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Capitolo 1 – La società

Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti. Qualcuno ha storto il naso. Poi qualche settimana fa, le voci ormai in circolazione da più parti, hanno subito il ritorno di Zangrillo e Blasquez che negavano il Genoa fosse in vendita. Strategia, sempre meglio certi affari si svolgano nel silenzio, sempre meglio la tifoseria e soprattutto i giornali non ci mettano becco. Ora ne parlano tutti come avessero scoperto il gran filone d’oro protetto da Yattaman Blasquez. Ebbene, aggiungo un pezzo: se tutto dovesse andare bene, a novembre l’affare potrebbe chiudersi. E la fonte non è una di quelle improbabili e soprattutto, non è italiana. Allora perché uso ancora il condizionale? Per un semplice motivo. Al di là del processo in corso, che sicuramente condiziona i tempi di risoluzione, c’è qualcosa che molti sanno e tutti tacciono. C’è un debito mai saldato verso chi, denigrato a più riprese dalla stessa proprietà che gli attribuiva colpe e sotterfugi e acui dopo ciò si ha avuto pure l’ardire di chiedere lo sconto (ma con una due diligence al mese, se ci fosse stato qualcosa di sommerso, i professionisti degli investimenti veramente non si sarebbero accorti di nulla… discorso già intrapreso, nel famoso articolo di luglio…). A buon intenditor… Senza contare che, visto il calibro di questi manager e un processo che ora ha visto mettere in campo la bomba della raccolta informazioni illecita, magari ancora qualche titubanza/speranza ce l’hanno perfino i 777 come potrebbe denotarsi dalla cessione di altri club di proprietà anche se meno rilevanti.

Detto questo, e ammettendo che credevo e pubblicamente ho dichiarato, non potesse arrivare qualcuno seppur svincolato, A-Cap continua la sua funzione di controllo e noi si resta in attesa, consci che chiunque comprerà non sarà “la cordata Sogliano”, un Ferrero o similari. E se nessun cambio occorrerà per tempo, temo pure che a Gennaio, se non perderemo altri pezzi pregiati, i due rimanenti, non vedremo comunque acquisti di rilievo. Ma cadremo in piedi e spero accada in Serie A.

Capitolo 1.1 – La società 2

Il 3 ottobre è previsto un incontro tifosi/società. Ma veramente pensiamo Blasquez dirà qualcosa di diverso da quello fino ad oggi sentito? Veramente qualcuno immagina ammetterebbero all’interno esserci problemi e sinceramente racconterebbe la verità su quanto stiamo vivendo? Veramente siamo così ingenui?

Altra cosa che mi attirerà simpatie: non ho mai visto il pubblico di un’opera teatrale chiedere conto al produttore. Non vorrei mai vedere una società accettare di doversi giustificare, spiegare con chicchessia. No, non è un diritto. E’ una società che investe e queste situazioni, a mio avviso, creano ingerenze e contatti che danneggiano la proprietà stessa, e quindi il Genoa, chiunque essa sia. Credevo che col finire dei patron questi coinvolgimenti sarebbero venuti meno. Il 50% delle squadre italiane, e aumenteranno ancora, sono in possesso di fondi e coi fondi non si discute. Invece no, anche in questo il Genoa fa eccezione. E scusate se biasimo chi ha accettato, pur rimandando il più possibile.

I nostri tifosi, non i delinquenti che hanno creato tanti disordini, quelli veri, sono meravigliosi sugli spalti e lì devono continuare a stare e a distinguersi. Tifando, sostenendo la squadra e, se proprio dovrà essere, protestando da lontano. Cosa che peraltro spero non avvenga mai poiché sarebbe certamente peggio rivelandosi peraltro un nuovo alibi alla situazione.

Capitolo 2 – La squadra

Che ci si sia indeboliti è un dato oggettivo. Che ci siano rose ben peggiori della nostra, pure. Quindi? Nel Capitolo 3 – che molti non digeriranno – dirò la mia. Nel frattempo, tornando ai nostri ragazzi, oltre alla sfiga che con noi punta facile, c’è un effettivo e comprensibile calo: morale, fisico, emotivo. Il secondo fattore certamente condizionato dagli altri due. E se Thorsby dichiara che il possesso palla donato alla Samp era strategico, temo ci sia anche un po’ di quello che in gergo puramente calcistico si definisce “scazzo”.

