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Oltre all’indubbia bravura di portiere è rimasta proverbiale la sua flemma: parliamo del campione  d’Europa del 1968 e campione del mondo del 1982 Dino Zoff.

Un “razza Piave”, nato a Mariano del Friuli nel 1942, che, conclusa la sua carriera da allenatore,  continua a elargire, con la sua grande esperienza,  perle di saggezza.

La calma di Zoff  ripete per certi versi quella di un allenatore lombardo come Ottavio Bianchi. Quell’ex mediano con il numero sei che, nella bolgia del San Paolo del primo scudetto  azzurro, con estrema moderazione e quasi nascondendosi si limitava a dire:  “Beh si, sono soddisfatto”.

“Mi manca il mio calcio” è quanto espresso da Dino Zoff in una recente bella intervista sul Corriere dello Sport in cui ha mostrato tutta la sua avversione verso eccessi ed esasperazioni oggi ormai ordinarie tra i calciatori: “Troppe scene quando si prendono colpi”, “preferisco meno creste sui capelli e più lanci e dribbling riusciti”.

Zoff interpreta in modo quanto mai negativo certi balletti, ormai usuali dopo un gol: “Sono una mancanza di rispetto per gli avversari”.  

Il suo pensiero è critico anche sugli eccessi “scenografici” del grande circo del calcio in cui oggi “sembra che la telecamera ormai sia diventata più importante del campo”.

Il prestigioso calciatore ha vissuto tempi in cui era normale che non si saltasse  una partita per anni.Successe dal ’72 al 83 giocando 330 gare consecutivamente. vincendo sei scudetti,due Coppe Italia, una Coppa Uefa, un campionato del mondo e uno d’Europa.

Un portiere, protagonista di quella Juve, odiata e amata, che negli anni ‘70 e ‘80 vinceva quasi tutto e rappresentava lo scheletro della nazionale. Come allenatore è stato il primo tecnico a conquistare la Coppa Uefa, dopo averla vinta da allenatore con la stessa squadra.

E’ rimasto proverbiale il suo racconto su come festeggiò la storica vittoria dei mondiali, mentre l’Italia impazziva di gioia: “Non avevamo guardie del corpo e con Scirea mangiammo un boccone con un bicchiere di vino. Andare a ballare? Sarebbe stato come sporcare il momento”. Roba davvero d’altri tempi.

Altre osservazioni del portiere che ha iniziato la sua carriera iniziata a Udine nel 1961 e chiusa a Napoli nel 1972: “Nessun difensore da sicurezza a un portiere, semmai il contrario” questo affermando la sua stima in Meret, portiere di quel Napoli e di quella nazionale in cui ha militato per anni.

Per Zoff il nostro campionato non è di grande levatura  ma ci tiene a sottolineare come la nostra nazionale sia sempre capace di tirar fuori gli artigli nei momenti di difficoltà, come si è visto nel secondo tempo della partita contro la Germania di pochi giorni fa dopo un primo tempo disastroso.

Interessante il suo giudizio sul Var e arbitri: che “hanno rallentato il gioco in un Paese in cui si fa spesso polemica e questo rappresenta un ulteriore ostacolo, tra troppe sceneggiate”.

Sceneggiate che a volte rendono i finali di certe partite davvero inguardabili.

Per lo storico numero uno azzurro resta forte l’orgoglio per la scuola e tradizione dei portieri italiani, e manifesta tutto il suo  piacere nel vedere la fascia di  capitano sul braccio di Donnarumma.

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