Kevin De Bruyne contrasta Johan Vasquez durante Genoa-Napoli, episodio al centro della discussione sul gol da annullare

Kevin De Bruyne contrasta Johan Vasquez nell’azione del gol di Genoa-Napoli, episodio analizzato alla luce della Regola 12 e del contatto in area.

Il caso non è chiuso dalla frase “l’AIA conferma”. Anzi, proprio da lì bisogna partire con precisione: al momento non risulta una nota ufficiale pubblicata dall’AIA sul proprio sito, ma un orientamento della commissione arbitrale riportato da Sky Sport, secondo cui la decisione di Marco Di Bello in Genoa-Napoli sarebbe stata corretta o comunque sostenibile. È una differenza importante. Perché una cosa è il comunicato ufficiale, un’altra è il parere filtrato. E soprattutto una cosa è la soglia d’intervento del VAR, un’altra è la valutazione tecnica dell’episodio. Sul piano regolamentare, il gol di Kevin De Bruyne andava annullato.

Genoa-Napoli si è sbloccata all’82’: De Bruyne ha lottato su un pallone con Johan Vasquez e ha poi battuto Bijlow, indirizzando una partita che fino a quel momento il Genoa aveva tenuto viva, ordinata, feroce nella pressione e dignitosissima per qualità di opposizione. La Lega Serie A, nella propria cronaca, parla di De Bruyne che “lotta su un pallone con Vasquez” prima di segnare. Sky, invece, nel ricostruire la polemica arbitrale, definisce l’episodio come una spinta sulla schiena del difensore genoano, poi derubricata dai vertici arbitrali a contatto di gioco o “taglio di traiettoria”.

Ed è qui che si apre il punto vero. Non basta dire: “In Europa si lascia correre”. Il regolamento non dice che il contatto fisico è sempre ammesso. Il regolamento dice quando lo è.

Cosa dice la Regola 12: spinta, carica e contatto negligente

La Regola 12 IFAB stabilisce che un calcio di punizione diretto viene assegnato quando un calciatore carica, spinge, contrasta o entra in contatto con un avversario in modo negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata. Aggiunge anche una definizione decisiva: “careless”, cioè negligente, è l’azione compiuta senza attenzione, senza considerazione per l’avversario o senza la necessaria precauzione. Se l’infrazione comporta contatto, la ripresa corretta è calcio di punizione diretto.

La stessa Regola 12 distingue anche l’impedire la progressione dell’avversario con contatto, punibile con calcio di punizione diretto, dall’ostruzione senza contatto, che porta invece al calcio di punizione indiretto. In questo caso il contatto c’è, è sul corpo di Vasquez, ed è funzionale a togliere al difensore posizione e possibilità di contendere il pallone.

Il punto non è se De Bruyne voglia “fare male”. Non serve dolo. Non serve cattiveria. Non serve una spinta teatrale a due mani. Nel calcio, il fallo può essere anche soltanto una carica o una spinta negligente, quando il giocatore non disputa il pallone in modo leale ma usa il corpo per spostare l’avversario fuori dalla linea d’intervento.

Qui Vasquez è tra De Bruyne e la porta. Il belga non entra in un contrasto spalla contro spalla, con pallone giocabile per entrambi e braccia aderenti al corpo. De Bruyne arriva alle spalle o comunque in posizione posteriore-laterale, entra sul corpo del difensore e lo sbilancia nel momento decisivo. Non è un contatto di massa, non è un urto inevitabile tra due traiettorie equivalenti. È un contatto che produce un vantaggio tecnico immediato: Vasquez cade o perde l’assetto, De Bruyne resta in piedi e segna.

E il regolamento, qui, non chiede poesia. Chiede una domanda semplice: il contatto è lecito oppure procura un vantaggio falloso? La risposta, per lettura tecnica, è la seconda.

La carica regolare non è questa

L’IFAB chiarisce anche quando il contatto fisico può essere considerato regolare: due giocatori possono caricarsi legalmente se il pallone è a distanza di gioco, se usano spalle e parte alta delle braccia tenute vicino al corpo, se il contatto è laterale, se non è negligente, imprudente o eccessivo. Questo è il corpo a corpo consentito dal calcio. Roba antica, nobile, da erba vera e maglie tirate di sudore. Ma non tutto ciò che è fisico è automaticamente calcio inglese.

De Bruyne-Vasquez non rientra bene in quel modello. Non è un duello laterale pulito. Non è un normale schermare il pallone. Non è una carica in cui entrambi hanno pari possibilità di giocare. È un contatto sulla schiena o comunque sulla parte posteriore del difensore, in area, nel momento esatto in cui Vasquez deve difendere porta e pallone. Se quel contatto gli toglie equilibrio e linea d’intervento, siamo dentro la Regola 12.

Chi sostiene il “play on” porta un argomento: Vasquez taglia la traiettoria e De Bruyne gli finisce addosso. È l’interpretazione attribuita da Sky alla commissione arbitrale. Ma anche accettando l’esistenza del taglio di Vasquez, resta il tema successivo: De Bruyne può andare attraverso il corpo del difensore per liberarsi al tiro? No. Se il difensore prende posizione e l’attaccante lo sposta da dietro, il fatto che il difensore sia “sulla traiettoria” non rende automaticamente lecito il contatto. Altrimenti ogni marcatura interna diventerebbe punibile al contrario: basterebbe arrivare forte alle spalle e chiamarla collisione.

