Non passa turno di campionato che non accenda furibonde polemiche su errori arbitrali e mancati ricorsi al Var (video assistenza arbitrale).
Uno strumento importante che però non può intervenire su episodi clamorosi come quello che ha visto protagonista Bastoni in Inter Fiorentina.
Il pubblico resta interdetto quando, a fronte di giudici di gara, operatori Var e avanzati supporti video tecnologici, si perpetrino errori che alimentano polemiche con le consuete voci su complotti e campionati falsati.. E allora forse è il momento di apporre qualche intervento che migliori il ricorso a uno strumento importante per fare chiarezza in uno sport che coinvolge milioni di tifosi e interessi milionari.
Il ricorso al Var (introdotto nel 2017) è ristretto a pochi casi per evitare eccessive interruzioni di gioco. Eppure si resta amaramente sorpresi quando un gol, per il quale ha gioito un intero stadio, viene annullato dopo alcuni minuti.
Aldilà delle squadre coinvolte e dei meriti di gioco, che alla lunga emergono sempre, alcuni casi di questa giornata di campionato hanno riacceso la polemica. Facciamo cenno a quanto accaduto in Inter Fiorentina, e in altri campi, che ha lasciato alquanto esterrefatti. Chiunque, ma non la terna arbitrale, si è potuto accorgere guardando la Tv che il pallone deviato da Bastoni in scivolata aveva superato ampiamente la linea. Si parla di 20 centimetri. Dal conseguente calcio d’angolo (in realtà inesistente) è scaturito il vantaggio dei neroazzurri con Arnautovic.
L’Inter ha meritato il successo ma l’episodio contestato ha acceso scontate proteste dei viola, delle squadre coinvolte nella lotta scudetto e di tanti appassionati, su uno strumento tecnologico che “vede quasi tutto” ma che, in casi simili, non può intervenire. Sarebbe invece potuto intervenire dopo il tiro di calcio d’angolo, ma non per quanto avvenuto in precedenza.
Il Var, oltre che in Seria A, è attivo nei playoff e playout di serie B e di serie C. Le regole vigenti prevedono un suo intervento in caso di gol, calcio di rigore, espulsione diretta e di errore arbitrale per cambio di identità sul giocatore espulso o ammonito.
Perdite di tempo, sceneggiate e Var
Da tempo si parla di una necessaria estensione dei campi d’intervento della tecnologia (che già interviene con immediatezza e precisione in altri sport in cui è ammesso il ricorso da parte degli allenatori). Vero. Si vuole evitare perdite di tempo, ma in realtà si continua ad assistere abitualmente, specie nei finali delle partite, a perduranti sceneggiate, contestazioni e proteste su decisioni arbitrali.. Giganti che cadono per terra per un buffetto toccandosi la testa e ululando mentre sono stati appena sfiorati dall’avversario. In genere rinascono dopo una ventina di secondi. Roba che fa sorridere pensando a quanto avviene nelle partite di rugby.
Di fatto la presenza di arbitri, assistenti di linea, varisti, quarto uomo, con riprese dettagliate di decine di sofisticate telecamere su quanto avviene in campo, continua a fare i conti con il ripetersi di evidenti e frequenti gravi errori influenti sul risultato. Questo in una realtà di gioco in cui basta un mignolo che sfiori la palla per la concessione di un rigore. Infatti ormai i difensori sembrano più preoccupati di avere le braccia vicino al corpo che a marcare l’avversario.
Si parla da tempo di dare la possibilità agli allenatori di richiedere, in modo limitato (una contestazione per tempo), un intervento che obblighi l’arbitro , sull’azione incriminata, ad osservare il monitor e consultare il Var. E’ una vecchia proposta ,insieme ad altre rimaste nel cassetto, che potrebbe aiutare ed evitare sequele di dubbi e proteste. In ogni caso Var o non Var, rimane fondamentale la professionalità, preparazione, carisma ed esperienza della classe arbitrale e vale sempre quel principio che l’arbitro migliore è quello che meno si nota.
Infine una nota sul persistere, anzi l’aumentare, del fenomeno delle sceneggiate per ogni fallo, o presunto tale, con capriole urla, grida, per poi rimanere stesi sul terreno, alzando lo sguardo per vedere cosa succede, prima di risorgere come Lazzaro. Succede a tutte le squadre, specie nel finale di partita. Anche in questo a volte si esagera e spesso gli ultimi dieci minuti dell’incontro che a volte sono solo una continua sceneggiata. Una domanda? È possibile che uno stadio intero debba attendere che un giocatore si leghi i lacci delle scarpe in campo con estrema calma. E’ successo in Napoli Udinese. Una partita che l’Udinese ha meritato di pareggiare.
Un tempo tutto dipendeva dalla discrezionalità arbitrale (vedi i falli di mano e quel concetto di involontarietà ora cancellato e ripreso come intenzionalità), ora non si sa.
Indipendentemente da tutto quello che emerge è l’assoluta mancanza di equilibrio che si riscontra continuamente nel giudizio su episodi simili. Il Var è importante ma, di fronte alla sequela di episodi altamente discutibili, c’è chi rimpiange il ritorno alla sola discrezionalità dell’occhio dell’arbitro.