@ravezzaniphoto
Fausto Pizzi nasce a Rho (Mi) il 21 Luglio 1967 ma cresce a Sesto San Giovanni (Mi).
Calcisticamente è cresciuto nell’Inter di Milano.
In nerazzurro ha vinto un torneo di Viareggio nel 1986, ha esordito in serie A ed ha vinto una Coppa Uefa nella stagione 1990\1991.
Il suo percorso professionale da giocatore l’ ha visto vincere anche una Coppa delle Coppe nella stagione 1992\1993 con il Parma allenato da Nevio Scala.

Pizzi ha giocato dal 1985 al 2006 e vestito molte maglie di diversi club nella sua carriera quali:
Inter, Centese, LR. Vicenza,Parma,Udinese,Napoli,Perugia,Genoa,Cremonese,Treviso,Cittadella,Reggiana,San Marino,Forlì.
Ha terminato la carriera da calciatore nei dilettanti del Terme Monticelli.

Nel suo prosieguo di carriera nel post calcio ha ricoperto ruoli da dirigente, da allenatore e da responsabile scout.

Come si chiamava la tua prima squadra e dove hai coltivato la tua passione per il gioco del calcio?
Il mio campo da calcio è sempre stato il cortile son cresciuto con i rimbalzi irregolari di un pallone non sempre tondo ed il terreno scosceso. Questa cosa penso mi abbia aiutato tanto a raffinare la mia tecnica che per natura è sempre stata di livello soprattutto nel mio piede sinistro.
Anche quando ero già all’Inter finiti gli allenamenti con la squadra nerazzurra, tornavo a casa ed una scappata in cortile con i miei amici a giocare a calcio non mancava mai.
La mia prima squadra fu a dieci anni una società di Sesto San Giovanni che si chiamava G.S Rondò Dinamo.

E Fausto Pizzi passa all’ Internazionale..
Le cose andarono così.
In settimana la società organizzò un amichevole al campo storico della Macallesi contro i pari età del Milan per vedere qualche profilo interessante.
Io ero in forma ed in venti minuti segnai tre gol tant’è che mi fecero uscire dal campo e comunicarono a mio padre ed a me che eravamo stati presi dai rossoneri.
Tornammo a casa ma poi al primo allenamento del Rondò ci dissero che non era possibile andare al Milan perché mi aveva già comprato l’Inter e così approdai alla squadra nerazzurra.
La cosa simpatica fu che io sono nato simpatizzante milanista ma poi nel mio percorso professionale devo soprattutto ringraziare l’Inter che con me si è sempre comportata splendidamente e rimarrà sempre parte del mio cuore.
Vi è stato un allenatore nel settore giovanile al quale sei maggiormente grato?
No ho imparato qualcosa da tutti.
Nel mio percorso professionale sin da piccolo sono sempre stato attento ad ascoltare ed osservare nel calcio.
Ho sempre avuto fame di imparare al di là dei colori delle maglie e queste mie caratteristiche insieme alle doti naturali ed all’allenamento mi hanno aiutato.
Nel settore giovanile ho avuto la fortuna di avere grandi allenatori che per me sono stati anche dei secondi padri.
Mario Mereghetti , Arcadio Venturi e Mario Corso son stati molto importanti per la mia crescita in nerazzurro.
Come giocatore mancino ho ammirato ed osservato in particolare maniera Mario Corso.
Vederlo calciare col suo sinistro era una cosa meravigliosa.
Quando facevamo i raccattapalle allo stadio Giuseppe Meazza per me era un momento da brividi.
Vedere da vicino i grandi campioni che calcavano l’erba di San Siro di tutte le squadre era una bellezza.
In quelle occasioni ho avuto la fortuna di vedere tanti campioni e di aver imparato molto.
La mia qualità maggiore è sempre stato il mio esterno sinistro ma sono certo d’aver migliorato questa mia dote naturale anche facendo il raccattapalle a bordo campo.

