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Nato a Monza il 7 Novembre 1970 Giuseppe Dello Russo è un importante osservatore calcistico dal 1998.
Il mestiere attualmente è svolto principalmente in Germania, Francia ma soprattutto Belgio e Olanda dove vive Giuseppe.
Nel suo percorso c’è stata anche l’Italia e di conseguenza Dello Russo ha avuto molte collaborazioni con società importanti italiane come: Brescia, Parma, Chievo ,Sampdoria ,Milan ed Inter.
Inoltre Dello Russo ha avuto collaborazioni con squadre europee come : Ajax, Heerenveen,Monaco e Feyenoord.
Ha avuto inoltre collaborazioni con agenti per giocatori importanti come: Van der Meyde,Ibrahimovic,Van Bommel,Sneijder,Chivu e l’italiano Pellè.
Come nasce la passione per il calcio e per questo mestiere?
Sono nato a Monza con il calcio nel sangue.
Calcisticamente seppur per un breve periodo, ho giocato in squadre giovanili di Monza e Inter.
Ero una discreta punta, ho sempre fatto gol, ma presumibilmente non ho convinto totalmente per poter sfondare alti livelli; finita la scuola ,decisi di iniziare ad investire sulle lingue straniere.
Mi ha sempre affascinato questa cosa di conoscere altri mondi, altri usi e consuetudini pur rimanendo sempre molto legato al mio paese d’origine.
Sono andato a vivere un anno in Inghilterra, in attesa della chiamata del servizio Militare, e due anni in Germania, lavorando per mantenermi ed imparando le lingue delle due nazioni.
Questa cosa mi ha allargato gli orizzonti ed oggi parlo quattro lingue ossia inglese, tedesco , olandese e francese in maniera corrente, oltre a qualche nozione di spagnolo.
Ho sempre avuto questa propensione verso gli altri e soprattutto verso chi ha creduto in me e viceversa.
I primi anni non sono stati semplici e senza guadagno ma su questo ho avuto la fortuna di avere un grande esempio dai miei genitori.
Mamma e Papà sono originari della Lucania e della Puglia.
Sono venuti da “giovanissimi” a Milano come tantissimi italiani facevano in quel momento storico.
Ho visto la dignità dei miei genitori nello svolgere attività commerciali legate alla ristorazione da sempre e questa cosa mi ha aiutato tanto come esempio da riproporre ai miei due figli.
Vivo in Olanda ed i miei due figli Sofia e Daniel hanno respirato l’aria di calcio in casa da sempre.
Giocano entrambi a pallone con reciproca soddisfazione.
Il primo incarico come scouting?
Il primo incarico fu al Brescia nel 1998.
Conoscevo Massimo Morales che era un osservatore del Milan, con un passato da vice allenatore del Bayern, al fianco di Giovanni Trapattoni.
Un giorno gli dissi che mi sarebbe piaciuto fare il suo mestiere, sebbene lui di fatto ancora oggi sia un allenatore “prestato” all’attività di osservatore in qualche occasione, e lui mi prese sul serio.
Mi propose al Brescia dove il direttore Generale era Pietro Lo Monaco.
Lo Monaco era molto bravo, vedeva giocatori come pochi per cui avevo solo da imparare stando vicino a lui.
Mi presero senza contratto e senza rimborso spese.
Era un investimento su me stesso per poter iniziare e crescere nel percorso da osservatore.
Il mio compito era quello di guardare giocatori per la prima squadra.
Feci un bel lavoro e Lo Monaco capì che avevo un buon occhio così il secondo anno mi offrì un rimborso spese sempre senza contratto.
Per la terza stagione mi sentivo meritevole di un contratto e non avendo trovato un accordo in tal senso con il Brescia, accettai la proposta di una società di consulenza in Belgio.
Feci una stagione a Bruxelles poi mi chiamò il Parma.
C’erano Arrigo Sacchi direttore generale, Cesare Prandelli allenatore ed il capo della rete osservatori era Fausto Pari.
Ero referente del Parma per nazioni quali Belgio Olanda Germania in particolare, ma anche parte della Francia.
Al termine della stagione 2002-03, Sacchi decise di smettere per problemi legati allo stress e Fausto Pari fu chiamato dalla Sampdoria.
E passi alla Sampdoria..
