La serata del Ferraris è stata una lezione pratica: Genoa battuto 0-2 da una Cremonese concreta, capace di colpire presto e chiudere i conti con freddezza (doppietta di Bonazzoli). Il risultato non è una casualità numerica, ma il prodotto di una scelta tattica, la formazione e il posizionamento voluti da Patrick Vieira, che ha reso vulnerabili equilibri già fragili e ha costretto i giocatori a pagare un conto ingiusto in termini di responsabilità individuale e critiche.
Perché la formazione è stata il problema
Vieira ha schierato una squadra che, sulla carta, doveva generare ampiezza e verticalità, ma in pratica ha prodotto scarsa costruzione dal basso e pochi riferimenti centrali per collegare fosforo e profondità. I numeri confermano un Genoa con meno possesso e meno occasioni nette rispetto agli avversari (e forse alle partite di tutto il campionato) percentuale di possesso sfavorvole e sterilità sottoporta, fattori che hanno favorito la partita del pressing avversario.
Questo non è un attacco ai singoli, diversi interpreti della rosa sono giocatori di valore, ma a come sono stati utilizzati: ruolo, compiti e catene di passaggi non hanno dialogato con le caratteristiche tecniche e atletiche degli interpreti schierati.
Analisi singolo per singolo (breve scout)
Di seguito un’analisi personale, basata sulle scelte d’assetto e sui dati di prestazione disponibili durante la gara.
Leali. Sempre chiamato a essere punto di riferimento in una difesa che fatica nella costruzione dal basso: interventi ordinari ma poca protezione dalle seconde palle. La linea difensiva non lo ha aiutato a gestire la costruzione.
Norton-Cuffy (terzino/difensore esterno). Giocatore interessante per spinta e fase di 1v1, ma il ruolo eccessivamente arretrato o, al contrario, con compiti di copertura mediana lo sbilanciano; non ha trovato continuità né nei raddoppi né nelle sovrapposizioni. La catena di destra è rimasta disgiunta rispetto al centrocampo, complice l’assenza di Frendrup con il solo Masini a fare legna.
Ostigard / Vasquez (centrali). Entrambi con qualità fisiche, ma penalizzati da posizionamenti che non favorivano l’uscita palla. La scelta del modulo ha costretto spesso i centrali a essere lunghi e verticali, anziché propulsori di gioco: risultato, difficoltà nelle transizioni positive e vulnerabilità sulle seconde palle. C’è da dire che il norvegese non può certo dirsi adatto alla costruzione del gioco e la mancanza di un play evidenzia tale limite.
Martin torna in campo ma non rende né convince come ricordavamo prima dello stop dettato probabilmente dalla mancata forma del contratto. Masini (intorni al centrocampo) nel doppio ruolo richiesto non è stato supportato da contatti efficaci con i trequartisti: mancanza di linee di passaggio nette e posizionamenti che hanno creato buchi tra i reparti. Ha corso molto senza trovare la giocata che collegasse attacco e centrocampo.
Malinovskyi / Ellertsson (trequartisti / rifinitori). Tecnici, in grado di creare superiorità, nella serata al Ferraris però si sono trovati isolati, con poche ricezioni utili e ridotto spazio per girarsi: penalizzati dal pressing e dalla scarsa protezione del centrocampo. Malinovskyi ha provato qualche breve spunto, ma la catena di passaggi non gli ha permesso di incidere. Inoltre, come ben sappiamo, la posizione arretrata ne penalizza le prestazioni, come avvenuto questa sera.
Carboni (ala/esterno). Potenzialmente un elemento forte, dotato di dinamismo, però evidente la difficoltà ad adattarsi ai compiti richiesti: troppo spesso scoperto, con compiti difensivi che ne hanno limitato la fase offensiva. È uno dei pochi su cui si può puntare in prospettiva, ma serve un uso più calibrato.
Cornet / Ekhator (attacco). Buon valore individuale, atletismo e imprevedibilità. Impossibilitati a ricevere palle utili in condizioni di superiorità, perché la fase di costruzione non ha prodotto rifiniture efficaci. Il centravanti ha bisogno di palle attivabili: non è stato così.
L’impressione generale è che se già la formazione portava con sé tanti dubbi, la palese mancanza di idee del cosa fare e come muoversi, ha definitivamente abortito quella che per Vieira avrebbe evidentemente dovuto essere una squadra più dinamica. Ma se già con Frendrup il centrocampo soffre, stasera si sono rivelate scelta fuori luogo le sorprese di formazione, soprattutto vista l’importanza per la classifica. Inoltre, se proprio si vuole cambiare, vedendo i giocatori in difficoltà, bisognerebbe ricevere direttive chiare e “illuminanti”.
Difesa che non costruisce e esterni in difficoltà
Uno degli elementi più evidenti è la difficoltà a costruire dal basso, qui sì per carenza di qualità: la squadra ha scelto soluzioni di transizione poco fluide e i terzini/esterni non hanno trovato il modo di allargare la difesa avversaria. Questo ha reso vano il lavoro dei rifinitori alle spalle dell’attaccante e ha aumentato la prevedibilità offensiva. Le statistiche aggregate del match confermano possesso svantaggioso e scarsa efficienza offensiva.
Conclusione e giudizio tecnico
In condizioni normali un allenatore assorbe il peso delle sconfitte; stasera però la lettura del match e la scelta del modulo, che ha messo fuori ruolo più giocatori forti uno a uno, spiegano perché i tifosi abbiano riversato critiche sui giocatori: il paradosso è che la squadra ha perso non per inferiorità tecnica della rosa, ma per una gestione tattica che non ha valorizzato i singoli. Vieira, se verrà confermato, dovrà ripensare l’architettura della squadra: più riferimenti centrali per collegare il gioco, meno isolamento dei rifinitori e un utilizzo coerente degli esterni.
Per invertire la tendenza servono cose concrete: riallineare ruoli e compiti con le qualità individuali, adattare il.modulo ai giocatori, singolarmente non certo da zona “rossa” della classifica, tornare a costruire con pazienza dal basso e dare ai rifinitori spazi reali per incidere. In mancanza di questo, le prossime serate al Ferraris e non solo rischiano di riproporre lo stesso copione e questa volta non basterà dare la colpa alla malasorte.
Valentina Jannacone