Messias in azione su campo verde in uno stadio gremito: riflessi gialli delle pubblicità e atmosfera da Ferraris con i colori rossoblù.

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Il Genoa è una signora con cuore, grinta e carattere infiniti.

Ora la salvezza è più vicina e con uno scalpo come la Roma il prestigio di mister De Rossi cresce a dismisura.

DDR contro Gasp. Basterebbe questo per giustificare le grandi emozioni che una partita così porta in un Ferraris gremito, pronto a gustarsi uno spettacolo che però, all’inizio, non si vede proprio. I due allenatori sono autentiche leggende delle rispettive squadre avversarie e optano per schieramenti un po’ forzati dalla necessità ma anche dalla voglia di sorprendersi e sorprendere.

Quello che ci riesce più di tutti è certamente De Rossi che lascia in panchina addirittura Norton Cuffy, Malinovskyi, Colombo e Vitinha per dare vita al duo Ekhator-Ekuban in avanti, supportato da Messias largo a destra. Sulla mediana c’è¢ Masini a fare legna assieme a Frendrup, mentre Sabelli bada al lato mancino dove affronta il duo Rensch-Pellegrini, certamente i più attivi dei giallorossi nella prima frazione.

Gasperini invece rinuncia a Cristante e butta nella mischia il giovane ex Venturino, scambiato a gennaio con Baldanzi che però è fragile come un cristallo e non è neppure tra i convocati rossoblu.

La gara è bruttina. Tolti i duelli rusticani Ndicka-Ekhator in area romanista e Ostigard-Malen in quella genoana, non si ravvisano situazioni degne di interesse. La Roma palleggia meglio e prende spesso l’iniziativa con Konè che troneggia con la sua stazza fisica in mezzo al campo, ma il Grifone ha tanta “garra” (anche troppa a volte) e il pressing riesce quasi sempre a non far giocare liscio gli uomini di Gasp, pericolosi solo in un paio di circostanze con due spunti di Malen, sempre velenoso quelle poche volte che ha la palla tra i piedi.

Il bomber romanista riesce a pure prendersi una spettacolare ammonizione per aver attentato alla testa di Ostigard con una bella rovesciata in piena area. Il difensore norvegese resta un po’ malconcio a terra ma per fortuna riesce a riprendersi.

L’unico vero brivido? Proprio sul finire di primo tempo: pennellata da sinistra di Messias e gran girata volante di Ekuban a sfiorare la traversa a centro area. Sarebbe stato un gol capolavoro, ma il tempo si chiude con un nulla di fatto.

Nella ripresa Gasperini toglie subito Venturino per Cristante, ma capitola cinque minuti più tardi: Ellertsson si fa atterrare da Pellegrini appena dentro l’area e l’arbitro non ha dubbi per il rigore. Messias trasforma spiazzando Svilar per l’1-0, scatenando la gioia generale.

La Roma sembra in barca ed Ekuban sfiora pure il bis, ma l’entusiasmo genoano si smorza tre minuti dopo con una mischia su angolo risolta da una zuccata di Ndicka che beffa Bijlow in pallonetto, perde una scarpa e va pure ad esultare sarcastico sotto una Nord imbufalita.

L’1-1 risolleva i giallorossi che avrebbero in Malen un arma davvero letale, se innescata a dovere: infatti il bomber raddoppia immediatamente con un perfido rasoterra a fil di palo ma l’arbitro annulla per fuorigioco e il Grifo tira un respiro di sollievo.

Ora la gara è davvero un’altra cosa. Esce un frastornato Pellegrini per El Aynaoui, risponde subito De Rossi con Malinovskyi e Colombo per Messias ed Ekhator e successivamente entra anche Vitinha.

Sarà proprio lui l’eroe della serata, grazie anche a una fantastica accelerazione di Masini che all’80’ gli fornisce un assist al bacio per il 2-1 a porta vuota.

Nella bolgia infernale di Marassi c’è ancora tempo per il solito Malen che va vicino al pari all’ultimo minuto (provvidenziale Vasquez a salvare in angolo) prima che Svilar “smiracoli” su Malinovskyi a tempo scaduto.

E dopo un recupero tendente all’infinito può finalmente esplodere la festa del Grifone con annesso carosello di airone metorini per le strade della città. Un 8 marzo davvero indimenticabile. Perchè a quota 30 è proprio tutta un’altra cosa.

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