Azione nell’area del Genoa durante Genoa-Napoli 0-2, con il contatto tra Kevin De Bruyne e Vásquez prima del gol

Il contatto tra Kevin De Bruyne e Vásquez precede il gol che decide Genoa-Napoli 0-2 e alimenta il dubbio sul fallo valutato da Di Bello.

Genoa-Napoli 0-2 e il fallo sul gol di De Bruyne

Diego Lopez sceglie le parole che Daniele De Rossi, invece, evita. Il direttore del Genoa parla di una spinta su Vásquez e ricorda che il club aveva già avuto problemi con Di Bello. L’allenatore rossoblù, al contrario, non entra nella polemica arbitrale. Una scelta intelligente, perché la partita va analizzata anche oltre l’episodio.

Ma l’episodio resta.

Anche perché durante la trasmissione di Sky il giudizio sembrava muoversi su due binari: possibilista davanti alle immagini e ad Allegri, quasi certo direi, poi decisamente più netto nel momento in cui Lopez ha parlato del contatto, fino a considerarlo senza grandi esitazioni un fallo.

E allora la domanda è semplice: perché cambiare lettura?

La designazione di Di Bello era nota da giorni, così come il precedente Genoa-Napoli del febbraio scorso, quando il direttore di gara brindisino era al VAR e intervenne sul rigore assegnato al Napoli per il contatto Cornet-Vergara. In quell’occasione Dino Tommasi, a Open VAR, definì quell’intervento un errore valutativo e spiegò che non c’era fallo.

Questa volta Di Bello era in campo. Il VAR era Meraviglia. E il gol di Kevin De Bruyne è arrivato dopo un contatto tra il belga e Vásquez che il Genoa considera irregolare. Lopez non ha usato troppi giri di parole: “Tutta l’Italia ha visto cosa è successo”.

La questione, però, non è stabilire che il Napoli non meritasse di vincere. È un’altra.Senza quel gol, il Napoli avrebbe trovato comunque il modo di vincere?

Fino all’82’ la risposta non era affatto scontata.
Il Genoa aveva infatti preparato bene la partita. De Rossi ha riproposto una struttura a tre dietro, con Norton-Cuffy ed Ellertsson chiamati ad allungare il campo e Baldanzi libero di muoversi alle spalle di Vitinha e Colombo. Una soluzione che ha permesso ai rossoblù di difendersi con una linea abbastanza compatta e di cercare rapidamente la profondità.

I numeri

Il Napoli ha avuto più possesso, 54,4%, contro il 45,6% del Genoa, e ha prodotto più conclusioni, 13 contro 11. Ma il dato più interessante arriva dai tiri nello specchio: 4-2 per gli azzurri. I corner sono stati 5-5.
Numeri che raccontano una partita molto meno dominata dal Napoli di quanto suggerisca il risultato.

La mossa tattica: svolta con contributo…

Allegri ha avuto bisogno della panchina. E qui emerge la differenza strutturale tra le due rose.
De Bruyne è entrato e ha cambiato la partita. Vergara ha fatto altrettanto. Il belga ha trovato l’1-0 all’82’, dopo lo scambio con Vergara, poi ha partecipato anche all’azione del raddoppio, realizzato dallo stesso Vergara all’87’.

Il Napoli ha quindi vinto perché nel finale ha messo in campo qualità superiore complice un calo del Grifone. Questo è un merito e va riconosciuto.
Ma il modo in cui è arrivato il primo gol rende impossibile ignorare l’altra parte della storia. Il Genoa, fino a quel momento, aveva tenuto il Napoli dentro una partita sporca, fisica, magari anche poco spettacolare. Ma soprattutto aveva limitato la qualità delle occasioni concesse. E quindi? Avrebbero segnato in modo diverso, pulito?

Il problema rossoblù resta invece davanti.

Undici tiri sono un dato rispettabile. Due nello specchio molto meno. È la fotografia più semplice del problema che De Rossi deve risolvere: il Genoa riesce a costruire una partita competitiva, ma fatica a trasformare la produzione offensiva in occasioni realmente pericolose.