Pari mi disse che lui sarebbe andato alla Sampdoria e mi propose di seguirlo.
Mi trovai con Giuseppe Marotta direttore generale a Genova.
Dopo una stagione Pari andò via e arrivò Fabio Paratici col quale ho collaborato per 5 stagioni
E collabori con Giovanni Sartori ..
Dopo 6 anni di Samp ebbi un contatto con Sartori che già avevo avuto la fortuna di conoscere e a quel tempo era al Chievo Verona.
Lavorai 1 stagione per il Chievo e fu un’esperienza bellissima anche perchè lavorare con una persona come Giovanni è un arricchimento unico.
Sartori è uno che fa centinaia di chilometri per andare a vedere un giocatore in un giorno.
Un lavoratore unico, un passionale di una serietà magistrale.
Zero fuffa molta sostanza oltre che un intenditore pazzesco di calcio.
I suoi successi di oggi al Bologna sono tutti stra meritati e non casuali.
E dopo Sartori arriva Ariedo Braida ed il Milan…
Ariedo ogni tanto mi chiedeva delle relazioni per andare a vedere squadre contro le quali avrebbe giocato la squadra rossonera.
Le relazioni finivano ad Ancelotti che era l’allenatore di quella squadra.
Andai ad Eindhoven a vedere il Psv dove giocava un certo Van Bommel..
Braida in seguito poi mi chiese una relazione sull’ Heerenveen che avrebbe giocato contro il Milan in Coppa Uefa.
Fatta la relazione, dopo aver visto una partita degli olandesi , Ariedo mi chiamò e mi disse che l’indomani sarei dovuto andare a Milanello.
Braida mi disse che mi avrebbe aspettato Franco Baresi e che mi avrebbe portato da Carlo Ancelotti.
Ero emozionatissimo ovviamente davanti a due mostri sacri del calcio nostrano.
Carlo Ancelotti mi piacque tantissimo.
Mi disse di chiamarlo:” Carlo” e prima di un allenamento mi ascoltò quaranta minuti a parlare della squadra olandese dandomi una grandissima soddisfazione.
Un anno dopo ero al MIlan.
Ho fatto quattro anni con Ariedo Braida che ritengo tuttora un padre calcistico.
Ho conosciuto la perfezione, un club perfetto sotto l’aspetto della comunicazione e dell’organizzazione.
Mi piace ricordare che Ariedo Braida è stato l’uomo che ha portato al Milan 5 palloni d’oro: Gullit,Van Basten,Weah,Kakà,Shevchenko.
L’ultimo anno al Milan fu difficile..
Ci fu il passaggio di proprietà nella stagione 2017/2018.
Io fui contattato da Massimiliano Mirabelli che era diventato il nuovo direttore generale e già conoscevo.
Mi propose di tornare in rossonero ed io accettai la proposta.
Quell’anno andai a vedere in Francia un Lille-Monaco zero a quattro.
Segnalai il portiere del Lille che era un certo Maignan ed a quel tempo aveva ventidue anni.
Il portiere francese aveva preso quattro gol ma aveva grandissime qualità.
Dal Milan all’Internazionale..
Un sogno per me da sempre tifoso della squadra nerazzurra.
Avevo parlato col Direttore sportivo della squadra nerazzurra Piero Ausilio e mi ero accordato con lui.
Un lavoratore esemplare, Ausilio.
In quell’Inter si occupava di tutto.
Piero mi diede grande fiducia in tutto il percorso in nerazzurro.
Il direttore dell’Inter a mio parere rimane sottovalutato perchè è veramente un profondo conoscitore di calcio a largo spettro.
E’ stato un piacere enorme lavorare per lui.
Quell’anno segnalai alla squadra nerazzurra quattro giocatori che in seguito han fatto le fortune della squadra meneghina : Pavard ,Onana, Dumfries e Lukaku e per la prospettiva a medio termine, tra gli altri avevo segnalato anche Koopmeiners e Zirkzee…
Hai lavorato anche con Oscar Damiani?
Con Damiani ho collaborato per tredici anni dal 2001 al 2014 .
Ho imparato molto anche da lui .
I professionisti come Oscar sono personaggi che hanno fatto la storia del calcio italiano in campo e fuori.
