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“Aveva sotto i piedi le braci ardenti”, “indomabile come un Toro scatenato”.  Più che negli articoli è nei tantissimi  ricordi e apprezzamenti,   con cui gli sportivi italiani hanno voluto salutare Aldo Agroppi, che emerge lo  spirito schietto e polemico  di questo calciatore , allenatore , commentatore,  coerente e pura espressione di quel cuore granata, esaltato ancor più dalla verve di  toscanaccio.

Il mondo del calcio, e tantissimi che lo hanno apprezato  e conosciuto, ricorda Aldo Agroppi, mancato a 80 anni nella sua  Piombino che gli diede i natali il 14 aprile 1944.

Come centrocampista ed emblema del cuore granata  vinse due  Coppe Italia, contando in quegli  anni anche cinque presenze nella nazionale. Proprio con i granata aveva avviato,dopo il Piombino,  il suo percorso nel calcio giovanile, passando nella stagione  1964 65 in prestito al Genoa.  Dopo le esperienze con Ternana e Potenza, la sua massima espressione in campo, anche per  grinta e passione, la ebbe nel Torino dal 1967 al 1975 (212 partite, 15 gol). E’ significativo come il suo esordio in granata avvenne quel tragico 15 ottobre del 1067, il giorno della morte di Gigi Meroni la farfalla granata, dopo un Toro Sampdoria.

Proprio nella stagione dello scudetto del Torino (1976)  fu ceduto a quel  Perugia del centravanti compagno Paolo  Sollier allenato da  Ilario Castagner, e patì per non aver potuto condividere sotto la Maratona quella gioia per tanti anni agognata.

Come allenatore seguì diverse squadre, iniziando con il  Pescara nel 1980 (sesto posto con 41 punti in B) , e subito dopo fu protagonista della promozione in A del Pisa di Anconetani.

Come tecnico allenò Perugia , Padova Como, Ascoli,  Fiorentina. Con i viola  nel 1993 chiuse la carriera di allenatore  per avviare quella di commentatore sportivo. Un opinionista, come si dice oggi,  mai banale, sempre pungente e schietto, con la sua grande esperienza di uomo di sport e  amante del calcio autentico , fiero di mostrarsi come partigiano dal cuore granata, ovviamente critico con i bianconeri. Insomma un personaggio che non ricorreva mai metafore e mezzi termini sia in campo che ovunque. Schiettezza pura, senza calcoli che non fossero altro che il proprio pensiero.

Tra i suoi hobby, come ricorda il giornalista conduttore televisivo e cuore granata Gino Stripoli, aveva la passione di collezionare dischi ovviamente in vinile:  “al suo primo posto c’era assolutamente Mina e il beat italiano, ammirando poi tutti i grandi degli anni ’60, ’70: Rolling Stones , Beatles ed Elvis”. Alla richiesta di un aneddoto ha risposto:  “Ce ne sono tantissimi ma ora sono troppo provato”.

Aldo Agroppi verrà ricordato con un minuto di silenzio su tutti i campi.

In pochi giorni il mondo granata ha perso due suoi grandi alfieri: il giornalista Gian Paolo Ormezzano e Aldo Agroppi, mentre tutto il mondo sportivo ha perso una voce critica, esperta e passionale, fuori dagli stereotipi paludati e ripetitivi che spesso caratterizzano i commenti sportivi.

 

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