Antonio Sabato è nato a Novara di Sicilia in provincia di Messina il 9 Gennaio 1958.
Calciatore di ruolo mezzala, era dotato di tanta tecnica , tanta corsa ed ha calcato i campi dal 1976 al 1993.
Antonio è cresciuto nell’Internazionale di Milano ed ha militato in importanti club quali: Inter Torino,Catanzaro,Ascoli Sambenedettese,Forlì ed Alessandria.
Il calciatore , di origini siciliane, ha inoltre collezionato una ventina di convocazioni in nazionale e giocato quattro volte con la maglia azzurra.

Come sono gli albori di Antonio Sabato e come arriva la passione per il calcio?
Sono nato a Novara di Sicilia in provincia di Messina ma dopo un anno e mezzo mi sono trasferito con i miei familiari a Valle Ambrosia, vicino a Rozzano, in provincia di Milano.
Con i miei due fratelli ed una sorella siamo cresciuti in Lombardia i miei genitori si erano trasferiti in cerca di lavoro come erano soliti fare in tanti in Italia in quel momento storico.
I miei genitori facevano gli operai e ricordo le foto insieme dal Duomo di Milano da mandare ai parenti ed amici a Novara di Sicilia per far vedere che eravamo riusciti a sistemarci.
Erano gli anni dal 1968 al 1970 ed io passavo gran parte delle mie giornate a correre dietro il pallone.
Giocavo spesso con i più grandi perché me lo chiedevano visto che me la cavavo a calcio.
In quel periodo per giocare a pallone era difficile trovare un oratorio con un campo da calcio.
L’unico oratorio abbastanza vicino era a Basiglio, dove vivo attualmente.
Ricordo che per andarci prendevo la bicicletta e pedalavo per 40 o 50 minuti ma non sentivo la fatica perché andare a giocare lì era per me come andare a giocare a San Siro.
Nell’oratorio c ‘era un campo in erba e si giocava tra paesi l’uno contro l’altro. Erano partite infinite e si tornava a casa cotti ma ebbri di gioia.
Sotto casa dei miei genitori io facevo sempre “muretto”, passavo ore a migliorare la tecnica tirando pallonate contro un cancello verde di una ditta.
Il figlio del titolare non ne poteva più ed un giorno disperato dalle mie pallonate scese e mi disse : “so che sei bravo a giocare a calcio ora ti trovo una squadra per giocare così la finisci di colpire il cancello della nostra ditta”.
Mi propose una squadra che si chiamava “la Milanese” ed io gli dissi che dovevo parlare con i miei genitori.
I miei genitori accettarono la proposta, mi spronarono ed io andai a giocare in una squadra di calcio vera.
Avevo 12 anni, il campo era a Milano in Piazza Corvetto e mio padre che aveva sentito dire che ero bravo, mi aiutò per gli allenamenti.
Per due anni pagò una persona per portarmi ed andarmi a prendere agli allenamenti e questa è una delle tante cose per cui sarò sempre grato ai miei genitori.
Alla fine delle due stagioni il presidente della Milanese mi chiama e mi dice che mi vogliono 4 squadre: Milan, Inter, Juventus e Torino.
Da piccolo mi portavano sempre a vedere la squadra rossonera ed io di conseguenza simpatizzavo per il Milan così feci presente che la mia scelta sarebbe stata il Milan.
Dalle mie parti mi chiamavano tutti “Riverino ” perché avevo la maglia rossonera e giocavo benino.
La squadra che mi volle con più convinzione però fu l ‘Inter ed io, malgrado la delusione iniziale, iniziai il percorso con la casacca nerazzurra.
Dai 13 anni all’esordio in serie A.
Come fu il giorno dell’esordio?
La premessa è che quando fai tutto il percorso delle squadre giovanili in una società, e con la stessa arrivi in massima serie, esordire è doppiamente una gioia.
Chi ha fatto un percorso come il mio si tatua addosso la maglia per cui l’esordio fu un momento di estrema felicità.
L’allenatore della prima squadra era Beppe Chiappella ed io quell’anno avevo fatto bene con la squadra primavera.
La data del mio esordio è stato il 7 Novembre 1976.
L’Inter era piena di infortunati e doveva affrontare il Torino dell’allenatore Gigi Radice campione d’Italia in casa dei granata.
Finì uno a zero per i granata ed io ricordo mister Chiappella che , a venti minuti dalla fine. , mi mise in campo.
Dopo poco ricordo bene una legnata presa dal mio amico Luigi Danova che mi impedì di pareggiare e mi diede il benvenuto nel calcio che conta.
L’anno seguente vai a giocare a Forlì..
Due anni a Forlì in prestito in serie C.
Mi aveva voluto il presidente Bianchi che mi aveva visto l’anno prima giocare contro il Cesena.
Avevo un problema al quadricipite che non riuscivo a risolvere ma lui mi volle ugualmente.
Mi mise a disposizione una struttura ed il massaggiatore della società romagnola Marino.
In un mese mi recuperarono totalmente.
Con me il presidente Bianchi, che era un personaggio vulcanico, si era comportato benissimo ed ancora oggi lo ricordo con piacere.
In quella squadra c’erano giocatori che hanno fatto una carriera luminosa come Massimo Bonini nella Juve in seguito per citarne uno.

