Silvano Benedetti è nato a Lucca il cinque ottobre 1965.
La sua carriera
professionistica ha avuto inizio nel 1983 col Toro per poi passare un anno al Parma uno al
Palermo ed uno all’Ascoli.

Rientrato al Toro dal 1987 al 1992 ha poi proseguito nella Roma dove è rimasto fino al 1995.
La sua carriera da giocatore si è chiusa nel 2000 dopo aver vestito le casacche di
Alessandria e Chieri.
Tra campionato e coppe ha totalizzato tra i professionisti 329 presenze e segnato 14 reti.
Ha vestito anche la maglia della nazionale Under 21 partecipando agli europei del 1988 e
del 1990.
Con la maglia azzurra dell’Under 21 ha collezionato diciassette presenze segnando due reti

Come sei arrivato a giocare a calcio?
Il mio campo da calcio era in piazza San Michele a Lucca.
Da bambino passavo le giornate a correre dietro un pallone con i miei amichetti fino a che
non sentivo le urla dei miei genitori. I miei genitori avevano un negozio di frutta e verdura
dentro le mura di Lucca ed io gli davo una mano nel consegnare la frutta e la verdura ai
clienti. Quando c’era bisogno mamma o papà gridavano forte io sentivo l urlo, lasciavo il mio
stadio Bernabeu di piazza San Michele, andavo a fare la consegna e poi tornavo in piazza a
giocare.

E come arrivi alla prima squadra di calcio?
Andai a giocare all atletico Lucca con amici che mi chiamavano ‘nano’ perché ero piccolino
d’altezza e siccome giocavo poco mi stufai e decisi di smettere. In seguito mio nonno mi
convinse a riprendere a giocare sempre nell’atletico Lucca dopo che aveva parlato con il
presidente dell Atleltico Lucca Franco Galli.
Galli aveva detto a mio nonno che ero bravo e che avrei
dovuto continuare col calcio.
L`Atletico Lucca e l’Armando Picchi di Livorno erano le due società toscane con le squadre
più forti della nostra annata e un bel giorno fummo scelti da un osservatore del Toro per fare
un provino con i granata.

Facemmo due stage in toscana ed uno al mitico Filadelfia. A Torino mi accompagnarono i
miei due fratelli maggiori e fu una giornata indimenticabile. Ero cresciuto in altezza quell
anno non ero più il nano dell Atletico Lucca e questo m aiuto’ ad essere scelto, oltre alle
ovvie capacità tecniche in mio possesso.
Al Toro subito mi cambiarono ruolo.
Avevo sempre giocato come centrocampista e loro mi trasformarono in un difensore
centrale.
Per me iniziò un nuovo percorso più adatto alle mie caratteristiche.
Dal 1980 al 1985 ho vissuto nel pensionato della società granata insieme a futuri campioni
ed amici come Antonio Comi, Marco Osio e Marco Rossi.
Ho ricordi molto belli e son rimasto sempre molto legato alla società ed ai miei compagni del
Toro perché in fondo siamo cresciuti insieme ed è stato come stare in famiglia.

Il tuo esordio in serie A ?
Ricordo indelebile con la maglia granata.
Era l’undici Novembre 1983 la partita era Torino contro Lazio ed il risultato fu a nostro favore
per quattro reti a zero.
L’ allenatore era Eugenio Bersellini al quale sarò sempre grato.
Era un Toro molto forte con gente come Zaccarelli ,Dossena e Terraneo per citarne alcuni.
Il mister si girò verso la panchina e mi disse di iniziare a scaldarmi che sarei entrato nel
breve.
Giornata memorabile mi piace sempre ricordare che in tribuna c’era la mia futura moglie a
vedermi.
Per me la sua presenza fu molto importante.

