ma comunque importanti per produzione e campo coperto.

La collocazione migliore, almeno all’inizio, sembra quindi quella del giocatore da rotazione qualificata. Mezz’ora vera. Una gara da titolare quando il piano partita lo richiede. Gestione fisica. Libertà controllata negli ultimi trenta metri. Non un ruolo da intoccabile, ma da specialista.

Cosa non risolve

Bisogna essere molto chiari, anche perché l’operazione rischia di piacere più alla memoria che alla classifica.

El Shaarawy non risolve il problema del centravanti. Non è l’attaccante da 10-12 gol che al Genoa continua a servire. Non è il giocatore che attacca sistematicamente l’area su ogni cross. Non è quello che tiene palla con il centrale addosso, fa salire la squadra e vive dentro il traffico dei sedici metri.

Il Genoa ha Colombo, Osmajic, Havel, Vitinha e ora, forse, El Shaarawy. Ma il dubbio resta: chi porta davvero la doppia cifra? Colombo non l’ha mai raggiunta in Serie A e non si può ridurre tutto alla mancanza di palloni. Osmajic ha fisicità e aggressività, ma va verificato nel calcio italiano. Havel è interessante, ma viene da un contesto diverso. Vitinha pesa più di quanto spesso gli venga riconosciuto, però non è un bomber.

El Shaarawy può aggiungere 4, 5, magari 6 gol se sta bene e viene usato bene. Può aumentare il numero di tiri, può dare un destro in più, può portare mestiere. Ma se il Genoa pensa di aver chiuso il problema offensivo con lui, allora il ragionamento è fragile.

Lato positivo: personalità e cultura del livello

C’è però un aspetto da non sottovalutare: El Shaarawy sa stare dentro il calcio vero. Ha giocato con Milan, Monaco, Roma, Shanghai Shenhua, Nazionale italiana. Ricordo le 32 presenze e 7 reti in azzurro. Non arriva un ragazzo da educare, arriva un giocatore che conosce pressioni, stadi, spogliatoi pesanti, momenti sporchi.

Per una rosa ringiovanita e piena di scommesse, questo conta. De Rossi aveva detto a fine stagione che, pur perdendo qualche giocatore, sarebbe stato importante rimettere dentro qualità, intensità, voglia e calciatori capaci di vivere il Genoa come una grande occasione. El Shaarawy, se davvero ha scelto Genova rinunciando a proposte economicamente più alte, almeno da questo punto di vista entra bene nel discorso.

E poi conosce De Rossi. I due hanno condiviso spogliatoio tra Roma e Nazionale, come ricostruito da Di Marzio. Questo non garantisce rendimento, ma può accelerare inserimento, comprensione dei compiti, fiducia reciproca.

Lato critico: età, ritmo e coerenza del progetto

Il dubbio resta. Ed è un dubbio legittimo.

Il Genoa ha impostato il mercato su sostenibilità, giovani, profili futuribili. Poi, a mercato chiuso, va su un 33enne svincolato. Non è una contraddizione automatica: ogni rosa ha bisogno di equilibrio tra età e prospettiva. Ma va capita la funzione.

Se El Shaarawy arriva per completare, insegnare, incidere a rotazione, può avere senso. Se arriva perché il club si è accorto troppo tardi di non avere abbastanza qualità negli ultimi metri, allora il segnale è meno rassicurante. Perché dopo aver ceduto Martin, Norton-Cuffy e Malinovskyi, il Genoa ha perso cross, corsa, tiro da fuori, esperienza e qualche punto di riferimento. El Shaarawy rimette qualità, ma non rimette tutto.

C’è poi il tema ritmo partita. L’obiettivo sarà riacquisire un ritmo smarrito negli ultimi mesi. Questo è un dettaglio essenziale: un giocatore svincolato può allenarsi, certo, ma la partita è un’altra materia. Non basta la storia, non basta la tecnica. Servono gambe, intensità, duelli.

Il giudizio: operazione utile, ma non cambia da sola il voto al mercato

Da osservatore, l’arrivo di El Shaarawy mi convince a metà. Da genoana, capisco l’emozione. Da “analista”, tengo il freno tirato.

È utile? Sì, se sta bene e se viene usato nel modo giusto.

È coerente con quello che chiede De Rossi? In parte sì: porta qualità, tiro, esperienza, una giocata individuale in più negli ultimi trenta metri.

È il giocatore che mancava davvero? Non completamente.

Perché il Genoa aveva bisogno soprattutto di tre cose: un centrale d’esperienza, una funzione stabile di regia e un attaccante di peso realmente affidabile. El Shaarawy non è nessuna di queste tre cose. È un’aggiunta interessante alla zona creativa, una soluzione tecnica in più, un giocatore che può aiutare Baldanzi e Traorè ad aumentare la qualità offensiva. Ma non è il nove, non è il regista, non è il difensore che comanda la linea.

La speranza è che diventi il Pedro del Genoa: pochi fronzoli, minuti intelligenti, gol pesanti, qualità quando la partita si sporca. Il rischio è che diventi un ritorno sentimentale buono per accendere i ricordi e meno per cambiare le partite.

La differenza la farà il campo, come sempre. E anche De Rossi, che dovrà usarlo senza lasciarsi guidare dall’amicizia o dalla biografia. El Shaarawy può essere una buona notizia. Ma il Genoa non deve raccontarsela troppo: se il problema è tirare e segnare, il Faraone può accendere una lampada. Non può illuminare da solo tutto il palazzo.

La chiusura genoana

Il ritorno a casa è bello. A Genova certe storie entrano dalla porta laterale e poi si siedono al centro della memoria. El Shaarawy è cresciuto qui, qui ha visto il calcio grande, qui può chiudere un cerchio.

Però il Genoa non vive di cerchi chiusi. Vive di punti. Di partite sporche. Di attaccanti che segnano quando il pallone pesa. Di esterni che saltano l’uomo. Di giocatori che entrano e cambiano il respiro della gara.

Se El Shaarawy sarà questo, benvenuto davvero. Se sarà solo nostalgia, allora no: il Genoa ha già dato abbastanza al romanticismo senza interessi in classifica.

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