Colombo continua a essere atteso.
La sensazione è che il Genoa stia aspettando il centravanti che possa dare peso, profondità e soprattutto gol. Il problema è che, a forza di aspettarlo, prima o poi qualcuno dovrà chiedersi se arriverà davvero da Colombo oppure da qualcun altro.

Una possibile soluzione

Intanto arriva Milutin Osmajic. L’operazione dal Preston è definita sulla base di circa 3,5 milioni di euro più bonus, con il montenegrino atteso a Genova per visite mediche e firma. È un attaccante che attacca la profondità, può giocare da centravanti o esterno e porta fisicità.
E cattiveria, quella certamente non dovrebbe mancargli.
Diciamo che il Genoa ha scelto un profilo con un curriculum caratteriale piuttosto vivace. In Inghilterra Osmajic ha avuto anche problemi disciplinari, quindi sul capitolo “cattiveria agonistica” il margine di dubbio sembra ridotto.

La prestazione dei singoli

Sul campo, però, contro il Napoli la nota migliore arriva dalla difesa.
Ostigard è stato probabilmente il migliore del Genoa fino all’infortunio. Ha giocato con aggressività, ha letto bene le situazioni e ha dato solidità alla linea a tre. Il problema fisico lo ha costretto a uscire al 66’, con Otoa al suo posto.
E la sua uscita si è fatta sentire.
Vásquez ha avuto una partita più complicata, anche perché proprio il contatto con De Bruyne è diventato l’episodio centrale della serata. Marcandalli ha alternato buone letture a qualche difficoltà nella gestione della profondità.
Norton-Cuffy è partito con energia, ma nella ripresa ha perso brillantezza. Il suo calcio resta molto legato alla progressione e alla capacità di attaccare lo spazio. Quando la condizione cala, però, diminuisce anche l’efficacia delle sue iniziative. È un aspetto che De Rossi dovrà gestire, soprattutto contro squadre capaci di costringere gli esterni a lavorare per novanta minuti.
Baldanzi merita invece una valutazione positiva: non ha avuto sempre continuità, ma ha dato qualità tra le linee e ha rappresentato una delle poche fonti rossoblù capaci di ricevere in zone interessanti e girarsi verso la porta. In una squadra che ha ancora poca produzione offensiva, questo tipo di giocatore diventa fondamentale.

E poi c’è Vitinha.
Troppo spesso finisce nel mirino quando il Genoa non segna. Contro il Napoli ha mostrato invece perché continui a meritare fiducia. Ha lavorato, ha cercato profondità, ha partecipato alla pressione e ha provato a legare i reparti. Non è stato decisivo negli ultimi metri, ma nemmeno il problema principale del Genoa.
Anzi.
Se il Genoa vuole migliorare la propria capacità di attaccare, Vitinha può essere parte della soluzione. A patto che davanti abbia finalmente qualcuno capace di trasformare il lavoro della squadra in gol.

Il Napoli, invece, ha fatto quello che fanno le squadre costruite per vincere.
Ha aspettato.
Ha sofferto.
Ha cambiato uomini.

E nel momento decisivo ha tirato fuori De Bruyne e Vergara.

Allegri può quindi portarsi a casa tre punti pesanti e una certezza: la qualità della rosa gli permette di cambiare una partita anche senza dominarla per novanta minuti.
De Rossi può portarsi a casa una valutazione diversa: il Genoa ha una struttura che regge anche contro una squadra superiore, ma deve aumentare la qualità negli ultimi venti metri.

Perché il Genoa è rimasto in partita fino all’82’.
E senza quel fallo o presunto fallo, sul gol di De Bruyne, non sapremo mai se il Napoli avrebbe comunque trovato la strada per vincerla.

Lo sappiamo invece con certezza: il Genoa ha perso 0-2, ma non ha perso perché il Napoli lo ha schiacciato per novanta minuti.
Ha perso perché nei dettagli finali il Napoli ha avuto più qualità.
E perché, quando una partita resta in equilibrio fino all’82’, basta un episodio per cambiare tutto.
Questa volta l’episodio ha avuto anche un arbitro di nome Di Bello.
Una coincidenza che, a Genova, difficilmente passerà inosservata.

Valentina Jannacone 

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