Sabelli e il Genoa avanti insieme: il rinnovo fino al 2028 premia l’uomo della maglia sudata
Stefano Sabelli stringe la maglia rossoblù del Genoa: rinnovo fino a giugno 2028
Non solo un contratto: il Grifone tiene con sé uno dei volti più riconoscibili dello spirito rossoblù
Il Genoa ha ufficializzato il rinnovo di Stefano Sabelli fino a giugno 2028. La notizia, di per sé, è lineare: il club prolunga il rapporto con un giocatore arrivato nell’estate 2021, oggi a quota 123 presenze ufficiali e 1 gol in rossoblù, con dentro anche la promozione in Serie A del 2022/23. Ma la sostanza, stavolta, va oltre la burocrazia di un contratto. Perché Sabelli, a Genova, non è soltanto un esterno difensivo. È diventato uno di quei calciatori che il popolo genoano sente vicini per indole, disponibilità, serietà e senso della maglia. Non a caso il Genoa lo definisce tra i leader dello spogliatoio, mentre Diego Lopez parla di lui come di un giocatore molto stimato da allenatore, staff, compagni e tifosi.
Il punto, in fondo, è tutto qui. Sabelli non è mai stato venduto come ciò che non è. Non è il terzino da copertina, non è il calciatore da effetti speciali continui, non è il fenomeno da highlights cuciti a ripetizione. Però è uno che si fa trovare, che tiene il campo, che accetta il suo ruolo, che non si nasconde e che, quando serve, sa anche lasciare il segno. Domenica contro il Sassuolo è stato eletto MVP dopo essere stato protagonista nell’azione del gol decisivo di Ekuban con una giocata di tacco che ha fatto sorridere perfino lui. E il modo in cui l’ha raccontata dice molto del personaggio: prima la dedica ai tifosi presenti allo stadio, poi l’autoironia, quasi a sgonfiare subito l’enfasi. È anche da dettagli così che si misura l’umiltà di un giocatore.
Da “Sabellao” al Ferraris: quando il soprannome dice tutto
Il soprannome “Sabellao” non nasce per caso. Negli ultimi giorni è diventato quasi un piccolo tormentone rossoblù. Prima il pesce d’aprile confezionato dal club, che lo ha immaginato convocato dal Brasile, poi i titoli e i commenti del giorno dopo Genoa-Sassuolo, con quel tacco che per una volta gli ha dato davvero una sfumatura da laterale verdeoro. Dietro l’ironia, però, c’è una cosa seria: l’affetto dei tifosi. Sabelli piace perché non bara mai. Piace perché dà l’idea di essere uno di quelli che devono meritarsi ogni applauso. Piace perché il Genoa, storicamente, ha sempre avuto un debole per chi suda la maglia prima ancora di lucidarla. Tanto da dedicargli una canzone che ha già fatto il giro delle chat ed è arrivato anche all’orecchio del Genoa, inoltrato da un tifoso e amico, Diego Tarì, al responsabile comunicazione.
Ed è difficile non leggere in questa chiave anche il legame emotivo che si è creato attorno a lui. Dopo il Sassuolo, parlando a DAZN, ha detto che i figli portati in campo sono dei talismani, perché ogni volta che li ha avuti con sé il Genoa ha vinto. È una frase leggera, familiare, quasi tenera, ma dentro c’è tutta la cifra di Sabelli: un giocatore normale nel senso più nobile del termine, uno che non costruisce personaggi, che resta se stesso, e forse proprio per questo entra facilmente nel cuore della gente. Saranno un po’ genoani anche loro? La scena, per chi guarda da fuori, fa sorridere. Per chi vive il Genoa, invece, sa di casa.
Il profilo di Sabelli: carriera lunga, gavetta vera, continuità concreta
Classe 1993, romano, Sabelli è cresciuto nel settore giovanile della Roma, dove ha vinto tre titoli giovanili. Nel 2025 era già come un giocatore con oltre 400 presenze tra i professionisti, costruite passando per Bari, Carpi, Brescia, Empoli, Genoa, Brescia e infine nuovamente in RossoBlu. Non è il percorso di chi è arrivato in alto per scorciatoie. È il percorso di chi si è fatto spazio con continuità, adattamento e resistenza.
