Stadio dei Marmi di Carrara, notte, tifosi dello Spezia e della Carrarese davanti al campo
“I’ll see you on the dark side of the moon”.
Le parole dei leggendari Pink Floyd rimbalzeranno per molto tempo nelle orecchie dei (pochi) tifosi spezzini presenti ieri allo Stadio dei Marmi di Carrara, luogo che ha visto porre la pietra tombale sulla salvezza dello Spezia proprio dai rivali storici, gli acerrimi nemici/vicini di casa.
La storia sa farsi beffarda e cinica, quando ci si mette.
Le due province, La Spezia e Massa-Carrara, sono unite e legate a doppio filo da secoli. E’ la Lunigiana il trait di (dis) – union: la terra della Luna separata dal fiume Magra che la taglia in due a cavallo del confine, invisibile ma decisivo ai fini dell’inimicizia calcistica, quello tra Liguria e Toscana.
E’ a questo che dobbiamo la manciata di sostenitori bianconeri presente in questa umida serata di Pasquetta: per gentile concessione dal prefetto massese e solo per privilegio di residenza nei vicini comuni di Pontremoli, Aulla e Fosdinovo etc, tutti a trazione spezzina motivi telefonici (il prefisso 0187 come comune denominatore) ma non geografici.
Insomma, una zona ibrida che sfocia in una rivalità arrivata al culmine in una partita dagli aspetti estremi: lo Spezia al punto più basso degli ultimi suoi quindici anni, dopo essere arrivata dieci mesi fa a un solo gol dalla massima serie.
La Carrarese invece al suo Zenit, in quello più in alto di sempre. E tutto mentre l’umanità raggiungeva la massima distanza dalla Terra, ossia proprio dietro la Luna.
Il derby apuo-ligure è stata una vera Waterloo per gli spezzini, travolti e umiliati dai gialloblu, ora a un passo (anzi due) dai playoff per raggiungere la A.
Diventa difficile commentare una gara giocata in maniera tanto disastrosa dagli uomini di mister D’Angelo, richiamato per rimettere insieme i cocci generati dalla gestione Donadoni, ora piombati all’ultimo posto assieme alla Reggiana e scavalcati pure dal risorto Pescara di Insigne.
Perché dopo aver sfiorato il gol con Aurelio, che ha mancato la porta a due passi da Bleve, lo Spezia ha subito una serie terrificante di schiaffi nel giro di pochissimi giri di lancetta che hanno chiuso i conti con il match poco dopo la mezz’ora di gioco.
Prima Calabrese ha svettato di testa sopra tutta la difesa spezzina superando un Radunovic apparso troppo lento nel tuffo. Poi Finotto ha raddoppiato nell’azione successiva su un contropiede clamoroso, concesso dagli spezzini totalmente sbilanciati nella metà campo avversaria. Neanche il tempo di rifiatare che Abiuso falliva la palla del 3-0 calciando altissimo un rigore prima di realizzare dalla distanza un pallonetto perfetto, annullato per un fuorigioco millimetrico.
Un quadro sufficiente per descrivere lo spaesamento in campo dello Spezia dove il solo Artistico, bomber da dodici gol in questa sciagurata annata, si è impegnato lottando come un leone nel deserto, unico a guadagnarsi una sicura pagnotta in cadetteria per l’anno prossimo.
Mentre la Carrarese ha avuto sprint, corsa, grinta e un’organizzazione di gioco invidiabile. Una macchina oliata alla perfezione dal mister Calabro che ha visto nel guizzante italo-albanese Hasa, sempre nel vivo dell’azione, l’uomo in più.
Il ragazzo è attenzionato dal Genoa e ha sostituito ottimamente per gran parte della stagione l’argentino Schiavi, matador della partita d’andata e rientrato proprio ieri sera tra l’ovazione del suo pubblico.
A inizio ripresa ancora Hasa si metteva in mostra con un destro chirurgico andato a stamparsi sul palo prima del 1-2 spezzino ad opera di Valoti, che scaricava con rabbia una palla vagante a centro area raccolta dopo un legno di testa di Artistico. A questo punto i gialloblu hanno temuto il peggio: una gara che poteva essere sul 4-0 si è improvvisamente riaperta come solo nel gioco del calcio può capitare. Ma era un fuoco di paglia.
Al gol bianconero gli animi si sono accesi in tribuna per un’esultanza non consentita dai tifosi di casa. Qualcuno ha gioito troppo presto e le forze dell’ordine hanno dovuto smorzare sia gli entusiasmi che i bollenti spiriti.
E’ stato il momento in cui lo Spezia ha provato a credere in una rimonta che avrebbe avuto senso solo se tramutata in vittoria. Ma a un quarto d’ora dalla fine il bravissimo Abiuso trovava il suo sigillo personale su centro col contagiri ancora da parte dell’imprendibile Hasa.
E la notte è calata così come la stagione, buia, dello Spezia. Ingloriosamente, con un increscioso finale fatto di tre espulsi a uno, stavolta per gli ospiti, che finivano in 8 uomini il proprio calvario ai piedi delle Alpi Apuane.
L’amarissimo lunedì del D’Angelo si è chiuso tra gli “Olè” irriverenti mescolati al “Tornerete in serie C” dei tifosi marmiferi. Che ci si poteva augurare di peggio? Ah sì, una bella contestazione notturna al rientro a casa, con gli ultras spezzini che hanno circondato il pullman aquilotto tra insulti e minacce di ogni tipo, riuscendo pure a mandare una decina di poliziotti all’ospedale.
Mancano cinque partite alla fine di questa agonia e due di queste si giocheranno in casa, contro Mantova e Sudtirol. Ma grazie a questo episodio probabilmente anche il Picco verrà negato ai propri sostenitori dalle forze dell’ordine.
La speranza sarà pure l’ultima a morire.
Ma è certo che a Spezia non si sente molto bene, nascosta nel lato oscuro della Luna.