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Renzo Rossi soprannominato” truci “per i suoi capelli ricci sin da bambino è stato un attaccante di squadre come Como, Lazio ,Inter e Catanzaro in serie A.

Renzo è nato in veneto a Giacciano con Baruchella in provincia di Rovigo il 23 gennaio del 1951

Ha totalizzato 98 presenze e fatto 24 gol nella massima serie .
In serie B ha fatto 28 reti con 126 presenze con le maglie di Como ,Catanzaro e Taranto.
Come nasce la tua passione per il calcio ?
Nasce a Merano dove avevo i miei nonni.
Dai dieci ai quattordici anni ho giocato all’oratorio poi ho iniziato a giocare nel passirio Merano dove a sedici anni ho esordito in serie D.
Dopo due anni m’ hanno visto e portato al Toro nel 1969 dove ho vinto uno scudetto memorabile.
Un successo che porto sempre nel cuore con persone magiche.
Renato Zaccarelli e Renzo Rossi
Renato Zaccarelli e Renzo Rossi
Campioni in campo, ma anche e soprattutto fuori dal rettangolo di gioco ,con le quali tuttora mi frequento quando posso.
Mi piace ricordare che in quella squadra primavera c’erano fior di campioni come Renato Zaccarelli, Roberto Mozzini,Claudio Onofri ed il capitano Giuseppe Dezio per citarne qualcuno.
Dopo l ‘esperienza granata sono passato all’Astimacobi dove ho avuto la fortuna di giocare con Giancarlo Antognoni.
Era un Antognoni molto giovane, si vedevano già le sue immense qualità?
Antognoni lo chiamavamo tutti “Gisto” a quei tempi giocava negli allievi.
Mister Ferretti della prima squadra lo vide che era fuori categoria e lo portò in prima squadra.
l’esordio fu a Sondrio.
Vincemmo due a uno con i goal segnati da Giancarlo e da me.
Gisto era un campione ma anche un ragazzo d ‘oro ,molto educato, sempre al suo posto e rispettoso di tutti.
Antognoni passò poi alla Fiorentina ma io avrei giurato sarebbe andato al Toro.
Il presidente dell’Astimacobi era un certo Bruno Cavallo.
Cavallo era anche il vice presidente del Torino calcio per cui …ma le cose andarono diversamente e Giancarlo andò a fare le fortune della squadra gigliata.
E dopo Asti ?
Dopo Asti feci il militare e rientrai a Merano ma andai a giocare all’Oltrisarco in serie D.
Il presidente dell’Oltrisarco era un politico locale mentre quello del Merano aveva un impresa edile.
L’accordo tra i due presidenti fu anomalo.
Il presidente del Merano aveva bisogno di una strada per poter costruire su una collina e grazie ai buoni uffici del presidente dell’Oltrisarco il proprietario del Merano ebbe la concessione della strada.
Quella fu la merce di scambio.
In una partita a Meda ci fu la svolta della mia carriera.
Feci una bella partita, c’era a vedere il match un osservatore del Como e mi portarono in terra lariana.
A Como incontrai un tecnico che mi fece capire come si giocasse a calcio a quei livelli: Giuseppe Marchioro.
Era un tecnico avanti anni luce.
Cercava l’empatia coi giocatori e fece così anche con me.
Capì chi ero e com’ero fatto ed io diedi il mille per mille per lui.
In seguito sei andato a giocare nell’Internazionale.
L’Inter è stata l’apice della mia carriera e lo dico da tifoso milanista.
Sono da sempre tifoso rossonero perché sono cresciuto davanti alla casa dei nonni di Josè Altafini.
Mia mamma mi fece una maglia rossonera del campione italo brasiliano cucendo un numero nove sopra ed ancora oggi mi emoziono a pensarci.
Tornando all’Inter io ero felicissimo ovviamente di andare a giocare nella squadra nerazzurra.
Ho sempre giocato per la passione di giocare mai per i colori della maglia poi è chiaro che come tutti ho la mia squadra del cuore e la mia è sempre stata il Milan.
Feci l’esordio in un derby contro il mio amico Ricky Albertosi con il quale condivido, tra l altro, la passione per i cavalli ,da sempre.
Un Milan-Inter finito zero a zero ma se mi fosse capitata l’occasione avrei segnato ovviamente.
Era un Inter a fine corso quella nella quale sono arrivato nel 1974.
Avevamo un mister troppo forte a giocare a calcio per essere un allenatore: Luis Suarez.
Vederlo calciare era una cosa incredibile, mai visto uno così.
Dei giocatori di quella stagione nerazzurra mi piace evidenziare la figura epica di Sandro Mazzola.
Ero sempre con lui in stanza nelle trasferte avevo un ottimo rapporto, era molto carismatico un vero leader.
Mi ha aiutato molto all’Inter e poi ovviamente era un campione incredibile.
Una stagione in nerazzurro e torni a Como ma stavolta in massima serie.
Fu una stagione sfortunata che culminò con la retrocessione.
Cambiammo allenatore in corsa da Beniamino Cancian ad Osvaldo Bagnoli ma non bastò.
In seguito arriva la Lazio..
Mi ero spostato ed ero al mare a Riccione, mi arrivò la chiamata della Lazio e la accolsi con piacere.
Esperienza bellissima ,Roma in quegli anni era fantastica.
Ho avuto un ottimo rapporto con la tifoseria mi sono trovato molto bene.
Ero sempre con il caro amico Renzo Garlaschelli e l’allenatore era un grande uomo: Luis Vinicio.
Il mister era uomo di mondo, capiva le persone e le situazioni al volo in più faceva gruppo in maniera molto solida.
Fu l’anno della tragica morte di Luciano Re Cecconi?

