Ci sono fotografie nella storia del calcio, in particolare durante i campionati mondiali, che acquistano sempre più forza anno dopo anno.
Sono ricordi indelebili che hanno un’enorme resistenza.
Per citarne qualcuno potremmo parlare dell’urlo di Marco Tardelli nella finale contro la Germania, nel mondiale vinto dall’Italia nel 1982 in Spagna, o la famosa” Mano de Dios” di Diego Armando Maradona, mondiale del 1986 in Messico vinto dall’Argentina.
La foto maggiormente iconica del mondiale argentino del 1978, giocato a Buenos Aires e vinto dai padroni di casa, rimane l’immagine che fa riferimento a un intenso abbraccio.
Fu un abbraccio talmente profondo ed emozionante che quella istantanea sarà ricordata da tutti come“ El abrazo del alma” , l’abbraccio dell’anima.

Nell’istantanea si vede un abbraccio tra il portiere argentino Ubaldo “Pato” Fillol ed il difensore Alberto Tarantini, appena finita la finale vinta dalla nazionale albi celeste contro l’Olanda a Buenos Aires.
Ma non ci sono solo i due calciatori argentini. Insieme a loro c’è un tifoso argentino che era riuscito ad entrare in campo.
Quel tifoso si chiama Victor Dell’Aquila ed all’epoca aveva 25 anni.
Victor era senza braccia da quando aveva dodici anni, per un grave incidente che aveva causato l’amputazione dei due arti superiori.
A quattro minuti dalla fine della partita, al gol di Daniel Bertoni che suggello’ la vittoria dell’Argentina per tre ad uno, Victor era riuscito ad evadere la sicurezza dello stadio Monumental e si era, piano piano, posizionato dietro la porta del portiere della squadra di casa Ubaldo Fillol.

Al fischio finale dell’arbitro italiano Sergio Gonella, nel vedere Fillol e Tarantini inginocchiarsi uno di fronte all’altro ed abbracciarsi, piangendo per la gioia, a Dell’Aquila venne naturale unirsi in quel forte abbraccio.
Un abbraccio rappresentativo di quel momento storico.
Quel momento unico fu raccolto dal fotografo Ricardo Alfieri e quella , ancora oggi, è la foto migliore di quel campionato mondiale argentino.

Il fotografo Alfieri quel giorno aveva 66 anni ed era già in pensione.
Al fischio finale non poteva correre insieme ai suoi colleghi più giovani fino al centro del campo per fotografare i festeggiamenti.
Nel cercare qualche immagine particolare l’occhio gli cadde su “Pato” Fillol e “Conejo” Tarantini, inginocchiati, abbracciati, e un giovane, senza braccia ,che arrivava per festeggiare vicino all’area di rigore.
Gli scatti fecero il resto e la storia fotografica di quell’evento, molto discusso per la situazione politica del paese argentino con tanto di dittatura, fu scritta.

Il calcio e’ anche una terapia. A Victor Dell’Aquila quel giorno ha regalato un sogno dopo che aveva dovuto pagare un prezzo molto caro all’età di soli 12 anni.

Dell’Aquila è sempre stato un tifoso del Boca.
Il fatto che questo evento capitò nello Stadio Monumental di Buenos Aires, la casa degli eterni rivali del River Plate, è un ulteriore segno di unione e rende ancora più magico quello scatto.
Un vero xeneize abbracciato, nell’ abbraccio dell’anima, insieme ad un uomo Boca Juniors come era Alberto Tarantini ma anche abbracciato ad una bandiera del River come “Pato”Ubaldo Fillol.

Storia bellissima, una di quelle che solo il calcio ci sa regalare.
Grazie Filippo un abbraccione✨️✨️
Una storia bellissima piena di sport, emozioni e sentimenti
Grazie Carlo
Muy buena tu recordación Flavio. Pero es necesario recordar que todo ello ocurrió durante la Dictadura Militar en mi país, las cárceles llenas de Presos Políticos, miles de miles, alrededor en esa época 25.000 asesinados desaparecidos, según documental hecha pública por la CIA, EEUU hace muy poco, ya que de todo ello era informado por la Dictadura a sus amos del norte. ¿Sabes que fue la operación Cóndor?, todos los países limítrofes al nuestro más Perú tenían Dictaduras Militares e igual tarea que la nuestra. Por ello era difícil, aunque muchos lograron salir del país. Holanda se negaba a venir a competir, en Europa no ignoraban lo que ocurría en SURAMÉRICA. Los escoceses, con sede en Córdoba fueron llevados de paseo al Dique San Roque, allí le preguntaron a la guía si era el Dique en que arrojaban los cuerpos de los militantes, para desaparecerlos, esto relatado a mí, por la propia guía. Yo no salí a celebrar el Mundial 78, había salido en libertad el año anterior mis principios y sabiendo que era una final arreglada, para distraer al Pueblo no me lo permitían. Sos un amigo Flavio y sentí la necesidad de contarte esto. ABRAZOS.
Muchas gracias ,un abrazo COPETE