E arriva la Sambenedettese..
Anche in questo caso mi vide e volle l’allenatore Pietro Maroso.
Fu un’annata strana.
Eravamo una squadra giovane e nella prima parte facemmo bene poi Maroso venne esonerato e l’allenatore subentrante Marino Bergamasco investì sui più anziani, così noi giovani giocammo meno.
Ricordo che come compagno di squadra avevo gente come Stefano Tacconi che già conoscevo per aver giocato con lui nella primavera della squadra nerazzurra.
Era fortissimo già a quei tempi e la sua carriera meritatissima ha parlato per lui.
Dopo la Samb vai in Calabria a Catanzaro..
Ero tornato all’Inter ma ero in crisi perché l’annata a San Benedetto non era andata benissimo.
Tarcisio Burgnich era l’allenatore del Catanzaro e chiese alla società meneghina di aggregarmi per la preparazione in attesa di decidere se farmi mettere sotto contratto o meno.
La preparazione andò molto bene, ero stimolato e passai al Catanzaro in comproprietà con l’Inter per due stagioni.
Ho fatto due ottime stagioni ed ho giocato con grandi giocatori come Massimo Palanca, il primo anno, Edy Bivi ,Carlo Borghi e Massimo Mauro il secondo anno con allenatore Bruno Pace.
Palanca era pazzesco.

Calciava il pallone in maniera unica col suo piedino sinistro magico numero 36.
A Catanzaro lo stadio è ubicato in un cucuzzolo e c’era spesso molto vento.
Quando c’erano le punizioni con vento a favore ricordo che, noi giocatori giallo rossi ,andavamo già a centrocampo perchè Massimo tirava dei siluri veri e propri che prendevano traiettorie impossibili per i portieri avversari.

Dopo le due stagioni in giallorosso torni all’Internazionale per centomila lire..
Ero di proprietà al cinquanta per cento dell’Inter ed al cinquanta per cento del Catanzaro.
Tra l’altro ero da poco reduce da un’eliminazione di Coppa Italia in semifinale proprio contro la squadra nerazzurra.
Avevamo perso a Milano due ad uno mentre a Catanzaro vincemmo tre a due ma non bastò per passare il turno.
Ebbi l’occasione di fare il quattro a due ed eliminare l’Inter ma presi il palo e passarono i meneghini che poi vinsero la Coppa Italia.
Le due società non si misero d ‘accordo sulla mia comproprietà così ci furono le “buste” a decidere il mio futuro.
L’Inter offrì centomila lire più dei calabresi ed io tornai in Lombardia.
Per la precisione ricordo bene che il Catanzaro scrisse nella busta 656.000.000 mentre l’Inter scrisse 656.100.000
All’Inter ho giocato tre anni con tanti campioni ,ho avuto grandi allenatori e due presidenti come Fraizzoli e Pellegrini.
Il rapporto con l’Inter è stato un percorso di crescita profondo.

Il primo anno con l’allenatore Rino Marchesi ho fatto bene fino a che un infortunio al ginocchio mi ha rallentato la stagione.
Il mister era uno che mi aveva dato tanta fiducia, era una persona tranquilla ,pacata e molto preparata.
Erano le stagioni con i due punti a vittoria e Marchesi diceva spesso che non si poteva sempre vincere ma neanche sempre perdere. Era molto equilibrato.
Il secondo anno arrivò come allenatore Gigi Radice.
La squadra era forte, iniziammo male la stagione, ma in seguito ci riprendemmo ma era tardi e fu il preambolo al cambio di società.
Il presidente Ivanhoe Fraizzoli aveva ceduto la società ad Ernesto Pellegrini il quale aveva scelto come allenatore Ilario Castagner.
Con Ilario Castagner non ho avuto un buon feeling, lui mi faceva giocare fuori ruolo, come esterno, ma quella non era la posizione adatta alle mie caratteristiche.
Nell’Inter ho giocato con campioni di altissimo livello italiani e stranieri.
Come stranieri c’erano calciatori come Kalle Rummenigge, Liam Brady, Hansi Muller e Ludo Coeck.
Come Italiani ho giocato con Bordon,Muraro,Marini,Zenga,Ferri,Bergomi e tanti altri.
Ho avuto la fortuna di giocare con gente che ha fatto la storia del calcio ma soprattutto erano professionisti seri e persone molto umili in campo e fuori.
La stagione 1984/1985 non andò bene e, a fine anno ,mi comunicarono che avevano preso Marco Tardelli e sarei stato ceduto perchè avrei giocato poco.
Lasci l’Inter e passi al Torino di Gigi Radice…
L’allenatore mi conosceva e mi volle in maglia granata.
Siamo stati un grande gruppo in campo e fuori a parte l’ultimo anno dove non abbiamo fatto bene.
La maglia granata è stata una bellissima esperienza con giocatori molto forti.
Ci allenavamo al Filadelfia dove resiste un’energia unica che solo il Toro con la sua storia possiede.
Tra i giocatori ricordo in particolare Leo Junior.