Luciano era una persona stupenda, inoltre era il più saggio di quella squadra.

Io quel giorno maledetto tra l’altro era felicissimo perché rientrava da un infortunio lungo.
Mi trovavo vicino al luogo della disgrazia da un macellaio ed ero insieme a mia moglie.
Incontrai lì davanti Re Cecconi Ghedin ed il profumiere.
Mi invitarono ad andare con con loro tre da un gioielliere.
Io gli dissi che dovevo andare a comprare il vino e non potevo andare seguirli.
Mia moglie entrò dal macellaio ed io andai a prendere il vino.
Insomma a farla breve mi ha salvato la vita il vino perché se fossi andato con loro chissà come sarebbe finita.
Due bottiglie di champagne a quei tempi da 3500 lire l’ una.
Dopo la Lazio scendi di categoria ed approdi in Calabria col Catanzaro dove vinci il campionato di serie B e nel secondo anno incontri l’allenatore Carlo Mazzone.
Iniziavo a guardare anche il dopo carriera per cui accettai una proposta economicamente importante che mi fece la società giallorossa pur scendendo in serie B.
Furono due ottime stagioni.
Nella prima vincemmo il campionato con mister Giorgio Sereni e tornammo in serie A.
La seconda stagione ebbi la fortuna di essere allenato dal tecnico Carlo Mazzone che era un fenomeno.
Possedeva un aspetto umano elevatissimo ma era anche un allenatore molto capace.
In più c’erano compagni di squadra forti con l’eccellenza di Massimo Palanca.
Io le prendevo e Massimo segnava questa era la nostra dinamica.
Massimo aveva il 36 di piede e calciava in maniera divina.
La partita che ancora oggi mi porto dietro è Roma Catanzaro 1 a 3.
Palanca fece tre gol, uno dei quali direttamente da calcio d’angolo.
Chiudi la carriera professionistica a Taranto .Come mai la squadra pugliese?
Mi fecero una proposta molto importante non potevo non prenderla in considerazione.
Hai però giocato a calcio in squadre minori fino a 50 anni…
Vorrei sottolineare il fatto che ho giocato in tutte le categorie tranne in terza categoria.
Finito il percorso professionistico son sceso ed ho giocato fino agli amatori e fino a 50 anni.
Il calcio per me è sempre stato soprattutto un grande amore.
Aver giocato a calcio in tutte le categorie è la mia più grande soddisfazione.
Il calcio è sport e, se si può, bisogna giocarlo non solo guardarlo in televisione.
Non sono i colori, non sono le categorie il calcio è un dono è un sogno dal quale è importantissimo farsi trovare pronti quando si smette.
In questo ho avuto la fortuna di aver incontrato persone che mi hanno fatto capire soprattutto questo, come i sopra citati uomini più che allenatori Giuseppe Marchioro e Carlo Mazzone.

2 thoughts on “Renzo Rossi.” Mazzone e Marchioro sono stati per me come due padri”. “Ho giocato fino a 50 anni”

  1. Interesante entrevista, muy bien llevada por Flavio Ciasca importante periodista. Felicitaciones!!!

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