Certo, Malinosky è stato un duro colpo – anche se era la prima volta che lo si vedeva in campo dal primo minuto e ancora non mi spiego il motivo, veggenza? – e Messias “naturale” sostituto dalle caratteristiche alquanto diverse di Albert (no, basta… mi rifiuto di parlarne ancora, è andato via. Stop) si è di nuovo fermato. La situazione appare “un costante enorme alibi”, ma quando si vedono alcuni calciatori mollare improvvisamente, c’è altro. E questo altro si trova nel gioco e nelle direttive. E qui passiamo al capitolo successivo, quello che per molti sarà difficile da digerire.

Capitolo 3 – L’allenatore

Povero Gila gli hanno venduti i 2 più buoni. Uno d’altro canto toccava boccia raramente, l’altro se la prendeva e la portava dove voleva. Lui, signore, mai si è lamentato, interviste perfette e umili, ma dietro tutto questo il sentore di giustificazione c’è. Non dico che non siamo più deboli, ma:

  • Retegui anche lui segnava poco perché pochi palloni gli arrivavano e il suo gioco veniva sacrificato. Quest’anno scommetto gli oltre 20 goals nelle 3 competizioni con Gasp. E no, non c’entra, o almeno non del tutto, l’arrivo diretto dal campionato sudamericano e l’infortunio. C’entra che nessuno lo serviva nella sua zona preferita e questo capitava praticamente solo quando l’islandese si illuminava. In piccolo accadeva anche a Coda, che in B ha sempre segnato valanghe di reti. Pinamonti, ‘poraccio, i 3 palloni che ha ricevuto, li ha messi dentro. Peccato uno glielo abbia servito un avversario, altro campanello d’allarme. Lui la sua doppia cifra la potrebbe raggiungere, potrebbe…
  • Messias ha caratteristiche diverse da chi non dobbiamo più nominare. Fragile, salta l’uomo ma “dritto per dritto” e non può, non deve fare km e km. Magari sarebbe stato e sarà il caso di non pretendere nemmeno i 90 minuti, ma che siano 90, 45 o 30, lasciatelo nel suo ruolo, nella metà campo avversaria.
  • Vitinha non può fare il gioco di Guðmundsson, non ha le stesse capacità, le sue caratteristiche sono assai diverse. Così si spompa, è inutile e rende meno, perché lui i numeri li ha
  • Thorsby. Ora, diciamocelo. Io non amo molto questo giocatore, lo vedo marcare a 4 metri dall’avversario, col Verona addirittura in area era dietro l’attaccante, darci di testa, ma per chi non si sa, e correre correre correre. Ma dove corri!?! Ebbene, nonostante le mie resistenze nel trovarlo un buon giocatore, quelli sono ordini di scuderia! Se un giocatore gira a vuoto, il problema è si suo, ma qualcuno o non gli ha dato indicazioni o ne ha date di assurde (come il lasciare possesso palla ad una squadra di B che, a maggior ragione dopo il goal, dovevi asfaltare, non far giocare, attaccare a viso aperto)

Potrei proseguire, ma comunque sia tutto torna a quanto molti non vogliono sentire: limiti o meno della rosa, il vero problema è che non c’è gioco! E questo non da Genoa – Verona e a seguire. Non c’era in B, si è visto poco nel primo anno di A, non c’è adesso. La “tattica” è attendista con le grandi squadre e peggio con le piccole che al contrario danno l’anima e provano a far gioco con un Grifone che pare aver rimesso la coda in giù.

