Nato il 31 Luglio del 1962 a Torino Ezio Rossi è un allenatore di calcio ed è stato un giocatore di massimo livello.
Il suo nome è in maniera indissolubile legato al mondo Toro.
E’ cresciuto nel settore giovanile del Torino calcio per poi divenire giocatore della squadra granata e nel post carriera ha fatto anche l’ allenatore dei piemontesi.

Come è stata la tua infanzia?
Sono cresciuto a Torino a due passi dallo stadio Filadelfia.
La mia piazza di riferimento era piazza Galimberti, dove facevano i mercati generali.
Noi bambini usavamo le cassette della frutta per fare i pali delle porte e giocare partite infinite.
Papà che aveva un’attività vicino al Filadelfia mi portava, tutti i sabati e le domeniche, a vedere le partite delle giovanili granata che a quel tempo giocavano tutte li’.
Da tifoso granata mio padre mi ha trasmesso la fede, questo è fuori di dubbio.
Un giorno al Filadelfia alcuni dirigenti del Toro, amici di mio padre, gli chiesero se avessi voluto fare un provino.
Avevo otto anni e mezzo ed inizio’ il mio percorso in maglia granata.
A quell’età una volta non si giocava si facevano solo allenamenti e tanta tecnica ma zero tattica, era molto diverso da ora.
Ricorderò sempre la mia prima partita qualche anno dopo a Genova contro l’Italsider con la maglia della mia squadra del cuore.
Ci eravamo svegliati prestissimo per partire in bus da Torino, ero emozionatissimo andò bene ed ero felicissimo.

Che tipo di giocatore eri a quei tempi?
Ero gracile, io sono cresciuto a quindici sedici anni ma prima ero magro e questa magrezza mi dava problemi alla schiena ricordo.
Quando poi sono cresciuto fisicamente in seguito non ho mai scavalcato le categorie.
Mi piace ricordare che io e Roberto Bettega della Juve siamo gli unici due calciatori di Torino città che abbiamo giocato nelle squadre di Torino delle annate dal 1950 al 1962.

In seguito sono cresciuto molto e sono stato sempre considerato “un cavallone”, avevo tanta corsa ma anche fisicità.
Il giorno dell’esordio in serie A?
Già nel 1981 avrei potuto esordire perchè ero aggregato alla prima squadra in maniera costante ma mister Massimo Giacomini non mi diede la possibilità di esordire.
L’anno dopo arrivò l’esordio con uno degli allenatori migliori che ho avuto nella mia carriera : Eugenio Bersellini.

In un’amichevole col Siena il vice di Bersellini che era Romano Cazzaniga venne da me e disse che il mister aveva dato disposizione di farmi giocare titolare.
Nelle amichevoli precedenti Bersellini mi utilizzava solo nella mezz’ora finale.
Le parole testuali furono :” voglio vedere titolare quel cavallone che abbiamo fatto giocare solo la mezz’ora finale delle precedenti partite” .
Giocai tutta la partita ed evidentemente feci bene tant’è che rimasi in rosa come diciassettesimo giocatore.
Per un giovane come me a quei tempi era già un successo enorme ed ero felicissimo.
Esordì dunque nella stagione 1982\1983 in un Fiorentina Torino a Firenze nel mese di Ottobre ed Eugenio Bersellini mi mise in campo nella parte finale della partita.
Il tecnico mi disse che avrei dovuto marcare ad uomo un mostro sacro del calcio mondiale come Daniel Passarella…andò bene, per fortuna ,ma fu un bel test d’ingresso.

Eugenio Bersellini fu importante nel tuo percorso..
Importantissimo, il mister era soprannominato “il sergente di ferro” invece era il Papà più buono del mondo, un uomo di un’umanità unica, una persona che ricordo sempre con molto piacere.
Feci otto presenze su trenta partite in quella stagione.
A fine anno ebbi un problema col menisco, mi operai e la stagione seguente, in ritiro coi granata ,feci riabilitazione e si creò una situazione che mi portò in Puglia a giocare nella stagione successiva.
In quel campionato il Lecce aveva perso in un incidente stradale due giocatori Michele Lorusso e Ciro Pezzella.
Mister Bersellini ,che a Lecce aveva allenato ed aveva i contatti con il presidente Franco Jurlano ed il direttore sportivo Domenico Cataldo, mi prospettò la possibilità di andare a recuperare bene, dall’operazione al menisco, a Lecce ,per poi tornare al Toro.
Bersellini lo fece in una maniera molto umana tenendo conto, soprattutto, che mio padre stava male in quel periodo ed allontanarmi da casa per me sarebbe stato complicato.
Nel contempo mi diede rassicurazioni su tutto quello che era il mondo Lecce ed io, dopo attente valutazioni, accettai la proposta.

