Evaristo Beccalossi, leggenda dell’Inter: estro e fantasia in campo con la maglia neroazzurra a righe.
E’ grande il cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, dopo un anno di grande sofferenza dell’ex campione dell’Inter. E’ mancato a Brescia, la sua città e tra pochi giorni avrebbe compiuto 70 anni.
Trequartista mancino, fantasista, famoso per i suoi dribbling, ha fatto innamorare i tifosi neroazzurri diventando un’autentica bandiera, segnando 37 reti, e vincendo uno scudetto, con la guida di Bersellini nel 1979-80, e una Coppa Italia (1980), in quell’Inter in cui giocò dal 1978 al 1984.
Aveva un modo di giocare e soprattutto dribblare, deciso e leggiadro. Un modo unico di trattare il pallone che portò l’avvocato Prisco ad affermare: “Non giocava col pallone, era il pallone che giocava con lui, un pallone che non calciava ma accarezzava”.
Non è formale il ricordo della sua Inter con un: “Evaristo è sempre rimasto uno di noi”.
Come spesso succede ai geni, ai fantasisti, quelli che non giocano ma “inventano”, aveva lampi di classe eccelsa alternati a momenti più opachi che gli venivano perdonati in nome di quell’arte di dribblare con leggerezza che poteva regalare una magia da un momento all’altro. Un fatto che incanta tutti coloro che amano il calcio.
Nato a Brescia il 12 maggi 1956 iniziò con le rondinelle il suo percorso calcistico, in cui espresse subito talento e originalità, prima di passare all’Inter che subito apprezzò il suo estro, diventando quel numero 10 che all’epoca era sinonimo di talento e fantasia ma anche di un certo individualismo. Non ebbe fortuna in nazionale in quanto Bearzot gli preferì Antognoni
Conclusa la carriera da calciatore è rimasto vicino sempre all’Inter, per un periodo anche come dirigente, vicino ai giovani, per poi diventare un apprezzato opinionista preparato, simpatico e ironico.
Gli appassionati di calcio non possono non ricordare un personaggio rimasto sempre schietto e corretto e per questo rimpianto da tutti.
“Scuste se insisto mi chiamo Evaristo” è una espressione che rimase celebre,si dice legata ad un derby del 1979 deciso da una sua memorabile doppietta. “Non l’ho mai detta ad Albertosi , ammise Becca, ma la frase fu una specie di mantra che simpaticamente lo accompagnò.