Parliamo della tua famiglia d’origine e quella attuale..
Sono stato assolutamente un bambino fortunato e non mi è mancato nulla.
Mio Papà è stato un impiegato comunale ed il pomeriggio riusciva a portarmi agli allenamenti mentre mia Mamma faceva l’operaia in una ditta edile.
Siamo quattro figli, due femmine e due maschi e la stessa cosa l’ho riproposta.
Mia moglie Monica ed io abbiamo quattro figli, due femmine e due maschi e da poco siamo anche diventati felicissimi nonni.
Il giorno del tuo esordio in serie A?
L’esordio non si dimentica ovviamente.
Domenica nove settembre 1990 con la maglia nerazzurra numero otto a Cagliari .
Vincemmo tre a zero con una tripletta di Jurgen Klinsmann.
Giocai bene quel giorno ma sono legato maggiormente alla mia seconda partita di campionato che fu contro il Bologna.
Mio padre era già mancato purtroppo e lui era tifoso del Bologna per cui quella rimane una giornata tatuata nella mia anima .
Vincemmo uno a zero con gol del mio amico Alessandro Bianchi.

Uno dei gol più belli della tua carriera è quello con la maglia del Napoli al San Paolo contro il Parma …
E’ un gol al quale sono particolarmente affezionato per vari motivi.
Uno è che lo feci ad un portiere fortissimo, oltre che un amico, come Gigi Buffon.
Un altro motivo è che lo feci con la maglia numero dieci del Napoli.

Era il primo anno che, sopra il numero nelle maglie, avevamo il nostro cognome scritto .
Quel gol ,ma anche quella stagione 1995\1996, con sulle spalle il numero dieci del più grande giocatore della storia del calcio Diego Armando Maradona per me rimarrà per sempre indelebile.
Recentemente, a Parma, ho ricevuto un quadro stupendo di quel goal disegnato dalle sapienti mani del maestro Franco Bochicchio.
Per me che sono cresciuto vedendo i suoi disegni sul Guerino Sportivo è stato molto emozionante.

A Vicenza sei stato due anni dal 1987 al 1989 ma sei ancora oggi considerato un eroe…
Fui ingaggiato nell’estate 1987 in serie C1 ed in veneto ho vinto, con sedici gol, la classifica marcatori nel campionato 1988\1989 .
Fu un finale di stagione da thriller.
Segnai un calcio di rigore all’ultimo minuto dell’ultimo turno di campionato contro il Tento che valse la salvezza del club biancorosso.

La stima con i vicentini è reciproca ed ancora oggi ricordo con tanto affetto quelle due stagioni che sono state tappe fondamentali per il mio percorso di crescita.

Nella stagione 1997\1998 hai militato nel Genoa del presidente Massimo Mauro..
Arrivavo dal Perugia e non fu una stagione fortunata come risultati.
Siamo arrivati ottavi ed abbiamo cambiato tre allenatori in quella stagione ossia: Gaetano Salvemini,Claudio Maselli e Tarcisio Burgnich.

A Genova son stato bene per me è stato un onore vestire la maglia rossoblù e poi giocare al Ferraris è molto emozionante.
Il Genoa ha uno stadio unico e la tifoseria calorosa del grifone lo rende ancora più bello.
Ho giocato con Davide Nicola, Gennaro Ruotolo,Vincenzo Torrente,Luca Cavallo ,Dario Morello,Felice Centofanti tutti compagni di squadra stupendi con i quali sono stato molto bene.

Parma è ormai la tua casa …
Ho giocato ,vissuto momenti belli e bellissimi come la vittoria della Coppa delle Coppe il 12 Maggio 1993 e meno belli.
Ho fatto il responsabile settore giovanile ripartendo da zero dopo il fallimento della società , ho allenato e ci vivo con la mia famiglia per cui inutile aggiungere che a Parma ci sto bene mi sento come a casa.
La città è bellissima le persone anche e con i suoi tipici francesismi per me è come una piccola Parigi.

