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  1. Il Consiglio di Amministrazione del Genoa si è chiuso senza il passo indietro di Alberto Zangrillo. Nonostante le indiscrezioni della vigilia, l’ex presidente non ha rassegnato le dimissioni e la partita sul suo futuro si giocherà nell’assemblea degli azionisti convocata tra circa un mese. Sarà quello il momento in cui i soci valuteranno se procedere con la revoca per giusta causa. Intanto il bilancio ha ottenuto il via libera, ma resta sospesa la questione più delicata: il volto istituzionale di un club che sta vivendo un cambio d’epoca.

Il quadro generale è chiaro: dopo l’ingresso del nuovo azionista di maggioranza, il rumeno Dan Șucu, la governance rossoblù è entrata in una fase di ricomposizione. La convivenza tra vecchie e nuove figure societarie ha prodotto attriti che non potevano restare sotto traccia. Lo dimostra anche il piccolo caso degli abbonamenti: il club avrebbe rifiutato la sottoscrizione di due tessere stagionali richieste da Zangrillo, episodio che ha alimentato tensioni e polemiche e che la società ha poi ridimensionato con una nota ufficiale. Non è certo un dettaglio, perché in una piazza passionale come Genova ogni segnale viene letto come uno sgarbo o un atto di sfiducia.

Dal passato al presente

Alberto Zangrillo resta comunque una figura di peso. Primario di fama nazionale, diventato noto al grande pubblico anche per il suo ruolo medico, è stato nominato presidente del Genoa nel novembre 2021, subito dopo il closing con 777 Partners. Il suo profilo, legato professionalmente e umanamente a Genova, aveva dato al club una visibilità forte, con un volto capace di incarnare la genoanità anche fuori dal campo. Ma da mesi, con l’avvento di Șucu e l’acquisizione della maggioranza, il suo ruolo appare sempre più ai margini rispetto alle decisioni del nuovo corso.

Questa distanza non è solo simbolica. Le divergenze sono diventate materia pubblica e, in un momento in cui il Genoa punta a rafforzare la propria struttura societaria, la chiarezza diventa un obbligo. La revoca, o comunque un riassetto netto delle cariche, appare oggi la strada più coerente con le necessità del club. La nuova proprietà ha bisogno di una dirigenza compatta, di una strategia condivisa e di figure di cui si fidi pienamente. Restare a metà tra passato e presente rischia di minare la solidità di un progetto che vuole portare i rossoblù sempre più in alto.

C’è poi la questione reputazionale: gli episodi degli ultimi mesi, tra abbonamenti contestati e scambi di accuse, hanno mostrato un volto che non giova all’immagine del Grifone. Il rapporto con i tifosi, che rappresentano l’anima del Genoa, non può essere sporcato da schermaglie interne. Chi guida il club deve rappresentarne la credibilità verso l’esterno, soprattutto agli occhi di sponsor e istituzioni. In questo senso, una governance limpida e senza zone d’ombra è la premessa per consolidare fiducia e serenità.

A complicare il quadro ci sono anche le partite legali e finanziarie ancora aperte, dalle contestazioni legate agli aumenti di capitale alle azioni di creditori come A-Cap. Vicende tecniche, certo, ma che finiscono per pesare sulle scelte del club e che richiedono una cabina di regia senza conflitti interni. È proprio in momenti come questi che la chiarezza dirigenziale diventa uno scudo.

L’assemblea degli azionisti sarà dunque il vero passaggio decisivo. Toccherà a quella sede stabilire se la revoca sarà formalizzata o se si opterà per soluzioni alternative, come la redistribuzione delle deleghe o una nuova composizione del board. Ma il tema va oltre la semplice permanenza di Zangrillo: si tratta di scegliere un modello di gestione, di stabilire se il Genoa vuole guardare avanti con una linea unitaria oppure restare intrappolato in un equilibrio precario.

Per questo sostenere che la revoca di Zangrillo sia la scelta più giusta non significa mancare di rispetto alla sua storia o al suo legame con la città. Significa, al contrario, mettere al primo posto il bene del club. In una piazza come Genova, che vive di calcio e di passione, l’ordine e la coerenza nelle scelte societarie sono essenziali per dare forza a un progetto tecnico e sportivo all’altezza delle ambizioni.

Il Grifone ha imboccato la strada di un nuovo corso. Perché possa spiegare le ali con decisione, servono stabilità, compattezza e un’identità chiara. L’assemblea avrà la responsabilità di chiudere un’epoca e aprirne un’altra. Non è solo una questione di nomi, ma di futuro. E il futuro del Genoa, quello che tutti i genoani sognano, non può che poggiare su basi solide e trasparenti.

 

Valentina Jannacone

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