L’ allenatore più importante per te nella tua carriera?
Ne ho avuti tanti bravi ai quali posso solo dire grazie ma se devo citarne uno dico: Eugenio
“Neno” Fascetti.
Il mister Viareggino mi ha letteralmente svoltato la carriera e mi ha fatto diventare calciatore
a tutti gli effetti.
Campionato 1986-1987 eravamo in serie B e con Fascetti abbiamo vinto il campionato
davanti al Pisa e siamo tornati nella massima serie.
Il mister mi è sempre piaciuto per la sua schiettezza.
Uomo vero diceva in faccia cosa aveva da dirti, non era certo diplomatico ma se aveva
qualcosa da dirti te lo veniva a dire lui non ti arrivava da nessun altro.
In una giornata di campionato il Toro battè il Pescara per sette a zero in casa.
Io ero in panchina appena finisce la partita Fascetti venne da me in panchina e mi disse :”
dalla prossima giochi te “e fu veramente di parole tant’è che da quel giorno in avanti non
uscii più dai titolari.

Hai giocato contro campioni pazzeschi nella tua carriera. Il più forte incontrato?
Il più forte di tutti è stato Diego Armando Maradona.
Anche se non lo marcavo direttamente gli ho visto fare cose pazzesche ,era letteralmente un
genio.
Contro di lui il problema era che le punte che marcavo io giocavano sempre girati verso la
porta e non di spalle.
Era un problema perchè a noi difensori le punte già girate ci rubavano quell’attimo dove noi
difensori potevamo intervenire.
Questo accadeva perché le punte avevano in chiaro che gli bastava correre verso la porta
avversaria che la palla gli sarebbe arrivata sui piedi in maniera millimetrica grazie alle qualità
magiche di Diego Maradona.
Un altro fortissimo è stato Marco Van Basten l’ olandese del Milan.
Giocatore elegantissimo e di una tecnica fuori categoria.
Lui l’ho provato a marcare ma era un’impresa titanica riuscire a limitarlo.
Van Basten come Maradona erano campioni soprattutto in campo, nei loro comportamenti, mi
piace sempre ricordarlo soprattutto a chi non ha avuto la fortuna di vederli giocare.

E tra i giocatori con cui hai giocato?
Tantissimi per esempio l’argentino Claudio Caniggia.
Alla Roma l’ho avuto come compagno di squadra.
Era caratterialmente introverso e partecipava poco alla vita di spogliatoio.
Tecnicamente non era fortissimo ma aveva una gamba impressionante.
Quando facevamo le ripetute in salita dava dieci metri a tutti.
Il soprannome “Il figlio del vento” si addiceva totalmente all’argentino.
Mai visto uno dotato cosi’.
Con le sue qualità fisiche abbinate al genio di Maradona la nazionale argentina non a caso
per anni ha furoreggiato in giro per il mondo.

Due compagni di squadra importanti nel tuo percorso professionale da giocatore?
Andrea Pazzagli ed Antonio Comi.
Con Comi abbiamo avuto un percorso in comune ed ancora oggi siamo amici e ci
frequentiamo quando possiamo.

Andrea Pazzagli è stato un compagno di squadra splendido che ho avuto sia alla Roma che
ad Ascoli.
Andrea era un portiere che trasmetteva una positività ed un’allegria unica.
La sua prematura scomparsa è dolorosa ancora oggi lo ricordo sempre con tantissimo
affetto.

Il tuo post calciatore è stato nelle scuole calcio..
Nel 2001 ho iniziato a Chieri dove stavo terminando la mia carriera da calciatore iniziando
ad allenare i bambini di dieci anni.
A Chieri in quella stagione c ‘era Antonio Comi come responsabile del settore giovanile e
seguii il suo consiglio di iniziare a prendere una squadra di bambini .
In seguito sempre a Chieri sono diventato responsabile attività di base seguendo i bambini
dai sei ai dodici anni.
Ho continuato il mio percorso al Toro e sono molto fiero di questo percorso fatto.
Avevo iniziato un po ‘per gioco poi però ho capito la responsabilità educativa in supporto
delle famiglie che restano prioritarie sempre sui loro bambini.
Questa esperienza di crescita mi ha sempre più appassionato e mi ha dato la possibilità di
trasmettere i valori tecnici ed umani che il Filadelfia mi ha trasferito attraverso maestri come
Vatta ,Marchetto,Naretto,Dalla Riva.
Tengo a precisare i valori di vita prima che di calcio.