Anche i numeri del suo cammino rossoblù raccontano bene il profilo. In Serie B 2022/23 ha disputato 30 partite di campionato e segnato 1 gol, quello che resta tuttora il suo unico centro con il Genoa. In Serie A ha poi messo insieme 32 presenze nel 2023/24, 34 nel 2024/25 e 12 nel campionato in corso 2025/26, con 1 assist registrato su Soccerway. Il totale ufficiale comunicato oggi dal club è di 123 presenze e 1 gol, dato che comprende tutte le competizioni. Sono cifre che non gridano, ma pesano. Raccontano affidabilità, presenza, durata. Raccontano un calciatore che magari non ti cambia il manifesto tecnico della squadra, ma che dentro una stagione ti serve eccome.
De Rossi, il gruppo, la fiducia riconquistata
C’è poi un altro aspetto che conta, e riguarda Daniele De Rossi. Il rapporto tra Sabelli e il mondo De Rossi affonda le radici ai tempi della Roma: dopo Genoa-Sassuolo, il terzino ha ricordato di aver avuto per tre anni Alberto De Rossi nelle giovanili giallorosse. Parlando dell’attuale tecnico rossoblù, Sabelli ha scelto parole molto nette: prima ancora che un bravo allenatore, conta essere una persona giusta. È una frase che spiega parecchio. Spiega la fiducia. Spiega il tono dello spogliatoio. Spiega anche perché, in questa fase della stagione, Sabelli sembri aver trovato una nuova centralità dentro il gruppo.
De Rossi, del resto, su Sabelli si è esposto più volte. Dopo Parma-Genoa di gennaio parlò di una squadra di persone serie e spiegò che prestazioni del genere arrivano solo allenandosi bene. A marzo, alla vigilia dell’Udinese, disse chiaramente che Norton-Cuffy non stava partendo dall’inizio perché Sabelli aveva fatto troppo bene contro la Roma per uscire. Tradotto: non era un titolare blindato a inizio percorso, ma si è rimesso al centro con il lavoro e con la risposta data quando è stato chiamato in causa. Esattamente il tipo di storia che a Genova piace sempre.
E c’è di più. Sabelli stesso ha definito il gruppo rossoblù “forte”, quasi un marchio di fabbrica, mentre De Rossi ha detto senza giri di parole che il gruppo trovato fa la differenza. In questo intreccio tra coesione interna, fiducia dell’allenatore e disponibilità dei giocatori, Sabelli finisce per rappresentare benissimo il volto concreto del Genoa attuale. Non l’uomo immagine, ma l’uomo utile. Non il primo nome da copertina, ma uno di quelli che tengono in piedi il racconto di una squadra.
Il senso vero di questo rinnovo
Per questo il rinnovo fino al 2028 ha un significato che va oltre il valore tecnico puro del calciatore. Il Genoa non ha prolungato soltanto il contratto di un terzino destro. Ha scelto di tenersi stretto un uomo che conosce l’ambiente, che ne interpreta i codici, che viene riconosciuto dal club come uno dei leader dello spogliatoio e che i tifosi leggono come uno dei propri. In una parola, uno con l’anima rossoblù addosso. Ed è significativo che proprio Diego Lopez abbia parlato di squadre con un’anima costruite da giocatori che hanno un’anima. Dentro quella definizione, Sabelli ci sta perfettamente.
Poi c’è il lato da tifosa, che non ha bisogno di statistiche per essere sincero. I limiti di Sabelli si vedono, sarebbe inutile negarlo. Ma proprio perché si vedono, e lui non prova mai a mascherarli dietro pose o alibi, il rispetto cresce. Quando sbaglia, resta uno dei tuoi. Quando gioca male, non smette di essere uno che ha dato tutto. Ecco perché, personalmente, faccio fatica a immaginare “mugugni” nei suoi confronti anche dopo una prestazione negativa. Non perché sia intoccabile. Ma perché ci sono calciatori che si giudicano solo con il piede, e altri che si giudicano anche con il cuore. Sabelli, per il Genoa, appartiene con tutta evidenza alla seconda categoria.
Valentina Jannacone