A Lecce hai vinto il campionato..
Son stato benissimo vincemmo la serie B e andammo in serie A .
Per la società salentina fu la prima volta della sua storia.
Nel 1985 Torino e Lecce andarono alle buste per decidere la proprietà del giocatore come concordato a suo tempo prima di andare due anni in Puglia.
C’era Luciano Moggi al Toro come direttore sportivo ed il Toro mise pochi più denari del Lecce nelle buste così si accaparrò le mie prestazioni future.
Io però al Toro sapevo che sarei stato chiuso perchè quella granata era la squadra vice campione d’Italia ed avrei avuto davanti a me giocatori importanti come Luigi Danova e Giovanni Francini per cui convinsi mister Gigi Radice, che allenava il Toro quell’anno, a cedermi in prestito al Lecce.
Il problema fu che Danova e Francini si fecero male entrambi ad inizio stagione e la domenica nella quale avrei dovuto fare ritorno a Lecce mi ritrovai titolare in campo col Toro con uno striscione esposto sulla curva dei salentini che mi ringraziava pubblicamente per il mio ritorno …che non ci fu.
Andò bene così comunque perché per i giallorossi quella fu una stagione complicata culminata con la retrocessione mentre col Toro andammo in Coppa Uefa.
Al Toro dal 1985 al 1990 per poi andare a Verona..
L’ultima stagione al Toro quella 1989/1990 fu una stagione molto bella culminata con la promozione in serie A della squadra allenata da Eugenio Fascetti.

Fascetti per me è stato un ‘ allenatore fondamentale ed un secondo padre al quale mi sono anche ispirato come tecnico.
Parlava pochissimo ma sempre in maniera diretta dicendoti le cose in faccia, come Eugenio Bersellini, un uomo vero.
Mi parlava tre volte l’anno ma non c’era bisogno, bastava uno sguardo e ci capivamo.
Quando nel 1990 il Toro decise di mandare via Neno Fascetti per prendere Mondonico io e Silvano Martina fummo messi da parte.
Fummo considerati gli scudieri dell’allenatore Viareggino e come tali non ci rinnovarono il contratto.
Il nuovo allenatore Emiliano Mondonico mi convocò in sede per parlarmi e dirmi che il Toro puntava su di me…io sapevo, come tutti , che la società granata aveva appena comprato Pasquale Bruno ed Enrico Annoni ,nel mio ruolo ,e che avrebbe puntato su di loro per cui rimasi stupito di cosa mi disse Mondonico…
Alcuni giorni dopo infatti mi chiamò Fascetti dicendomi che aveva saputo che non mi avrebbero rinnovato il contratto e mi chiese di seguirlo a Verona dove era stato incaricato di allenare.
A Verona sono stato tre anni ed ho messo in bacheca un’ altra promozione nel 1990\1991.

Tutto bene il primo anno con la promozione mentre nel secondo anno, appena i risultati iniziavano a non arrivare, purtroppo mandarono via mister Fascetti .
La stagione terminò con la nostra retrocessione allenati prima da mister Niels Liedholm e poi da Mario Corso.
Secondo me con Fascetti allenatore e senza l’infortunio di Dragan Stojkovic ,che era un vero fuoriclasse, non saremmo mai retrocessi.

Niels Liedholm com’era?
Un signore con la S maiuscola, l’ ho avuto solo tre mesi, tra l’altro ,un mese non giocai perchè mi ero rotto un mignolo.
Volevo rientrare a tutti i costi e mi ricordo il mister svedese mi faceva fare tanta tecnica però la cosa che mi impressionò di più di lui era come calciasse in porta, veramente impressionante ,nonostante la sua età avanzata.
Dopo Verona?
Non ho mai avuto procuratori e dopo Verona andai a Mantova in B ma fu un’annata balorda e tra l ‘altro giocai un anno ma presi solo un mese di stipendio…
Poi conobbi un altra persona che mi ha cambiato la vita professionale ossia Francesco Salvatore.
Era il presidente del Legnago, persona stupenda e tifosissimo del Toro, lui voleva che io andassi a Legnago ad allenare e giocare.
Di allenare ho sempre avuto il pallino in più ,quell’anno ,stava per nascere mio figlio Niccolò a Verona.
In quel periodo mi stavo allenando con il Chievo Verona.
L’allenatore era Alberto Malesani ed il direttore sportivo Giovanni Sartori.
Ero in attesa di avere una risposta per essere tesserato dal Chievo visto che volevo ancora giocare ma la risposta non arrivava mai.
Un giorno chiamai Sartori e gli dissi:”fatemi sapere entro domani se mi tesserate, o meno ,altrimenti vado al Legnago in serie D” .
Sartori non pensava fosse possibile e non mi diede certezze così, tra lo stupore generale di tutti, ma non il mio ,andai a Legnago a giocare in serie D per la gioia mia e del presidente Francesco Salvatore.
L’anno seguente altra impresa a Treviso..
Avevo iniziato a lavorare come rappresentante a Legnago questo e l’ambiente familiare del mondo del calcio dilettantistico mi fecero capire meglio quanto fossi stato fortunato ad essere stato un calciatore professionista per molti anni.
Ebbi l’occasione di andare a giocare nel Treviso, neo promosso in serie C2, insieme ad un amico Daniele Pasa con cui avevo giocato nel Mantova.
Promisi al presidente del Legnago che sarei tornato più avanti da lui.
A Treviso vincemmo la serie C2 e la C1 per sbarcare in serie B dove giocammo contro tre squadre a me molto care ossia: Toro,Lecce e Verona.
Dopo quattro anni mantenni la promessa di tornare a Legnago come allenatore giocatore.