VAR: il nodo del “chiaro ed evidente errore”

C’è poi il secondo livello, quello del VAR. Anche qui il regolamento è limpido. Il protocollo IFAB prevede che il VAR controlli automaticamente ogni gol e possa rivedere la fase d’attacco che ha portato direttamente alla rete, compreso il modo in cui la squadra in attacco ha guadagnato possesso o vantaggio. Il VAR, però, interviene solo in caso di “chiaro ed evidente errore” o episodio grave non visto.

UEFA, nella propria sezione didattica “Clear Line”, spiega lo stesso principio: un fallo della squadra attaccante nella fase di possesso offensivo può cancellare ciò che segue; il VAR deve raccomandare l’annullamento di un gol quando l’arbitro ha mancato un chiaro fallo offensivo nella APP, cioè nella fase di possesso d’attacco. Allo stesso tempo, UEFA precisa che i giudizi di intensità restano in capo all’arbitro se le immagini non danno evidenza chiara.

Ecco il margine dentro cui si è rifugiata la decisione: non “non è fallo”, ma “non abbastanza chiaro per mandare l’arbitro al monitor”. È un’impostazione possibile sul piano del protocollo, ma non esaurisce la valutazione tecnica. Perché se dalle immagini il contatto mostra spinta, sbilanciamento, vantaggio immediato e finalizzazione diretta, allora il VAR non può diventare un notaio del fischio mancato. Deve aiutare l’arbitro a correggere l’errore.

La sensazione più fastidiosa è proprio questa: se Di Bello avesse fischiato subito fallo, nessuno avrebbe potuto parlare di errore grave. Sky riporta che anche secondo la commissione, se l’arbitro avesse concesso punizione al Genoa, non sarebbe stato un grave errore perché l’episodio è interpretabile. Ma allora la domanda diventa inevitabile: se entrambe le decisioni vengono considerate sostenibili, perché quella che produce un gol decisivo dopo una spinta sulla schiena deve diventare la “migliore”?

I precedenti: quando la spinta dell’attaccante cancella il gol

Non siamo davanti a un territorio inesplorato. In Serie A ci sono precedenti chiari in cui una spinta dell’attaccante, anche nella parte alta del corpo, ha portato all’annullamento del gol.

Il caso Kalinic in Roma-Cagliari del 2019 è un riferimento utile: rete inizialmente convalidata, poi annullata dopo la segnalazione dell’assistente per la spinta dell’attaccante su Pisacane, con il VAR a supportare la decisione di campo. Sky ricostruì l’episodio sottolineando che l’assistente comunicò all’arbitro Massa la natura fallosa della spinta.

Altro caso: Udinese-Juventus 2024/25, gol annullato a Keinan Davis. Eurosport scrisse che c’era la mano sulla schiena di Davis a disorientare Gatti; l’arbitro Abisso annullò subito la rete per spinta. Lì si può discutere sull’intensità, come sempre accade in area, ma il principio è lo stesso: se l’attaccante usa il contatto sulla schiena per alterare la giocata del difensore, il gol non sta in piedi.

Ancora più vicino come logica è Juventus-Fiorentina, episodio McKennie-Gosens analizzato a Open VAR: il gol viene annullato perché McKennie, con una spinta col gomito sulla schiena di Gosens, gli impedisce di staccare e giocare il pallone. La spiegazione riportata è chirurgica: non si tratta di leggero appoggio in una contesa aerea, ma di un gesto che toglie tempo e possibilità di giocata all’avversario. Cambia la dinamica, non il principio.

Esiste anche il precedente opposto, spesso usato per difendere il non intervento del VAR: Lautaro in Fiorentina-Inter 2024. Repubblica spiegò che il VAR non intervenne perché, sulle spinte nella parte superiore del corpo, non era possibile stabilire con certezza l’intensità del contatto. Ma proprio quel precedente aiuta a capire il discrimine: se l’intensità non è leggibile, il VAR resta fuori; se il contatto toglie chiaramente equilibrio, spazio e giocata, il VAR deve portare l’arbitro al monitor.

Perché il gol di De Bruyne andava tolto

Ricapitoliamo senza tifo e senza fumo.

Primo: Vasquez è in posizione difensiva utile, tra De Bruyne e la porta.

Secondo: De Bruyne entra sul corpo del difensore, non in un duello laterale pulito.

Terzo: il contatto non è marginale, perché consente all’attaccante di liberarsi immediatamente per calciare.

Quarto: l’azione non prosegue per venti secondi, non cambia fase, non si ricompone. Il gol nasce direttamente da quel contatto.

Quinto: la Regola 12 punisce spinte, cariche e contrasti negligenti con calcio di punizione diretto; il protocollo VAR consente la revisione di un fallo offensivo nella fase d’attacco che porta al gol.

Da qui la conclusione: il gol era da annullare e la ripresa corretta sarebbe stata calcio di punizione diretto per il Genoa.

Poi si può discutere della soglia del VAR, della “linea europea”, della volontà di lasciare più contatti, della necessità di non spezzettare il gioco. Tutto legittimo. Ma il calcio fisico non è il calcio in cui chi arriva dietro può spostare chi ha preso posizione. Lasciar giocare non significa lasciar passare tutto. Altrimenti il regolamento diventa un elastico: si allunga quando conviene alla narrazione e si accorcia quando serve giustificare la decisione già presa.

Il Genoa non chiede un calcio senza contatto. Il Genoa, almeno in questo episodio, chiede una cosa più semplice: che una spinta decisiva prima di un gol venga giudicata per ciò che produce. E ciò che produce è evidente: toglie a Vasquez la possibilità di difendere e consegna a De Bruyne la porta.

Il resto è discussione. Il regolamento, letto bene, porta da un’altra parte.

 

Valentina Jannacone

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