Io credo Gila possa e debba crescere, ma è anche palese che, venendo a mancare chi risolveva, non abbia saputo creare un’alternativa di gioco, provando a sostituire l’insostituibile con giocatori che tutt’altro fanno, sacrificando giocatori come Ruslan senza apparente motivo, salvo farlo rimpiangere e renderlo oggetto di preghiere per vederlo in campo. Anche se pure lui spesso ha dovuto arretrare troppo, sempre per seguire un tipo di gioco che nemmeno con squadre certamente al di sotto della nostra, è cambiato. eppure si è visto talvolta. Nel secondo tempo con la Roma per esempio, o con l’Inter, un po’ più di convinzione e pressione e le gare ha rilevato anche un po’ di quella fortuna che al Genoa manca per dovere di nascita. Perché la fortuna la crei anche. Niente gioco, sempre passivi con chiunque si incontri vivendo nel “e ma prima…”. Basta, come disse una prof. in un momento di confusione, quella che mi pare lo stia imprigionando visti anche certi cambi, “speriamo che sia basta”. Sia “basta” per lui, che decida piuttosto di cambiar modulo, per noi di giustificarlo a prescindere. Ripeto per la terza volta a costo di far diventare questo piccolo romanzo tra il rosa per l’amore e l’horror per il gioco, ridondante, la rosa è più debole ma lui ci mette del suo, ci mette l’80%. Perché se non ti rendi conto di dover cambiare atteggiamento, che necessiti di fare più che cercare di chiudere le linee di passaggio, che manco Cristiano Ronaldo segnerebbe con questa impostazione, che stai condizionando in negativo alcuni giocatori, che non puoi rimanere sullo stesso sentiero se l’anno scorso avevi la bussola e quest’anno giri a vuoto a bordo di un burrone… se, se, se… mi spiace, ma non sei pronto per il Genoa e per nessuna squadra in questo momento debba salvarsi.

Io spero ancora, sogno, per lui e per noi, che finalmente modifichi la sua forma mentis. Sogno che venga illuminato sulla via del Ferraris, anzi ancora meglio, sulla via del Gewiss Stadium. E spero di sbagliare dicendo che non accadrà. Ma pur continuando a sostenerlo finché sarà sulla mia panchina, pur sperando improvvisamente mi contraddica, pur pregando il dio del calcio già con l’Atalanta mi mostri quanto possa avere torto ricevendo ogni vostro insulto e un “visto?”, ad oggi devo dire che le colpe sono da dividere non molto equamente: la società che ci ha indebolito, lui che non è all’altezza di un adeguamento tanto necessario quanto urgente, che non riesce a trovare una quadra e dimostra che fino ad oggi i meriti erano per grandissima parte di un unico uomo e del talent-scout che lo ha preso.

Adesso odiatemi, insultatemi. Io che sono pure donna. Ma questo è il mio pensiero e finora i fatti mi hanno dato ragione. Il ragazzo si farà, ma spero non debba aspettare un’altra grande facciata che affosserebbe morale di tifosi e giocatori che pur sono un bel gruppo, ma non può bastare.

 

3 thoughts on “Come in un libro “tête-bêche”

  1. Mi pare un ragionamento assolutamente condivisibile.
    Un pensiero su Gila: forse sarà “limitato” forse l’anno scorso Gud e Matteo (e strootman, e dragusin…) hanno mascherato qualche imperfezione. Ma provate a dare una squadra senza campioni ad Ancelotti, mourinho, klopp ecc ecc.
    Scapperebbero!

    Dunque… almeno lui resta…

    1. Una sola obiezione, se così si può dire. Dragusin è andato via a Gennaio e la squadra ha girato comunque bene in fase difensiva. Ad oggi, il reparto che ritengo dia più sicurezza.
      Per quanto riguarda gli allenatori, è vero. Aggiungerei Allegri. Ma sono anche dimensioni per noi difficili da raggiungere. Allora penso ad un Thiago, ad un De Zerbi – anche se ormai lui è nei big – ad un Gasperini (cui smontano sempre la squadra) o più “in basso” a Didi… con squadre mediocri, crei gruppo e imposti il gioco. Ieri sera le due difese di Cagliari e Parma erano imbarazzanti, come quelle di Verona e Venezia, ma se non ci arrivi, se non provi mai a metterle in difficoltà, non hai mai la possibilità di sfruttare questa debolezza. il Parma gioca bene, ma soffre se lo pressi. Noi non ci si prova neppure…

  2. Scusate, ma non mi è chiaro chi sia l’autore di questo articolo .
    Potreste, per favore. illuminarmi al riguardo ?

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