Stavi per andare al Real Madrid…
Nel 2004 Arrigo Sacchi, col quale avevo lavorato nel Parma, mi aveva proposto di seguirlo a Madrid dove c’erano grandissimi personaggi del calcio come Giovanni Galli, ma poi non se ne fece nulla,peccato.
In genere che tipo di richieste fa una società calcistica ad un osservatore?
Dipende, alcune società ti chiedono di andare a vedere un giocatore perché è richiesto direttamente dai “piani alti”.
Io da sempre tendo a voler anticipare i movimenti societari delle società nel mercato.
Cerco di approfittare del territorio favorevole sul piano geografico con riferimento alle distanze, al fine di arrivare prima degli altri.
Vado a vedere partite e guardo video creando approfondite relazioni sui giocatori e creando una mia top undici.
Mi serve per sottoporre alle società interessate giocatori in base alle loro esigenze.
E’ un lavoro certosino ma che paga sempre.
Fondamentale nel nostro mestiere è farsi trovare pronti in un eventuale richiesta da parte di una società per sostituire un calciatore.
I giocatori bisogna respirarli il più possibile, devono saper “emozionare” io sostengo da sempre questa tesi.
Per respirare intendo che bisogna vederli sul campo anche in allenamento, conoscerli al meglio calcisticamente.
E’ indispensabile conoscere tutto il loro background per capire la loro stoffa e a che livello possono eventualmente approdare in futuro.
Per me, per esempio, l’esperienza con Zlatan Ibrahimovic è stata importantissima.
Ossia?
Io per Zlatan sono andato contro tutti.
L’ho frequentato tantissimo quando era all’Ajax.
Andavo a tutti gli allenamenti quando usciva dal campo ed ho creato un rapporto sano di conoscenza non solo sul manto verde.
La maggior parte di chi gli gravitava intorno diceva che era un giocatore lezioso, vuoto, che era troppo alto, che aveva il quarantotto di piede e nel calcio con un piede così non sarebbe stato possibile avere un piede tecnicamente valido o “educato”…
Io invece frequentandolo spesso ed in via continuativa avevo capito che era un giocatore di un estro, una qualità generale, una personalità unica e che la sua arroganza non era arroganza ma era piena consapevolezza dei suoi mezzi. Un esempio per chi ne è privo.
Zlatan aveva avuto un infanzia molto complessa ma aveva trasformato questa sua sofferenza e tristezza in una vita agiata e serena grazie al calcio,il veicolo era il calcio e lui in quel campo era magico.
Nel 2001 andai al torneo di Amsterdam dove vi erano Milan Ajax Liverpool e Valencia.
Feci una relazione dove scrissi di giocatori come Christian Chivu ed Andy Van der Meyde ma soprattutto scrissi del campione svedese.
Non aveva punti deboli, aveva una grandissima personalità ed era completo.
Un giocatore che avrebbe certamente fatto bene in futuro e così è stato.
Hai conosciuto anche Diego Maradona.
Un’emozione grandissima.
Per me Diego è il calciatore più grande che io abbia mai visto.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo grazie ad Andrea Carnevale che è un caro amico e che aveva giocato con Diego nel Napoli.
Diego allenava una squadra negli Emirati Arabi ed era in Olanda a fare delle amichevoli.
Andrea mi organizzò l’incontro in un albergo dove portai i miei due bambini per l’occasione più unica che rara.
E’ stato un momento storico per me ed i miei due bambini che lo guardavamo estasiati.
Quel giorno ho percepito una sorta di tristezza in Diego.
Era una persona sola e sfruttata che cercava pace e serenità nel pallone il problema era tutto quello che gli gravitava intorno che era malsano…
Torniamo alla passione che viene offuscata dal dio denaro..
Oggi più di ieri è tutto improntato sul soldo ma se non hai energie affiancate da competenze e passione, non lasci nessuna impronta nel calcio.
La storia della mia vita è questa, ho creduto nella mia passione per il calcio e nelle mie emozioni, che da sempre sono l’essenza della mia vita.
Ho lasciato la mia impronta nei club dove ho lavorato e questo mi riempie di gioia e dignità.
Ho dato una ragione alle società ed agli agenti che hanno creduto in me portando profili, professionalità e non perché mi hanno pagato le prestazioni.

2 thoughts on “Giuseppe Dello Russo: professione scouting. Una lunga esperienza internazionale di calcio e umanità

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