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Quando si parla di calcio a Genova, non conta solo quello che succede in campo: conta come viene raccontato. Perché la narrazione giornalistica è parte integrante della percezione dei tifosi e spesso contribuisce a creare un clima di fiducia, di critica o di rassegnazione.

E negli ultimi anni c’è un dato che salta all’occhio: sulla Sampdoria i giornalisti locali sono più indulgenti e incoraggianti, mentre sul Genoa prevale un tono più critico ed esigente.

La stampa genovese: tra cronaca e tifo

Le due testate di riferimento, Il Secolo XIX e la Repubblica Genova, mantengono uno stile istituzionale, ma la differenza di tono emerge chiaramente:

Sulla Sampdoria: si usano spesso parole come ripartenza, fiducia, entusiasmo. Anche quando le notizie sono negative (retrocessioni, crisi societaria), il racconto si chiude con spiragli di ottimismo.

Sul Genoa: l’approccio è opposto. Dall’avvento dei 777 Partners, apparentemente solida realtà con grandi prospettive e la permanenza in Serie A, i giornalisti sono portati ad “alzare l’asticella” e usare un linguaggio più severo: blackout, problemi, dubbi tattici.

A questo si aggiungono le tv e i portali cittadini: Telenord e Primocanale amplificano l’umore della piazza con programmi dichiaratamente identitari (“We Are Genoa”, “Forever Samp”). Qui la differenza si nota ancora di più: sulla Samp c’è spesso un registro quasi protettivo, sul Genoa uno scrutinio continuo.

Perché questo squilibrio?

Tre fattori principali spiegano questa dinamica:

1. Contesto diverso: la Samp è reduce da anni di crisi societarie e retrocessioni, il Genoa vive un presente stabile. Criticare chi è già a terra rischia di sembrare accanimento; il Genoa invece “deve” essere all’altezza delle aspettative.

2. Effetto titoli vs contenuti: sui giornali i titoli per la Samp sono drammatici (“incubo Serie C”), ma i pezzi chiudono con messaggi di fiducia. Al contrario, i titoli sul Genoa sono sobri ma i testi contengono più micro-critiche.

3. Paternalismo giornalistico: molti cronisti adottano un atteggiamento “protettivo” verso la Samp, quasi a farsi carico della sofferenza della tifoseria. Con il Genoa, invece, si concedono il lusso di fare i professori severi.

Effetto sui tifosi e sull’immagine

Il risultato?

I tifosi blucerchiati trovano nei media locali una sponda narrativa che prova a mantenere alto il morale anche nei momenti più duri.

I tifosi rossoblù, al contrario, percepiscono spesso un racconto più “pesante” e critico, anche quando la situazione societaria e sportiva è più rosea.

La conseguenza è un paradosso comunicativo: chi sta peggio viene raccontato in maniera più positiva, chi sta meglio viene analizzato con più durezza.

Una questione di equilibrio

Se volessimo dare il beneficio del dubbio, potremmo affermare non essere questione di tifo o di parzialità consapevole. È il riflesso di due strategie narrative diverse: sostenere chi rischia di affondare, stimolare chi può crescere. Ma il lettore attento deve saper leggere tra le righe e riconoscere questa dinamica, per non scambiare “narrazione” con “realtà”.

A Genova, il calcio non è mai solo calcio. È linguaggio, è percezione, è identità collettiva. E i giornalisti sportivi genovesi, consci o no, stanno giocando due partite diverse: una di incoraggiamento per la Sampdoria, una di sorveglianza critica per il Genoa. Capire questo significa anche capire come viene costruita l’immagine pubblica delle due squadre e come il racconto può influenzare l’umore di un’intera città.

Valentina Jannacone

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