Sergio Pellissier corre con la maglia gialloblù del ChievoVerona, spingendo per la giocata: volti e tifosi ricordano le sue imprese.

Sergio Pellissier in maglia gialloblù guida il ChievoVerona con intensità, come nella sua lunga storia di gol.

 

 

Gli asini torneranno a volare?  Pare proprio di sì.  La frase sfottò dei tifosi del Verona (“Quando i mussi volerà faremo il derby in serie A”), verso le aspirazioni della squadra di un quartiere della città, diventata il simbolo del sorprendente fenomeno calcistico chiamato Chievo. Un borgo autonomo, di 4500 abitanti sulla riva destra dell’Adige, “assorbito” dalla città nel 1923

L’argomento è emerso parlando di calcio con l’amico opinionista radiotelevisivo Flavio Ciasca.

Il Chievo è stato per anni un’autentica e duratura sorpresa nel calcio di Serie A dopo il 2000.

Un vero miracolo sportivo. La società gialloblù di un borgo di Verona, fondata nel 1929 con alterne vicende,  ha sorpreso tutti partecipando a ben  32 campionati nazionali di cui 5 in serie C , 10 in serie B (vincendo il campionato 2007-08)  e 17 in serie A, di cui 11 consecutivi, arrivando anche in Europa.

Un successo fatto di bel gioco, risultati, sana organizzazione e programmazione, che lo portò incredibilmente dalla serie D alla A, fino a qualificarsi per l’Europa, (in Coppa Uefa nel 2002-03) e in Champions nel 2006-07. Il suo arrivo in A fu roboante con la conquista del quinto posto con un allenatore come Luigi del Neri.

Tra le curiosità della squadra guidata da Delneri, un mix di giovani talenti e giocatori esperti, vi era il portiere Cristiano Lupatelli che giocava con il numero 10 (per una scommessa tra amici), il terzino Fabio Moro, il capitano il centrale Lorenzo D’Anna insieme a Maurizio D’Angelo, il difensore Marco Lanna quanto mai attivo sulla fascia sinistra. Sulla destra vi era il veloce Luciano, mentre Simone Perrotta, che divenne campione del mondo a Berlino il 9 luglio 2006 (Lippi lo utilizzò come esterno di centrocampo in tutte le partite),e fu un uomo chiave del centrocampo. Sulla brillantezza del gioco d’attacco pesava il contributo dell’esperto Eugenio Corini, che si distinse in tutte le squadre in cui fece parte, continuando con una brillante carriera da allenatore. Altro centrocampista Christian Manfredini, cresciuto nelle giovanili della Juve, in attacco vi fu l’esplosione del non giovanissimo Massimo Marazzina, insieme a quella di Bernardo Corradi. Un insieme di bravi giocatori, senza star eclatanti, esaltati dalla magia del tecnico Delneri, capace di un gioco quanto mai brillante e ammirato contro qualunque avversario.

Una favola che   andò avanti fino al fallimento nel 2021 per una situazione debitoria insostenibile e mancata regolarità nei pagamenti (contributi Inps e Iva), pur in un contesto definito “agevolativo”. Un quadro improvvisamente pesante a cui la famiglia Campedelli (ex patron del pandoro Paluani), che, dopo il fallimento delle sue società, non riuscì a porre rimedio, chiudendo 102 anni di storia.

Un  ritorno voluto  da Pellissier

Il ritorno di fiamma del Chievo deve tutto a uno dei suoi principali protagonisti, l’attaccante Sergio Pellissier. Un vero bomber che giocò, fino a 40 anni nel 2019, in 19 campionati, segnando 134 gol. Dopo il fallimento Pellisier non appese gli scarpini ma continuò a giocare a livello dilettantistico. Oltre ai gol l’attaccante all’attaccante è stata sempre riconosciuta, con tanto di premi, una grande correttezza e umanità sia dento che fuori dal campo.   Ha iniziato con il Torino , per poi passare al Varese e nella Spal , prima di trovare la sua casa a Verona nel 2002, diventando capitano e leader del Chievo. Una testimonianza di cuore, passione,  tenacia e attaccamento ai colori, oggi cosa rara,  che continua.

Questo valdostano, nato ad Aosta nel 1979, si è preso in carico il progetto, ripartendo dalla Terza categoria, fondando la Clivense FC nel 2021. Nel 2024 ha fatto rinascere il ChievoVerona, acquisendone il marchio storico e diventandone presidente onorario a fianco di Pietro Laterza.

Se vediamo il tourbillon di squadre quanto mai note e seguite, che sono sparite o non si sono più riprese dopo  una retrocessione o per questioni finanziarie societarie, quella del Chievo rappresenta  un vero miracolo che nulla impedisce che si ripeta (anche se sarà più dura alla luce della crescita della serie cadetta e della C in Lega Pro),  per la ferrea volontà di un uomo come Pellissier che intende riportare il Chievo,ora in Serie D, nel calcio professionistico  (anche se non sarà semplice alla luce dalla crescita del livello, in serie B e in C, della Lega Pro).

Le ambizioni sono anche supportate  da ingaggi di giocatori, a inizio 2026, come l’ex Juve (dal 2017 al 2020) Douglas Costa, (per un rimborso spese di 30mila euro lordi su dieci mesi), continuando il quel percorso di tradizione, oculatezza e orgoglio per tornare in fretta in alto per riportare “i mussi a volare”.

Mussi e gobbi, quando l’offesa diventa uno slogan identitario

Oltre Il caso dei “mussi volanti”, che da insulto degli avversari viene ripreso come simbolo per la tifoseria, è rimasto storico il termine “gobbi” che, partendo come sfottò degli avversari, in particolare dei cugini del Toro, divenne un segno di identità e autoironia dei tifosi bianconeri.

 

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