Chi ha una certa età e collezionava le figurine Panini non può non ricordare Fabio Cudicini, il portiere del Milan detto “ragno nero” che si è spento a 89 anni.
Un campione del calcio in bianco e nero che non ebbe mai in nazionale, ma rimase memorabile per le sue straordinarie parate che compiva come estrema semplicità semplici interventi. Senza mai eccessi come nel suo carattere riservato.
Era nato a Trieste nel 1935. Cresciuto nella Triestina, giocò poi nell’Udinese, nella Roma, nel Brescia e nel Milan. Con i giallorossi, dove arrivò come terzo portiere nel 1958 ma in breve si impose come titolare vincendo, anche grazie al suo prezioso contributo, la Coppa delle Fiere contro il Birminghan City e una Coppa Italia. Rimase molto legato alla società giallorossa. All’epoca non era pensabile il tourbillon di giocatore cui si assiste oggi nel calcio. A 32 anni nel 1967 dal Brescia, dopo una stagione non eccelsa, passò al Milan di Nereo Rocco (che era tornato al Milan dopo aver allenato il Torino), insieme al 33enne Kurt Hamrin. Rocco voleva giocatori con esperienza. Con i rossoneri, dove in cinque stagioni giocò 183 partite, acquisì una straordinaria notorietà vincendo uno scudetto (1967 68), una Coppa delle Coppe (1968).

In quel Milan storico degli anni ’60 vinse anche la Coppa dei Campioni (1969) e la Coppa Intercontinentale. giocando insieme a Schnellinger, Anquilletti e Lodetti, Pierino Prati. In questi successi furono sempre fondamentali i suoi interventi che gli valsero il soprannome di ragno nero , (The Black spider attribuito dai giornali inglesi). Lo stesso soprannome del mitico portiere della nazionale russa Lev Jashin (unico portiere a aggiudicarsi il pallone d’oro). Entrambi vestivano sempre in calzamaglia nera.
Memorabile la sua partita nella semifinale di ritorno contro il Manchester di George Best, Bobby Charlton e Danis Law(in foto). Per poi vincere la finale insieme a Prati, Sormani e al golden boy Rivera contro l’Ajax di Johan Crujiff.
La sua lunghissima carriera finì nel 1972.
Con i suoi 191 centimetri fu il più alto giocatore del suo campionato, non a caso alla Roma lo chiamarono “pennellone”. Un’altezza che oggi non sorprende per un portiere mentre risultava alquanto anomala a quei tempi. Anche se fu uno dei migliori portieri di quei tempi non ebbe mai spazio in nazionale.
Di carattere riservato, privo dei protagonismi dei giocatori di oggi, fu un figlio d’arte in quanto suo padre difendeva la porta della Triestina, mentre suo figlio Carlo Cudicini, cresciuto nel vivaio del Milan, ha avuto successo nel Chelsea, voluto da Vialli, (premiato nel 2002 come miglior portiere della Premier League) , dove è ora allenatore dei giocatori in prestito.
Chiusa la carriera calcistica Fabio Cudicini aprì una ditta di tappezzerie e moquette che aveva come logo, e non poteva essere altrimenti, un ragno nero.
La sua scomparsa è stata accompagnata da sinceri messaggi di cordoglio del mondo del calcio per una figura semplice e mitica rimasta nell’immaginario collettivo di più generazioni.