La partita più importante?
Difficile dirlo, una importante è stata certamente Inter-Aston Villa del 7 novembre 1990.
San Siro scoppiava d’energia quella sera.
All’andata avevamo perso due a zero in Inghilterra ma al ritorno ribaltammo il risultato e passammo il turno con un poderoso tre a zero.
Il mio assist del terzo gol ad Alessandro Bianchi (sempre lui) rimane nei miei ricordi come un estasi.
Scoppiò lo stadio Meazza e grazie anche a quella vittoria conquistammo in quella stagione 1990\1991 la Coppa Uefa.

L’aneddoto che ricordo sempre fu quello della mattina nel giorno della partita serale contro gli inglesi.
Facevamo torello tutta la squadra insieme ed eravamo carichi a mille, tant’è che il torello fu molto caldo e virulento…
Trapattoni, che era l’allenatore quell’anno, aveva visto tutto l’accaduto da lontano ma, quando si avvicinò a noi ,fece finta di nulla.
Giovanni Trapattoni era un grandissimo motivatore e sapeva come comportarsi quando succedevano certe situazioni.
Il Trap aveva capito da quel torello che la squadra era carica al punto giusto.
Aveva ragione lui la sera facemmo una partita memorabile anche grazie al suo comportamento da grandissimo allenatore quale era.
Il giocatore più forte col quale hai giocato?
Se devo fare un nome dico Lothar Matthaus.
Era decisivo, una forza della natura vera e propria ma non era facile gestirlo ed in questo Trapattoni è stato un maestro.
Un altro nome che desidero fare è Andreas Brehme che era un giocatore fantastico ed una persona stupenda.
Quando arrivava al campo la mattina ad Appiano si avvicinava mi tirava il pallone in alto a 50 metri e poi mi diceva di stopparlo. Io lo stoppavo e lui mi diceva :”bravo Fausto te puoi giocare a San Siro” poi andava da qualcun altro che era meno tecnico faceva la stessa cosa con risultati diversi e lui gli diceva :” te non puoi giocare a San Siro” era sempre così Andy una persona simpatica bella e molto forte mi manca tanto.

Una cosa di cui vai fiero nel tuo percorso professionale ?
Quello di aver fatto la cosiddetta “gavetta” da calciatore, allenatore e dirigente.

Da calciatore il mio percorso alla Centese al Vicenza al Parma son stati fondamentali ed anche aver giocato nei dilettanti a fine carriera è stato importante.
Ho sempre avuto molta stima per il calcio dilettantistico in generale.
Da allenatore ho fatto al Parma tutto il settore giovanile uno scalino alla volta per poi arrivare a prendere l incarico di responsabile settore giovanile, sempre nella città ducale, incaricato da Nevio Scala.

Tutte queste esperienze mi sono servite per poi sviluppare, grazie all’Inter, l’esperienza da dirigente in Cina.
Nel paese asiatico ho fatto il direttore tecnico delle giovanili del Jiangsu Suning Football Club ed è stata un’esperienza magica non solo per quanto riguarda il calcio ma anche per aver avuto la possibilità di conoscere un paese bellissimo come la Cina che mi ha arricchito professionalmente ed umanamente.

Ora come ora di cosa ti occupi?
Nel calcio faccio scouting con una società spagnola.
Mi diverto ,mi piace e vedo il calcio sotto un’ottica diversa che aiuta sempre a crescere e amplificare le proprie conoscenze.
Fuori dal calcio mi occupo di commerciale per un’azienda di macchinari medici ed anche questo mi intriga parecchio.
Per me questo incarico è come stare in una società calcistica.
Le dinamiche professionali sono sempre le stesse ed il calcio è stato e sarà sempre la mia passione e la mia vita.

Bellissimo articolo ; un giocatore dalle qualità indiscusse e bella persona .
grazie Antonio. Fausto è un nr 1 in campo e fuori