Ed inizia il percorso da tecnico con Trieste ed altre due promozioni dal 2000 al 2003.
Andai a fare il corso per poter allenare in serie C ed in seguito ebbi delle offerte ma raccolsi la sfida più intrigante che era quella di Trieste con gli alabardati.
Vincemmo due campionati di fila ed ancora oggi risulto essere l’ultimo allenatore ad aver vinto un campionato con la Triestina.

Nel 2003 torni al Toro come allenatore
Arrivai troppo giovane e con poca esperienza per un ambiente come quello del Toro.
Il primo anno le cose non andarono benissimo tant’è che a fine stagione diedi le dimissioni ma le stesse furono respinte.
Nel secondo le cose andarono molto bene e vincemmo il campionato anche se in seguito quel campionato ci è stato revocato.
Fui esonerato, a due giornate dalla fine, ma saremmo andati in serie A anche senza il mio esonero ne son certo.
Il calcio è strano delle volte ma quella stagione mi piace ricordarla in senso positivo perchè, per come sono andate le cose, il Toro vinse il campionato ai play-off ma solo grazie ai risultati positivi, negli scontri diretti, contro il Perugia fatti nella mia gestione e questo rimane un dato di fatto ineludibile.

Nel 2005 alleni in serie A
Infatti questi accadimenti mi han fatto capire che la vita è sempre sincronizzata al millesimo e che, se a volte accadono delle cose, non è mai per caso e spesso lo si capisce in seguito.
Il Torino, quell’anno ,non fece la serie A perché fallì mentre io mi ritrovai seduto su una panchina di massima serie a Treviso come se fossi stato ripagato dall’esonero dell’anno precedente.
Dopo Treviso ho allenato a Padova, Grosseto, Gallipoli, Canavese, Cuneo, Casale, Bustese e Città di Varese.

A Cuneo nel 2011\2012 e a Casale nel 2015\2016 ho vinto i due rispettivi campionati.
In totale nella mia carriera ho fatto nove promozioni, cinque da calciatore e quattro da allenatore.

Sei anche uno scopritore di talenti, l’ultimo dei quali si chiama Junior Messias attuale esterno del Genoa.
I meriti vanno dati soprattutto al mio accompagnatore Roberto Arena quando allenavo il Canavese.
Roberto gestiva una onlus di rifugiati politici ed aveva una squadretta di rifugiati chiamata “survivor”.
Una sera mi disse.” vieni a vedere la nostra partita? tra gli avversari tra l’altro vi è un ragazzo interessante.
Era inverno ma alle 22 presi lo scooter e andai al campo, al “cit Turin” ,a vedere la partita.
Inevitabilmente mi cadde l’occhio su questo giovane che mi voleva segnalare Roberto Arena.
Finì la partita mi avvicinai al giovane e lui mi disse che si chiamava Junior allora io gli dissi che avevo giocato a calcio, ai miei tempi ,con un certo Leo Junior della nazionale brasiliana e che era un mostro di bravura.

Messias mi disse che lo conosceva.
Lui non credeva più di poter fare il calciatore visto che in Brasile ma anche in Italia aveva già avuto esperienze negative.
Avendo moglie e figlia e non essendo in regola con i documenti preferiva giocare con la squadra degli amici peruviani nel campionato Uisp che gli avevano dato un lavoro sicuro per mantenere la famiglia.
L’anno dopo andai ad allenare il Casale e riuscii a convincere Messias a venire a fare la preparazione con noi.

Gli promisi che in seguito avremmo deciso ,di comune accordo, se continuare o meno il percorso.
Dopo soli tre giorni andai dal presidente a dirgli di proporre al calciatore brasiliano uno stipendio adeguato per mantenere la famiglia.
Da quel giorno riuscimmo ad ottenere i documenti e lui contribuì alla vittoria del campionato del Casale con i suoi 23 gol e le sue prestazioni.

Purtroppo a fine stagione mi sentii tradito perché lui ascoltò i consigli dei soliti procuratori cattivi consiglieri ed andò al Chieri.
Il resto della storia è noto a tutti ,Junior andò al Gozzano ,a Crotone ed in seguito al Milan ed ora al Genoa.
Amici veri nel mondo del calcio ?
Si contano sulle dita di una mano ma senza dubbio Antonio Comi è quello che oggi frequento maggiormente.
Con Antonio ed altri ex granata, quando gli impegni lo permettono, ci ritroviamo e passiamo sempre momenti molto piacevoli.
