Zangrillo: ex presidente del Genoa definito “persona non gradita”, abbonamento negato a lui e al figlio
Genoa cala il sipario sul suo ex numero uno: non potrà acquistare l’abbonamento, scrive il club: “Persone non gradite”, per decisione dei vertici societari .
Zangrillo, primario al San Raffaele di Milano e storico medico personale di Berlusconi, torna allo store del Porto Antico il 31 luglio 2025, chiedendo due tessere per sé e il figlio. Viene bloccato. Un dirigente, Marco Trucco, lo accompagna in un locale adiacente e gli comunica l’ordine secco della società: niente abbonamenti per lui, senza spiegazioni dettagliate .
Motivazioni: un ex nel mirino per questioni societarie
Stando ai riscontri, la nuova proprietà guidata da Dan Sucu ha etichettato Zangrillo come legato all’“ex dirigenza” e potenziale ostacolo negli equilibri interni .
In particolare, sovrapposizioni con A‑Cap, creditrice americana della ex proprietà (777 Partners), muovono l’ex presidente come testimone nei ricorsi, tutti bocciati, contro l’aumento di capitale del dicembre 2024 che consolidava la posizione di Sucu.
Zangrillo: umiliazione, vergogna e denuncia
«Mi sono sentito umiliato, ho provato vergogna per il mio povero Genoa», ha dichiarato Zangrillo al Corriere della Sera .
La decisione, secondo lui, calata dall’alto, non è solo un rifiuto amministrativo: è un atto politico. Subito dopo, ha formalizzato esposto alla Guardia di Finanza per denunciare quanto accaduto presso il Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria di Genova .
Replica del club: tutto a norma, ma non elegante
Il Genoa non contesta i fatti: afferma di aver applicato «procedure corrette», operando nel rispetto delle normative vigenti. Ma respinge le insinuazioni di illegittimità o favoritismi.
Sottolinea inoltre che Zangrillo non era in possesso della “tessera del tifoso”, prerequisito tecnico per acquistare un abbonamento. Il club si riserva persino azioni legali contro eventuali notizie considerate diffamatorie .
Contesto interno: politica ufficiale o calcolo strategico?
Da fonti interne emerge però un’altra possibile chiave di lettura: pare che il club adotti una politica precisa, non emettere abbonamenti alla dirigenza, preferendo gestire accessi tramite accrediti partita per partita. In questo modo si liberano posti vendibili a tariffa piena ai tifosi esterni.
Zangrillo, troppo tifoso per restare dirigente (nota da tifosa)
C’è un punto che pochi dicono apertamente, ma che chi vive il Genoa da dentro sa benissimo: Zangrillo era troppo legato alla tifoseria per poter essere compatibile con l’idea “aziendalista” della nuova proprietà.
Non era solo presidente: era uno di noi, anche troppo. Presente al fianco degli ultrà, a braccia alzate sotto la Nord, al Ferraris come in trasferta. Parlava da tifoso, non da manager. Non ha mai fatto mistero del suo attaccamento viscerale alla maglia. Nei momenti peggiori, ci ha messo la faccia. Nei migliori, ci ha messo l’emozione. E Qualche parola di troppo.
E proprio lì sta il nodo.
Dan Sucu, uomo d’affari, ha preso il Genoa per rifondarlo come società “di sistema”: fredda, efficiente, pulita. I dirigenti devono eseguire, non partecipare. Stare in tribuna, non in gradinata. Portare numeri, non sciarpe.
In questo contesto, Zangrillo era una variabile impazzita. Una figura ingombrante, che ha saputo anche attaccare la società microfono alla mano. Amato dalla Nord, rispettato da parte della stampa locale, addirittura sostenuto dai piccoli soci contrari all’aumento di capitale che ha consegnato il club a Sucu.
Troppa popolarità. Troppa spontaneità. Troppa genovesità.
È paradossale, ma la sua condanna è stata il suo amore per il Genoa. Non ha mai smesso di essere un tifoso, anche da presidente. E ora, per questo, si trova fuori dallo stadio.
Valentina Jannacone
Articolo molto bello Vale .