Il campione brasiliano era mostruoso in campo ma anche come compagno di squadra era unico.
Finita la partita o gli allenamenti si andava in un locale con le nostre rispettive famiglie e Leo suonava ballava era sempre gioioso ed in supporto del compagno di squadra.
Le nostre famiglie si sono unite al punto che Junior è il padrino di mia figlia Beatrice.
Al Toro il punto di forza è stato proprio lo stare bene insieme con le nostre famiglie.
Questo ha dato molta serenità a noi giocatori per svolgere il mestiere nel migliore di modi e forse è la cosa che è venuta meno nell’ultima stagione 1988/1989.
Dalla maglia granata a quella bianconera marchigiana ..
Mi volle Eugenio Bersellini che era l’allenatore di quell’Ascoli con il vulcanico presidente Costantino Rozzi.
Bersellini era una bravissima persona.
Era tutto tranne che un sergente di ferro come spesso viene erroneamente raccontato.
Il mister era molto dolce, una persona seria ma molto buona col quale sono stato benissimo ed ho imparato tanto.
Quando mi chiamarono all’Ascoli chiamarono anche Alessandro Altobelli che era in uscita dall’Inter.
Altobelli ed io andammo insieme ad Ascoli per discutere un eventuale contratto.
Io trovai un accordo mentre Spillo non si accordò con il presidente Rozzi ed andò a giocare con il Brescia.
Ad Ascoli ho legato con molti giocatori tra i quali Walter Casagrande.

Il calciatore brasiliano quando ricevette la proposta di andare al Toro mi chiese cosa ne pensassi.
Io gli risposi che il Toro è il Toro e che se non fosse andato lo avrei portato io a vestire la maglia granata.
Con Walter siamo legati ancora ora ed io sono il padrino di uno dei suoi figli.
Nella stagione seguente con mister Nedo Sonetti abbiamo conquistato la massima serie per poi chiudere la carriera professionistica all’Alessandria in serie C.
Sono stato tre anni con i grigi ,come capitano, poi ho appeso le scarpe al chiodo.

Qual è stato il goal più importante della tua carriera?
Internazionale-Rangers Glasgow allo stadio Meazza in Coppa Uefa nel 1984
Vincemmo tre a zero, il primo goal lo feci io di testa, dalla gioia mi aggrappai alla grata sotto la curva nord e non volevo più staccarmi.
Nel calcio moderno si gioca di continuo, fino alla nausea, quando giocavo io erano rare le occasioni di giocare la sera ed in uno stadio pieno come quello di Milano nelle partite di coppa.
In queste occasioni lo stadio Giuseppe Meazza è sempre stato unico.

Oggi cosa fa Antonio Sabato?
Ho un attività a Milano di abbigliamento ma soprattutto ho una famiglia che mi godo, con mia moglie Elena e due figli Beatrice e Niccolo’ inoltre sono nonno di tre adorati nipoti che si chiamano Ernesto,Filippo ed Edoardo.
Sono tornato a Basiglio a vivere dove avevo iniziato il mio percorso e tutte le volte che passo davanti all’oratorio, sogno e penso a come dobbiamo essere sempre grati alla vita.

Bella intervista!
Grazie Angelo
Antonio Sabato un GRANDE in campo e perfetto GENTLEMAN fuori! BRAVO.
Un bravo anche al giornalista.
Grazie mille
Che dire!! uomo di grande intelligenza, umanità ed un grande centrocampista!!!
Questa bellissima intervista mette in evidenza la rara connessione tra l’intervistato e “l’intervistatore”. Davvero intelligenti e pulite le domande rivolte ad Antonio, il quale conoscendolo, abitualmente non ama raccontarsi, invece lo ha fatto raccontando con la consueta grande umiltà la sua bellissima carriera e tu Flavio evidentemente sei stato molto bravo a metterlo a suo agio. Grandissimi entrambi, un bel lavoro di squadra!!!
Grazie Giuseppe il tuo commento mi fa estremamente piacere perché ,detto da un professionista serio e competente del mondo del calcio come te, ha un peso particolare per me. Antonio Sabato come sai meglio di me e’una persona splendida e l intervista è venuta bene gazie alla sua profonda umanità.