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Fiducia o tregua? Vieira resta, ma non convince più del tutto

A Genova si respira una calma apparente. Patrick Vieira resta l’allenatore del Genoa, ma non tutti sono davvero convinti che sia la scelta giusta.
La società parla di continuità, di progetto a lungo termine, di “stabilità in un calcio isterico”. Tutto vero, tutto nobile. Ma la sensazione è che più che una conferma convinta, quella del tecnico francese sia una tregua temporanea.
L’ambiente si interroga: la squadra ha in parte identità, ma manca intensità; ha equilibrio, ma non crescita. Vieira non è sotto processo, ma nemmeno al riparo.

Intanto, altrove, le panchine cambiano come il vento: la Juventus ha appena esonerato Igor Tudor e affidato la squadra all’interim di Massimo Brambilla. Nel mare in tempesta del calcio italiano, Vieira galleggia con Pioli, ma non naviga più a vele spiegate.

Il mercato degli allenatori: nomi, tentazioni e realtà

Non che manchino alternative.
La lista dei tecnici liberi è lunga, affascinante e – per un tifoso – irresistibile da leggere.
C’è di tutto: dalla nuova generazione pronta a esplodere, ai monumenti del calcio europeo, fino ai grandi nomi italiani in attesa della chiamata giusta.

Allenatore Ultima squadra Situazione Ingaggio stimato (€/anno)
Thiago Motta Juventus (fino a marzo 2025) Libero 3 – 4 mln
Raffaele Palladino Monza (2022-24) Libero 0,9 – 1,2 mln
Walter Mazzarri Napoli (2023-24) Libero 1 mln
Daniele De Rossi Roma (2024) Libero 1,5 mln
Luciano Spalletti Italia (CT fino al 2024) Libero 4 mln
Luca Gotti Lecce (2024) Libero 0,8 mln
Aurelio Andreazzoli Empoli (2024) Libero 0,6 mln
Eusebio Di Francesco Frosinone (2024) Libero 0,9 mln
Gabriele Cioffi Udinese (2024) Libero 0,7 mln
Giuseppe Iachini Brescia (2023) Libero 0,5 mln
Roberto D’Aversa Empoli (2024) Libero 0,7 mln
Davide Ballardini Cremonese (2024) Libero 0,6 mln
Andrea Sottil Udinese (2023) Libero 0,8 mln
Rudi Garcia Napoli (2023) Libero 2 – 3 mln
Zinedine Zidane Real Madrid (2021) Libero 10 mln
Joachim Löw Germania (2021) Libero 5 mln
Jürgen Klopp Liverpool (2024-25) Libero 10 – 12 mln

(Fonti: Gazzetta dello Sport, Calcio e Finanza, Transfermarkt, La Repubblica – ottobre 2025; importi lordi stimati).

Gli ingaggi: tra sogno e sostenibilità

Qui finisce la poesia e inizia la realtà.
Allenatori come Thiago Motta sono fuori scala per un club che ha appena approvato un bilancio in perdita di 33,3 milioni e che punta al pareggio nel 2026/27.
Con stipendi da 3 a 4 milioni l’anno, richiedono risorse e ambizioni oggi non compatibili col progetto rossoblù.
Perfino nomi “medi” come De Rossi superano il milione netto, cifra che, tra staff e oneri accessori, raddoppia facilmente.
L’unico tecnico realistico, per costi e profilo, resta Raffaele Palladino: giovane, ambizioso, ingaggio sostenibile e filosofia di gioco moderna.

E va detto chiaramente: alcuni nomi, al di là dell’ingaggio, non sono ammissibili per filosofia, prospettiva e identità.
Il Genoa non può tornare indietro né nei metodi né nella mentalità.
Fuori contesto sarebbero oggi Mazzarri, Spalletti, Andreazzoli, Di Francesco, Iachini e D’Aversa: tecnici esperti ma appartenenti a un calcio diverso da quello che il club sta costruendo. Inaccettabile per me anche l’opzione Ballardini.

Il sogno (improbabile) Thiago Motta

Eppure, il cuore del tifoso non ragiona come un bilancio.
Thiago Motta, libero e in attesa della “grande occasione”, rappresenta la suggestione più affascinante.
Ha lasciato Bologna, poi la Juventus, e oggi aspetta una panchina di prima fascia. Ma è fermo, e per questo il pensiero nasce spontaneo: e se accettasse una sfida breve, fino a giugno?
Fantacalcio puro, certo. Il suo ingaggio è altissimo e il rischio sarebbe ritrovarsi con un monumento in panchina senza l’arsenale adeguato.
Ma in un mondo dove Tudor salta dopo poche settimane, sognare Motta non è eresia: è nostalgia per un’idea di calcio che a Genova conosciamo bene, perché in fondo nasce da qui.

Palladino: la via “intelligente”

Tra le opzioni concrete, Palladino è quella che più intriga.
Giovane, metodico, con un’idea chiara di gioco propositivo, ha saputo dare identità e ritmo al Monza, costruendo risultati con organizzazione più che con spesa.
È libero, conosce la Serie A, ha appeal mediatico e un costo compatibile con la realtà rossoblù.
In un mondo ideale, sarebbe il ponte naturale verso la nuova fase del club, se e quando si decidesse di cambiare.

Ballardini: rispetto, ma mai più

Nella lista dei nomi liberi compare anche Davide Ballardini, e qui serve chiarezza: rispetto massimo per ciò che ha fatto, per i salvataggi (per cui pochi danno il giusto merito anche agli interventi della società, in particolare a Preziosi), per la serietà. Ma no, mai più.
Non per rancore, ma per anacronismo: il Genoa di oggi, con un progetto tecnico ed economico così strutturato, non può tornare al passato.
Ballardini appartiene a un’altra epoca, e sarebbe un passo indietro concettuale prima ancora che sportivo.

Tra scetticismo e speranza

Resta la realtà: Vieira è ancora l’allenatore del Genoa.
Ha tenuto il gruppo compatto, ma qualcosa s’è incrinato. Il gioco è prevedibile, la spinta offensiva intermittente e l’empatia con l’ambiente non è più la stessa.
Perché il calcio, come la vita, si regge sull’energia di chi ci crede. E se la fiducia traballa, anche il campo lo sente.

Non mi unisco ai cori che lo vorrebbero via. Soprattutto senza un’alternativa concreta e realizzabile. Sognare Motta è bello, immaginare Palladino è intrigante. Se la possibilità fosse concreta, sarei la prima a sostenerla, ma in mancanza di certezze, la continuità è l’unica via: perché cambiare per noia e a prescindere è il modo più rapido per tornare indietro.

Conclusione: tra insofferenza e realismo

Resta la realtà: Vieira è ancora l’allenatore del Genoa.
Ha tenuto il gruppo compatto, ma qualcosa s’è incrinato. Il gioco è prevedibile, alcune scelte sono quantomeno discutibili, la spinta offensiva intermittente e l’empatia con l’ambiente si è progressivamente raffreddata.
In fondo, il calcio, come la vita, vive di convinzione. E quando la convinzione si affievolisce, anche il campo lo percepisce.

Non mi unisco ai cori che lo vorrebbero via, ma nemmeno mi nascondo: a me Vieira non piace. Non per antipatia, ma perché il suo calcio sembra privo di quella scintilla che accende la squadra e la gente e soprattutto il campo non dà ragione a scelte tecniche che già di per sé non sono facili da comprendere (come la sparizione di Martin, l’esclusione di Venturino, la posizione di Ellertsson o l’impiego di Vitinha in quel ruolo..) 
Detto questo, mandarlo via ora, senza un’alternativa concreta e realizzabile, sarebbe un errore peggiore.
Sognare Thiago Motta è bello, immaginare Palladino è intrigante: se la possibilità fosse reale, sarei la prima a sostenerla. Ma finché restano ipotesi, la continuità è l’unica via possibile.

Perché cambiare per noia o per principio, senza una direzione precisa, è il modo più rapido per tornare indietro.
E il Genoa, oggi, non può più permetterselo.

Valentina Jannacone

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